‘Ndrangheta a Verona, il procuratore Cherchi: “Contatti pericolosi tra politica e criminalità organizzata”

Ndrangheta a Verona, il procuratore Cherchi: “Contatti pericolosi tra politica e criminalità organizzata”

Sono durate oltre due anni le indagini che hanno portato oggi le squadre mobili di Verona e Venezia a indagare 26 persone (di cui 17 destinatari di custodia cautelare in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 3 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, estorsione, trasferimento fraudolento di beni, emissione di false fatturazioni per operazioni inesistenti, truffa, corruzione e turbata liberta’ degli incanti, talora aggravati da modalita’ mafiose. Sequestrati ben per 15 milioni di euro.

“Per la prima volta la criminalita’ organizzata tocca il territorio veronese, dopo Eraclea e Padova – spiega il procuratore distrettuale antimafia, Bruno Cherchi – le ipotesi che avevamo fatto in passato sulla criminalita’ organizzata stanno dando riscontri su una situazione che deve essere attentamente considerata. Si tratta di un segnale che dovrebbe allarmare la societa’ civile per la pericolosita’ dei contatti tra amministrazione e politica e criminalita’ organizzata”. Le indagini hanno dimostrato che gli indagati, legati alla ‘Ndrangheta calabrese, della cosca Arena-Nicoscia avevano avuto contatti importanti con la societa’ pubblica di gestione dei rifiuti Amia di Verona. Il direttore centrale dell’Anticrimine, Francesco Messina, parlando con i giornalisti in un incontro al Palazzo di Giustizia di Venezia, precisa che le indagini hanno portato oggi alla contestazione del 416 bis a carico di 16 persone. E’ emerso, inoltre, che il gruppo ‘ndranghetista smantellato oggi nel veronese e proveniente da Isola Capo Rizzuto (Crotone) faceva capo a Antonio Giardino, insediatosi nel territorio veronese gia’ alla fine degli anni ’80. “L’apparato mafioso non ha alcun interesse a manifestare la sua violenza nel Nord Italia – spiega – ma ha interesse ad avvicinare politici, imprenditori e per circa un ventennio nel veronese e’ avvenuto. L’apparato militare qui non e’ cosi’ forte. L’agire mafioso in Nord Italia punta a creare un reticolo di rapporti fortissimi anche con la pubblica amministrazione, a partire dalla corruzione ma non solo, e non manifesta se non in specifici settori il suo comportamento militare”.

4 Giugno 2020

fonte:http://www.ildispaccio.it/

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Ndrangheta a Verona, le intercettazioni: “Col tirapugni? Lo ammazzi”

“‘Io ho anche il tirapugni…’ ‘Con ll tirapugni ? lo ammazzi, …io ho paura che che con il tirapugni lo ammazzi”.. ‘Pensaci, non e’ che gli devo dire ‘scusa viene un attimo?’. Si gira e ”bam'”!. Sono stralci di alcune delle conversazioni intercettate tra gli indagati che compaiono nelle carte dell’inchiesta per associazione mafiosa a Verona. Due di loro – uno e’ Nicola Toffanin, ritenuto il braccio destro del boss Giardino -, parla anche dell’uso del taser: “quello li’ per rompere i legamenti e’ micidiale”.

La conversazione intercettata tra i due sull’uso del taser prosegue con altri particolari,:”‘Tu puoi essere anche a tre metri – prosegue uno dei due – io mi abbasso, mi metto sotto e ‘”bam”, e lui va giu’, ai legamenti…”. Sempre a testimonianza di come l’organizzazione sia abituata ai metodi violenti, c’e’ anche un altro passaggio dei dialogo tra i due uomini: “‘… ‘se c’e’ da rompergli le gambe con due calci, si spaccano le gambe…’.”. “‘No – risponde l’altro – o dio, rompi qualcosa, tu lo sai benissimo che… sono quaranta giorni di ospedale'”.

4 Giugno 2020

fonte:http://www.ildispaccio.it/

 

 


 

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