Narcotraffico con il Sud America: chiesti oltre 350 anni di carcere sulle cosche Bellocco e Gallace

Narcotraffico con il Sud America: chiesti oltre 350 anni di carcere sulle cosche Bellocco e Gallace

16 Febbraio 2021

di Claudio Cordova – Il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Francesco Ponzetta, ha chiesto la condanna di tutti gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato nell’ambito del maxiprocesso “Magma”, scaturito dall’indagine che, alla fine del 2019, ha stroncato il traffico di droga messo in piedi dalla potente cosca Bellocco di Rosarno, attiva anche nel Lazio, lungo il litorale romano, nei territori di Anzio, Ardea, Nettuno, grazie all’influenza della famiglia Gallace, che in quei luoghi agisce pressochè indisturbata, anche grazie a connivenze con il tessuto sociale e politico. Il blitz, che portò decine di persone in manette, fu eseguito dal Goa, dallo Scico e dal nucleo di polizia finanziaria delle Fiamme Gialle della Guardia di Finanza. Le investigazioni, coordinate dal procuratore aggiunto Gaetano Paci, avrebbero di dimostrato come i Bellocco, uno dei casati storici della ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria, avessero ormai internazionalizzato le loro attività criminali grazie ad una forte capacità di relazione con altre cosche di ‘Ndrangheta, come i Morabito e i Mollica di Africo, con cui avevano posto solide basi nell’area platense, tra Buenos Aires e Montevideo, da dove coordinavano l’acquisto e la spedizione di quintali di cocaina verso l’Italia e l’Europa. L’area platense, quella prospiciente al Rio della Plata su cui si affacciano quasi dirimpettaie Buenos Aires e Montevideo, capitale dell’Uruguay è diventata da tempo una zona su cui si sono installati vari gruppi di ‘Ndrangheta che coordinano i rapporti con i narcos di Colombia, Bolivia e altri paesi Centroamericani.

A organizzare e tenere i contatti con i membri della cosca, Francesco Morano, che avrebbe svolto la funzione di collettore delle somme di denaro investite nell’importazione della sostanza stupefacente, occupandosi del recupero della droga dal Sudamerica. E’ proprio Morano a coordinarsi con Mario e Domenico Bellocco ed è proprio Morano a impartire le direttive a Carmelo Aglioti per l’organizzazione di un viaggio in Argentina per garantire gli interessi dell’associazione. Insieme ad un altro membro dell’associazione, Alessandro Fonti, Morano organizza un’importazione di droga dal Costarica e un acquisto di 100 chili di droga da uno Stato straniero rimasto ignoto. L’indagine prese avvio dopo il sequestro di 385 chili di cocaina rinvenuti in mare al largo di Gioia Tauro. Da quell’episodio la Guardia di finanza ha ricostruito la rete dei Bellocco che avevano da tempo ormai loro referenti in Sudamerica, i quale avrebbero avuto un ruolo anche nella fuga di Rocco Morabito ‘u tamunga’, arrestato a Montevideo e in attesa di essere estradato, ma poi riuscito ad evadere dalle carceri uruguaiane. Tale episodio sarebbe sintomatico della forza e dell’affidabilità dei Bellocco, che erano anche riusciti ad inserirsi tra i ‘colletti bianchi’ del Tribunale di Buenos Aires, riuscendo ad ottenere informazioni riservate su inchieste a loro carico. I Bellocco non si interessavano soltanto di importazione di cocaina dal Sudamerica, ma destinavano alcuni loro membri all’effettuazione di rapine agli uffici postali per autofinanziarsi. Il pm Ponzetta ha invocato oltre 350 anni di carcere complessivi, in un giorno simbolico per la famiglia Bellocco: il 16 febbraio del 2005, infatti, dopo essere sfuggito alla giustizia per oltre 9 anni, fu catturato il latitante Gregorio Bellocco, storico capoclan. Nelle carte d’indagine dell’inchiesta “Pettirosso”, è possibile leggere anche un componimento in cui il protagonista è proprio il boss Gregorio Bellocco. Un esempio classico, che testimonia come i capi e i semplici affiliati si sentano, effettivamente, sotto l’ala protettrice di Dio, anche nell’eterna lotta contro magistratura e forze dell’ordine. In questo caso, la canzone è il racconto di una fuga, avvenuta nel 2003, allorquando i carabinieri fanno irruzione in un bunker situato ad Anoia, in provincia di Reggio Calabria: cercano proprio Gregorio Bellocco, che, però, riesce a fuggire in maniera rocambolesca. I particolari, fisici ed emotivi, della fuga, con tanto di evocazioni al Cielo, vengono cristallizzati in “Circondatu”. Tra le richieste formulate dal pm Ponzetta spiccano i 20 anni richiesti per il giovane Umberto Bellocco, al pari di Francesco Corrao e Alessandro Fonti. Identica richiesta per Morano. 19 anni e 8 mesi la richiesta per Bruno Gallace. Ecco il dettaglio: · Carmelo Aglioti 18 anni · Domenico Bellocco classe 1976 20 anni · Domenico Bellocco classe 1980 16 anni · Umberto Bellocco classe 1991 20 anni · Salvatore Celini 6 anni e 4 mesi · Francesco Corrao 20 anni · Marco Fiori 20 anni · Alessandro Fonti 20 anni · Francesco Fortini 8 anni · Bruno Gallace 19 anni e 8 mesi · Vincenzo Gallizzi 14 anni · Vincenzo Italiano 20 anni · Francesco Antonio Loiacono 8 anni e 6 mesi · Pasquale Loiacono 8 anni e 6 mesi · Antonio Loprete 16 anni · Giuseppe Loprete 10 anni e 8 mesi · Nicola Marinelli 7 anni · Natale Martorano 6 anni e 8 mesi · Simone Massidda 12 anni e 8 mesi · Domenico Mercuri 20 anni · Francesco Morano 20 anni · Caterina Mosciatti 7 anni e 10 mesi · Antonio Orani 10 anni · Vincenzo Pellegrino 4 anni · Vincenzo Pesce 6 anni · Giuseppe Pirrotta 2 anni 8 mesi e 10 giorni · Antonio Pronestì 1 anno · Domenico Scandinaro 12 anni · Bujar Sejdinaj 6 anni · Gianluca Straputicari 8 anni e 6 mesi

fonte:https://ildispaccio.it/reggio-calabria/265503-narcotraffico-con-il-sud-america-chiesti-oltre-350-anni-di-carcere-sulle-cosche-bellocco-e-gallace

Archivi