Napoli. Sete e ori nella casa del boss della Vanella: l’album di famiglia è sui social

Il Mattino, Giovedì 12 Maggio 2016

Napoli. Sete e ori nella casa del boss della Vanella: l’album di famiglia è sui social

di Viviana Lanza

A vent’anni era già un capo, a cui dovevano adeguarsi i reggenti delle altre famiglie camorristiche perché il gruppo che capeggiava, la nuova Vanella Grassi, aveva vinto la terza faida a Scampia e si era imposta nel mercato del narcotraffico nell’area a nord di Napoli. Il parco La Quadra, dietro Mianella, è una delle piazze più redditizie e per i soldi che la vendita di droga produce da quelle parti il giovane boss non ha esitato a ordinare di uccidere.
Umberto Accurso, oggi ha quasi ventiquattro anni.

È uno dei giovani capi della nuova camorra di Secondigliano. Non l’ultimo. Perché c’è una regola nel clan della Vanella Grassi: fare il boss non è solo questione di carisma ma anche di sangue. Arrestato un boss se ne fa subito un altro, scelto, come vuole la tradizione del gruppo, nella cerchia dei parenti. Quando Accurso ha iniziato la sua latitanza ha dovuto infatti designare il proprio erede: sarebbe un cugino. Anche Umberto aveva cominciato così la scalata, subentrando a un altro cugino, Antonio Mennetta, ora in carcere, e al fratello Antonio Accurso, che da due anni collabora con la giustizia.

Carisma e spietata lucidità lo hanno tenuto saldo al timone anche quando il clan della Vanella si è dovuto rinnovare, evoluzione di un gruppo che «ha fatto un passo lungo in avanti lungo la strada del male in un delirio di onnipotenza e ordalia di crudeltà» per dirla con le parole del gip che ha firmato uno degli ordini di arresto che da ieri lo tengono in cella.

«Poteva decidere della vita di una persona» dicono di lui gli ex affiliati. E quando il giudici del Tribunale per i minori hanno deciso per i suoi figli, due bambini di appena tre anni e dieci mesi, allontanandoli da Secondigliano e dalla loro casa e vietando anche alla madre di avere contatti con loro se non avesse accettato il programma di protezione, lui, Accurso, avrebbe guidato l’attacco alla caserma di Secondigliano, 26 colpi di kalashnikov per dire che «i figli non si toccano».

Il provvedimento è stato adottato per tutelare i bambini ma nel quartiere il messaggio è arrivato distorto e la storia è diventata social tanto che su Facebook è stata dedicata una pagina alla moglie del boss e ai suoi figli, con tanto di fotografie prese dall’album di famiglia, scatti di vita privata con i piccoli sorridenti sul divano damascato, nel bagno arredato con ori e rasi, e sul letto con drappeggi e sete. Tutto in perfetto stile Gomorra. E corredato da dieci, cento, fino a 1247 «mi piace» per testimoniare solidarietà e rispetto al boss che non viene mai nominato in prima persona.

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