Napoli, processo Moccia al palo scontro pm-giudici

Il Mattino, Giovedì 29 Settembre 2016

Napoli, processo Moccia al palo scontro pm-giudici

di Leandro Del Gaudio

Diventa un caso il processo a carico di Antonio Moccia, l’uomo ritenuto da decenni capo di un sistema criminale di impronta familiare. A far irrigidire gli inquirenti titolari del processo nei confronti del presunto boss, è stata la decisione del giudice della quinta sezione penale di rimettere gli atti al presidente del Tribunale, perché questi possa valutare se ci sono eventuali incompatibilità in relazione a una precedente assoluzione firmata anni fa a carico dello stesso Moccia, ovviamente nell’ambito di un altro processo per fatti di camorra. Una mossa, quella del giudice Serena Corleto, destinata a provocare repliche da parte della Procura che, a questo punto, potrebbe riservarsi di scrivere al presidente Ferrara una nota per manifestare il proprio dissenso. Anche uno dei legali di Antonio Moccia, il penalista Saverio Senese (che difende l’imputato assieme al collega Gennaro Lepre), è pronto a scrivere alla presidenza del Tribunale, per esprimere la propria contrarietà a una eventuale astensione della Corleto: «La difesa chiederà che venga rigettata la richiesta di astensione del magistrato, perché a nostro giudizio non esistono i presupposti, pur apprezzando questo tratto di grande dignità istituzionale da parte del giudice». Ma torniamo ai piani alti della Procura.

Facile immaginare che la decisione del giudice alimenti fibrillazione: c’è clima di grande tensione per un eventuale stop del processo, di fronte alla necessità di individuare un nuovo giudice. Una circostanza che ha reso necessario un confronto serrato tra il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e il pm Ida Teresi, titolare delle principali indagini a carico dei Moccia. Si rivedono i punti cruciali di un processo che ha avuto inizio addirittura il 20 ottobre del 2011 e che ad oggi non è decollato e che rischia di rimanere al palo ancora per qualche mese. Una vicenda che va ricondotta a una istanza di riunione della posizione di Antonio Moccia, a quella di altri imputati di essere esponenti del suo stesso clan. Ma proviamo a ricostruire – archivio alla mano – cosa è accaduto in questi cinque anni e perché per un solo imputato si fa fatica ad entrare nel vivo del capo di imputazione vibrato dalla Procura.
È il 20 ottobre del 2011, quando le carte di Antonio Moccia arrivano dinanzi alla prima sezione penale, in seguito di un giudizio immediato avanzato dalla Dda di Napoli. Un mese dopo, il fascicolo finisce alla quinta sezione, presidente Donzelli, per valutare la riunione con il fascicolo che comprende anche gli altri coimputati, ma arriva il primo colpo di scena: è il due dicembre del 2011, quando il Tribunale decide di non decidere, non si pronuncia sulla riunione, ma accoglie l’eccezione difensiva di nullità del decreto di immediato cautelare. Carte di nuovo in Procura, passa quasi un anno per una nuova richiesta di rinvio a giudizio.

È il 25 gennaio del 2012. In questo periodo, la battaglia in aula riguarda la possibilità di ascoltare un collaboratore di giustizia, che poi – nelle more – venne trovato morto suicida in carcere. Siamo nella fase in cui le carte sono dinanzi al gup Todisco, che si astiene per aver convalidato in passato alcune intercettazioni, fino ad arrivare a un nuovo rinvio a giudizio dove si ripropone la questione della riunione di Moccia agli altri coimputati. L’istanza di riunione viene avanzata dalla Procura dinanzi alla quinta, presidente Donzelli, che a novembre del 2013 rigetta la richiesta di riunione. Il fascicolo finisce in una sorta di limbo, nel senso che resta nella disponibilità della quinta sezione ma non va avanti. Ieri mattina, il presidente Corleto rimette gli atti alla presidenza del Tribunale, per aver assolto Moccia in precedenza per fatti contestati fino al 2002. Insomma, in cinque anni, il processo a un solo imputato (innocente fino a prova contraria) resta laconicamente al palo.

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