Napoli, la rivelazione del pentito: «Così il Vesuvio discarica di clan». CRIMINALI OLTRE CHE IRRESPONSABILI !!!!!! SE DOVESSE DISGRAZIATAMENTE IMPLODERE,NAPOLI,OLTRE CHE DA LAVA E CENERE,VERREBBE SOMMERSA DALLA MUNNEZZA.VIGLIACCHI !!!!!

Il Mattino, Lunedì 13 Febbraio 2017

Napoli, la rivelazione del pentito: «Così il Vesuvio discarica di clan»

di Leandro Del Gaudio

Non solo vecchie discariche alle porte di Napoli e Caserta. Non solo zone desertificate da anni di scempi, ma pezzi di paesaggio tra i più conosciuti (e decantati) al mondo: parliamo del Vesuvio, delle sue cave, insomma di un’area ricca di vegetazione e di colture, che rischia di diventare l’ultima frontiera della famigerata terra dei fuochi. Lo ha spiegato di recente un collaboratore di giustizia, parliamo del pentito Ciro Gaudino, che ha rafforzato con la sua testimonianza alcuni tasselli di una più ampia e capillare azione investigativa condotta dagli inquirenti. In sintesi, è stato un pentito di camorra a battere su un punto: qui nel cuore del Vesuvio – ha spiegato – i clan hanno sversato ogni genere di rifiuti.

È così che indagini e sopralluoghi, verifiche e accertamenti sono stati condotti in questi mesi sotto il coordinamento della Procura di Napoli, secondo le direttive tracciate dal procuratore Giovanni Colangelo e dal suo vice, l’aggiunto Nunzio Fragliasso. Tre le cave al centro di indagini e di progetti di bonifica, parliamo di Cava Fiengo, Cava Montone e Cava Marsiglia, dove sarebbero stati sversati per anni rifiuti di ogni tipo. E le immagini raccolte dal Noe e dalla Forestale parlano chiaro, arricchendo la collezione di cartoline in materia di scempio ambientale. È così che agli atti delle indagini sulle discariche vesuviane, spiccano i filmati che evidenziano il fenomeno della combustione, una realtà nota tra Nola, Acerra e il Casertano, con esalazioni di fumo che si sprigionano da sotto la superficie terrestre. Anche qui sono diversi i sequestri messi a segno in questi mesi: si tratta di rifiuti tombati nel cuore del Parco nazionale del Vesuvio, dove è stato registrato l’interramento di spazzatura al momento qualificata come «speciale», parliamo comunque di materiale altamente pericoloso. Ma non ci sono solo le dichiarazioni dei pentiti agli atti, in un periodo in cui l’azione della magistratura viene salutata dalla rinnovata collaborazione di comitati civici, ma anche di sacerdoti sensibili ai temi ambientali.

Un’azione che attende interventi di bonifica da parte di enti locali e governo centrale, che fa i conti anche con un impianto normativo che non ha colmato del tutto alcune lacune. Ed è in questa situazione che, in materia di combustione, lo scenario degli ultimi dodici mesi è cambiato: il top di incendi è stato registrato nel napoletano, che ha strappato il primato all’area casertana. Ed è in questa ottica, che anche il parco nazionale del Vesuvio impone la propria centralità. È così che la terra dei fuochi cambia pelle, si trasforma. Dalla gomorra degli anni scorsi, quella denunciata dal rapporto di Legambiente di dodici anni fa, alla nuova frontiera dello sversamento e degli interramenti di rifiuti: dall’area casertana al parco nazionale del Vesuvio, dove sono andate di scena le stesse dinamiche raccontate da decenni di indagini giornalistiche e giudiziarie. Parlano i pentiti, che confermano il solco investigativo del pool ecologia della Procura di Napoli: «Sì, è vero – ha spiegato Gaudino – i clan della camorra hanno piazzato nelle cave ogni genere di rifiuti. Il Vesuvio era la nostra tomba».

Archivi