Napoli, il racconto da Scampia: «Io, già a dieci anni nella paranza imparavo a sparare».GIOVENTU’ A PERDERE

Il Mattino, Martedì 21 Giugno 2016

Napoli, il racconto da Scampia: «Io, già a dieci anni nella paranza imparavo a sparare»

di Paolo Barbuto

NAPOLI – Il ragazzo ha uno sguardo severo negli occhi neri come la pece. Ha abbandonato Scampia due anni fa quando ha capito che «la camorra non è un gioco»: lo dice con quella disarmante schiettezza che solo i ragazzi riescono a conservare, anche quando hanno vissuto esperienze dure. Il ragazzo non avrà un nome in questa pagina perché ha bisogno di essere tutelato; quando aveva dieci anni s’è ritrovato all’interno di una «paranza» a Scampia: tutti bambini, qualche adolescente. È cresciuto con il mito del «cercare rispetto», ha imparato a sparare con una pistola a salve, è stato inviato a «punire» a calci e pugni quelli che avevano tradito e non bisognava smettere fino al momento in cui l’avversario, un ragazzino come lui, non restava a terra svenuto.

Quando ha festeggiato i tredici anni ha scoperto che il «sistema» aveva bisogno di forze fresche: pian piano i suoi compagni di gioco sono stati «ingaggiati» dai clan. Stava per arrivare anche il suo momento «e allora ho capito che non era più un gioco, che volevano prendersi la mia vita. Non gliel’ho permesso. Sono andato via e non sono mai più tornato a Scampia».

Il ragazzo oggi ha quindici anni e da due anni s’è allontanato dalla «paranza». Ha un’intelligenza vivace, sta studiando con profitto e ha iniziato a leggere, a capire. Le storie degli uomini che hanno dato la vita per la lotta alle mafie lo hanno segnato, così ha deciso che anche lui diventerà un uomo che lotta contro quel male che ha frequentato da vicino «perciò voglio raccontare cosa succede nelle paranze dei bambini – spiega nel primo incontro – tu pensi che sia un gioco, invece stai andando a scuola. Una scuola di violenza».

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