Napoli. Il business dei ras della droga:20 «piazze», 360 milioni l’anno

Il Mattino, Mercoledì 1 Febbraio 2017

Napoli. Il business dei ras della droga:20 «piazze», 360 milioni l’anno

di Giuseppe Crimaldi

Un milione e mezzo di euro al mese. Tanto rendeva al clan Puccinelli lo spaccio di droga nel Rione Traiano. Il fiume di soldi scorreva veloce e finiva nelle casse della camorra che controlla la parte alta del quartiere. Facendo un po’ di conti, e considerando che solo nell’ultimo anno di indagini gli investigatori ne hanno contate almeno venti « piazze», il totale degli introiti è da capogiro: in soli dodici mesi sono stati incassati 360 milioni di euro. Eccolo, il welfare della camorra.

Un sistema in grado di garantire benessere, occupazione e in qualche caso addirittura prestigio a chi altrimenti ogni giorno non riuscirebbe nemmeno a mettere il piatto a tavola. La droga è il vero motore che fa girare l’economia illegale, e per questo diventa terreno di scontro e di faide criminali. Le dimensioni del fenomeno sono racchiuse negli atti di un’inchiesta culminata ieri mattina, all’alba, in un blitz dei carabinieri che ha portato in carcere 86 persone, tutte accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. All’appello mancano ancora otto persone, irreperibili. E se mai come in quest’occasione i numeri sono importanti, si comprende bene quanto esteso fosse quel microcosmo di famiglie coinvolte nel business illecito. Indagine dei carabinieri del comando provinciale guidato dal colonnello Ubaldo Del Monaco coordinata dai sostituti Francesco De Falco e Giuseppe Cimmarotta con il coordinamento del coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Filippo Beatrice. Quando è ancora buio oltre cento militari cinturano il Rione Traiano, bloccando ogni via di eventuale fuga. Smantellate le centrali dello spaccio, in manette i presunti protagonisti dello spaccio di cocaina, marijuana, crak e kobrett, sequestrati undici locali – nel gergo dei camorristi detti «bunker» – destinati alla custodia della droga e allo smercio, lontano da occhi indiscreti. Rimossi i cancelli costruiti abusivamente e decine di impianti di videosorveglianza che garantivano l’impunità ai pusher. Particolare non secondario: otto su dieci abitazioni occupate dagli arrestati o utilizzati come depositi risultano essere del patrimonio del Comune di Napoli, ma questo è un discorso che meriterebbe ben altro approfondimento. La gestione delle piazze di spaccio del Rione Traiano a Napoli era affidata ad interi nuclei familiari ed avveniva sotto il diretto controllo mafioso delle organizzazioni camorristiche attualmente egemoni su quel territorio, ovvero il clan Puccinelli ed il clan Cutolo.

È quanto emerge dal provvedimento eseguito dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto Operativo di Napoli e della Compagnia di Napoli Bagnoli in applicazione di un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta della direzione distrettuale antimafia. 88 le persone coinvolte, 73 in carcere, per le quali si ipotizza l’associazione finalizzata al traffico ed alla cessione di ingenti quantitativi di stupefacenti. Numerose le piazze di spaccio individuate, varie le tipologie di droga: cocaina, hashish, marijuana, amnesia. le piazze di spaccio sono quelle comprese tra via Tertulliano, via Orazio Coclite, via Romolo e Remo e via Anco Marzio; un quadrilatero controllato dal clan Puccinelli che oggi si articola in una galassia criminale nella quale confluiscono addirittura altre sette famiglie federate: Ivone, Legnante, Equabile, Perrella, Tranchese, Pisa e Quaranta.

Dalle indagini è emerso che le piazze rimanevano attive 24 ore su 24, giorni festivi compresi. Sequestrati tre chili di droga, oltre a 135 mila euro considerati provento dei guadagni illeciti delle ultime ore della notte. Secondo un copione tristemente noto (basta vedere l’ultima operazione contro il clan Elia al Pallonetto) al Rione Traiano interi nuclei familiari erano «impiegati» nella filiera dello spaccio: mamme, ragazzini e nonne confezionavano gli involucri contenenti coca e crak; adolescenti talvolta anche travisati con i mephisto svolgevano il ruolo di sentinelle sui tetti o ai «check point» lungo i viali, proprio come succede in Messico e in Colombia; il resto era inserito organicamente nei ranghi dello spaccio attivo: un sistema rigidamente regolato da turni ai quali sovrintendevano i capizona. Ed erano guai per chi non applicava alla lettera gli ordini. Tra i destinatari delle misure cautelari ci sono anche tante donne. Ci sono poi i reggenti del clan Puccinelli: da Luciano Ivone a Francesco Petrone, da Luigi Pisa a Ciro e Francesco Puccinelli. Nell’elenco c’è anche Arturo Equabile: il giovane che il 5 settembre 2014 si trovava nei viali del Rione Traiano quando un carabiniere in servizio al Radiomobile esplose un colpo di pistola dopo che uno scooter con due persone a bordo non si era fermato all’alt. Il giovane venne arrestato dopo essere evaso dai domiciliari, dove era in attesa di essere giudicato per furto.

Il Mattino, Mercoledì 1 Febbraio 2017

Napoli. Il business dei ras della droga:20 «piazze», 360 milioni l’anno

di Giuseppe Crimaldi

Un milione e mezzo di euro al mese. Tanto rendeva al clan Puccinelli lo spaccio di droga nel Rione Traiano. Il fiume di soldi scorreva veloce e finiva nelle casse della camorra che controlla la parte alta del quartiere. Facendo un po’ di conti, e considerando che solo nell’ultimo anno di indagini gli investigatori ne hanno contate almeno venti « piazze», il totale degli introiti è da capogiro: in soli dodici mesi sono stati incassati 360 milioni di euro. Eccolo, il welfare della camorra.

Un sistema in grado di garantire benessere, occupazione e in qualche caso addirittura prestigio a chi altrimenti ogni giorno non riuscirebbe nemmeno a mettere il piatto a tavola. La droga è il vero motore che fa girare l’economia illegale, e per questo diventa terreno di scontro e di faide criminali. Le dimensioni del fenomeno sono racchiuse negli atti di un’inchiesta culminata ieri mattina, all’alba, in un blitz dei carabinieri che ha portato in carcere 86 persone, tutte accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. All’appello mancano ancora otto persone, irreperibili. E se mai come in quest’occasione i numeri sono importanti, si comprende bene quanto esteso fosse quel microcosmo di famiglie coinvolte nel business illecito. Indagine dei carabinieri del comando provinciale guidato dal colonnello Ubaldo Del Monaco coordinata dai sostituti Francesco De Falco e Giuseppe Cimmarotta con il coordinamento del coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Filippo Beatrice. Quando è ancora buio oltre cento militari cinturano il Rione Traiano, bloccando ogni via di eventuale fuga. Smantellate le centrali dello spaccio, in manette i presunti protagonisti dello spaccio di cocaina, marijuana, crak e kobrett, sequestrati undici locali – nel gergo dei camorristi detti «bunker» – destinati alla custodia della droga e allo smercio, lontano da occhi indiscreti. Rimossi i cancelli costruiti abusivamente e decine di impianti di videosorveglianza che garantivano l’impunità ai pusher. Particolare non secondario: otto su dieci abitazioni occupate dagli arrestati o utilizzati come depositi risultano essere del patrimonio del Comune di Napoli, ma questo è un discorso che meriterebbe ben altro approfondimento. La gestione delle piazze di spaccio del Rione Traiano a Napoli era affidata ad interi nuclei familiari ed avveniva sotto il diretto controllo mafioso delle organizzazioni camorristiche attualmente egemoni su quel territorio, ovvero il clan Puccinelli ed il clan Cutolo.

È quanto emerge dal provvedimento eseguito dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto Operativo di Napoli e della Compagnia di Napoli Bagnoli in applicazione di un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta della direzione distrettuale antimafia. 88 le persone coinvolte, 73 in carcere, per le quali si ipotizza l’associazione finalizzata al traffico ed alla cessione di ingenti quantitativi di stupefacenti. Numerose le piazze di spaccio individuate, varie le tipologie di droga: cocaina, hashish, marijuana, amnesia. le piazze di spaccio sono quelle comprese tra via Tertulliano, via Orazio Coclite, via Romolo e Remo e via Anco Marzio; un quadrilatero controllato dal clan Puccinelli che oggi si articola in una galassia criminale nella quale confluiscono addirittura altre sette famiglie federate: Ivone, Legnante, Equabile, Perrella, Tranchese, Pisa e Quaranta.

Dalle indagini è emerso che le piazze rimanevano attive 24 ore su 24, giorni festivi compresi. Sequestrati tre chili di droga, oltre a 135 mila euro considerati provento dei guadagni illeciti delle ultime ore della notte. Secondo un copione tristemente noto (basta vedere l’ultima operazione contro il clan Elia al Pallonetto) al Rione Traiano interi nuclei familiari erano «impiegati» nella filiera dello spaccio: mamme, ragazzini e nonne confezionavano gli involucri contenenti coca e crak; adolescenti talvolta anche travisati con i mephisto svolgevano il ruolo di sentinelle sui tetti o ai «check point» lungo i viali, proprio come succede in Messico e in Colombia; il resto era inserito organicamente nei ranghi dello spaccio attivo: un sistema rigidamente regolato da turni ai quali sovrintendevano i capizona. Ed erano guai per chi non applicava alla lettera gli ordini. Tra i destinatari delle misure cautelari ci sono anche tante donne. Ci sono poi i reggenti del clan Puccinelli: da Luciano Ivone a Francesco Petrone, da Luigi Pisa a Ciro e Francesco Puccinelli. Nell’elenco c’è anche Arturo Equabile: il giovane che il 5 settembre 2014 si trovava nei viali del Rione Traiano quando un carabiniere in servizio al Radiomobile esplose un colpo di pistola dopo che uno scooter con due persone a bordo non si era fermato all’alt. Il giovane venne arrestato dopo essere evaso dai domiciliari, dove era in attesa di essere giudicato per furto.

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