Napoli, i volti dei boss di camorra e criminali alle processioni religiose

Il Mattino

Napoli, i volti dei boss di camorra e criminali alle processioni religiose

Venerdì 12 Febbraio 2021 di Valentino Di Giacomo

«I parroci – anche per una esplicita richiesta di qualche anno fa dell’ex cardinale Sepe – hanno vietato che fossero portati all’interno delle chiese foto e simboli inneggianti dei pregiudicati, ora questi vessilli ce li ritroviamo nelle associazioni per la Madonna dell’Arco in occasione delle processioni». Giuseppe Ercole è il presidente dell’associazione Santa Maria delle Grazie di vico Salato ai Quartieri Spagnoli. Il tema che affrontiamo con lui è sempre quello degli omaggi religiosi o parareligiosi a persone della malavita, criminali o camorristi. In quei vicoli da mesi è forte il dibattito sull’opportunità di erigere altarini e murales, come quelli sorti per il baby-rapinatore 15enne Ugo Russo, ragazzino freddato mentre tentava con un’arma giocattolo di sottrarre un orologio ad un carabiniere fuori servizio. Non c’è solo il grande dipinto per Ugo o gli altarini. Anche nelle processioni per la Madonna, che nelle feste comandate colorano i Quartieri Spagnoli, spuntano i labari con i volti di personaggi contigui alla criminalità. «Ma non possiamo farci niente», racconta Giuseppe. Dell’associazione di vico Salato fanno parte anche i genitori di Luigi Sica, un ragazzino che con la malavita non c’entrava nulla. Era il 2007 quando il 15enne fu ucciso con una coltellata da un coetaneo in via Santa Teresa degli Scalzi: un futile motivo, un’occhiata di troppo secondo il suo aggressore. Perché la vita di un adolescente, a Napoli, si può perdere pure così. Per Luigi – che gli amici chiamavano Maradona – c’è solo una foto all’ingresso dell’associazione di vico Salato. La piccola edicola votiva su Santa Teresa è stata invece più volte vandalizzata. Qui la morte – qualsiasi sia il motivo a causarla – diventa davvero una “livella” come quella declamata da Totò, almeno per quanto concerne i tributi che si fanno ai ragazzi morti o uccisi. A due passi dall’associazione, sempre in vico Salato, c’è pure la cappella votiva con l’astuccio di un Rolex all’interno che ricorda Genny Verrano, esperto di furti di orologi. Ancora intonso, qualche vicolo più in là, c’è il murale per Ugo Russo. Al netto di un dolore straziante per la perdita di un ragazzino così giovane, può un baby-rapinatore essere omaggiato con una gigantografia? Se lo chiedono da settimane le massime autorità partenopee. Ci si chiede, soprattutto, che messaggio può ricevere da opere simili un adolescente: se finisce male una rapina almeno si sarà ricordati da eroi? «Va così – racconta Giuseppe – nel quartiere può esserci anche questa credenza da parte dei più piccoli, comprendo il problema. Dall’altra parte va pure compreso il dolore atroce di una famiglia che si è vista strappare un figlio così giovane». Quando però ci addentriamo sull’argomento Giuseppe fugge e non risponde più. «Non ho paura – dice – ma se il Comune non fa nulla e non dice nulla per tanti anni poi ognuno fa ciò che gli pare e non posso essere io a intervenire. Ce li ritroviamo qui questi parenti con i labari che mostrano i volti dei loro congiunti morti o uccisi, non posso certo cacciarli».

È così che le processioni per la Madonna dell’Arco sono diventate pure un modo per mettere in luce il proprio dolore da parte di parenti di personaggi malavitosi. C’è un’altra associazione dedicata alla Vergine ai Quartieri Spagnoli, in vico Politi, di cui fanno parte i genitori di Ugo Russo. L’associazione è presieduta da Ciro Ferrigno. La tragedia di una famiglia il cui dolore privato – da rispettare in ogni forma – diviene un fatto pubblico. Un altarino, un murale enorme in piazza Parrocchiella, poi processioni e fuochi d’artificio con la liberazione di palloncini bianchi da far volare verso il cielo. I parroci si oppongono, le associazioni accolgono queste manifestazioni fatte per un figlio dei vicoli. Quando 13 anni fa fu ucciso il 15enne Luigi Sica, il cardinale Sepe chiese ai ragazzi di lasciare in chiesa i propri coltelli in un cesto. A Forcella, per Annalisa Durante, uccisa a 14 anni da un proiettile vagante di una faida di camorra, sono nate scuole e associazioni. Tutto intorno cappelle votive dei boss Giuliano, l’altarino di Sibillo, fino alla scorsa settimana quelli per Luigi Caiafa. I morti, così, tra omaggi e processioni, sembrano davvero tutti uguali.

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