Napoli, i baby-testimoni rivelano:«Così i killer hanno ucciso Ciro». UNA SITUAZIONE SEMPRE PIU’ INVIVIBILE. CLAN SCATENATI E LA GENTE COMUNE RISCHIA DI ESSERE AMMAZZATA PER STRADA DA UN MOMENTO ALL’ALTRO. A NAPOLI QUESTO E’ IL PROBLEMA DEI PROBLEMI:LA SICUREZZA DI OGNI CITTADINO. FINIAMOLA,QUINDI, DI PARLARE DI ALTRE COSE ED AFFRONTIAMO SERIAMENTE IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA,OLTRE A QUELLO,OVVIAMENTE , DEL LAVORO. TUTTI GLI ALTRI SONO RESIDUALI.

Il Mattino, Giovedì 9 Giugno 2016

Napoli, i baby-testimoni rivelano:«Così i killer hanno ucciso Ciro»
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i Daniela De Crescenzo

«Io e Ciro stavamo giocando a biliardino, è entrato un uomo con il cappuccio della felpa che gli nascondeva il viso. Questa è una rapina, ha urlato. Qualcuno ha accennato una reazione, ma il killer si è avvicinato al tavolino dove Raffaele Cepparulo stava giocando a carte con un altro ragazzo, lo ha scostato con il braccio picchiandolo, ha alzato la pistola e ha ammazzato Raffaele»: Giovanna, nome di fantasia, ha 15 anni e la faccia da bambina. Parla con voce piana torcendosi le mani.

Non piange, non alza la voce. Semplicemente racconta. Racconta cose che una ragazzina non dovrebbe nemmeno immaginare. Lei le ha viste. Lei le ha vissute. Perché questa è la normalità guasta di un posto dove la vita di un ragazzo vale poco. Tanto poco che magari gli sparano ed è anche difficile capire perché. Ma loro fanno squadra, sono pronti a raccontare e ridisegnare la memoria. «Erano in due, sono entrati da due porte diverse – ricostruisce Giovanna – Uno, quello che ha ucciso Raffaele, avanzava dall’uscio sul retro, l’altro è arrivato dalla porta principale – Nel circolo c’erano diverse persone: chi chiacchierava, chi giocava a carte, chi a biliardo. Quando l’assassino ha sparato la prima volta siamo scappati tutti, anche Ciro. Ma gli sono caduti gli occhiali, si è calato per prenderli, quando si è rialzato l’altro bandito gli ha puntato l’arma contro e ha fatto fuoco».

Il corpo di Ciro a terra, quello di Cepparulo, già morto, poco distante. Si improvvisano i soccorsi. Qualcuno carica su un’auto Ciro e lo porta a Villa Betania: «quando lo ho visto io il volto era intatto», racconta Enzo, uno degli amici del cuore che non si rassegnano alla morte del compagno. Ma quando è arrivato in ospedale l’amico era già morto.

(…) Tra i palazzi della ricostruzione del lotto 0 di Ponticelli, era cresciuto Ciro che di anni ne contava 19, aveva lasciato da poco la scuola e ora tentava di arrivare al diploma al serale arrangiandosi intanto con i soliti lavoretti saltuari. Come tutti da queste parti. (…) Ma i ragazzi del lotto O non ci stanno. E passano al contrattacco. «Guardatevi intorno. Vedete negozi, pub, pizzerie, piscine, capi sportivi? E no, non vedete niente perché qua niente ci sta. Solo il Sert che di mattina è affollato di tossicodipendenti. E la parrocchia. E poi? E poi niente. E allora ditecelo voi, che dobbiamo fare quando abbiamo finito di faticare? Non dobbiamo nemmeno scendere da casa? Dobbiamo vivere tra quattro pareti? Ma lo capite che non abbiamo nemmeno venti anni? Come Ciro che ne aveva 19 e che aveva diritto a vivere».  (…)

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