Napoli. «E vabbuò ma pè gelosia s’accire accusì, ma poi ò sang’ tuoi accir’» (E vabbè ma per gelosia si uccide così, ma poi uccidi il tuo stesso sangue, ndr ) Divenne il boss di Forcella, il cugino Luciano Mazzarella lo fece uccidere. Questa non é civiltà,ma barbarie !!!!!!

Il Mattino, Lunedì 3 Ottobre 2016

Napoli. Divenne il boss di Forcella, il cugino Luciano Mazzarella lo fece uccidere

Affari di ‘famiglia’, quelli del clan Mazzarella. Un giro di affari legato alle estorsioni che scatenò, nel 2011, l’omicidio di Andrea Ottaviano. La sua ‘colpa’ fu quella di aver preso il posto di boss, nella gestione dei quartieri Duchesca e Forcella, del cugino Luciano Mazzarella che nel frattempo era finito in carcere. Una ‘carriera’ che Mazzarella cercò di bloccare, una volta scarcerato: e lo fece uccidendo Ottaviano. Dopo cinque anni la Procura di Napoli ricostruisce quanto accaduto: oggi la Dda ha dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare per quattro persone: due già in carcere e due donne ai domiciliari. Secondo quanto accertato, anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, fu dunque Luciano Mazzarella ad uccidere Ottaviano e, nello sviare le indagini, centrali sono risultate due donne che, immediatamente dopo l’agguato, ripulirono la scena del crimine, piena di sangue, per evitare che fosse fatto qualsiasi collegamento con Mazzarella. Un omicidio che si ‘consumòo’ nell’abitazione della moglie di un altro cugino di Mazzarella, Mariarca Riera ora ai domiciliari con Luisa Mazzarella: Ottaviano, già più volte ferito, provò a fuggire in strada ma lì fu raggiunto da altri colpi di pistola e ucciso.

La decisione di ritornare ai vertici del clan, Luciano Mazzarella la prese dopo che aveva ripreso a spacciare cocaina, in seguito alla scarcerazione, ma i guadagni erano nettamente inferiori. Da qui il suo obiettivo: ridiventare boss. Il suo posto, però, era stato occupato durante la sua assenza e, così, iniziano i rapporti molto tesi con Andrea Ottaviano. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco e della sezione di Pg di Napoli, che hanno condotto le indagini, i componenti del clan, nonché parenti, cercarono di mediare: gli diedero altri incarichi, che non rispettò, gli fu fatta leggere una lettera di ‘incarico’ nella quale lo zio Michele Mazzarella aveva affidato ad un altro il ruolo di referente del quartiere Forcella e lui colpì con una forbice chi gliel’aveva mostrata. Ci fu anche una sorta di incontro con tanto di abbraccio, tra i rivali, in una pizzeria del centro storico, ma fu tutto inutile. «E vabbuò ma pè gelosia s’accire accusì, ma poi ò sang’ tuoi accir’» (E vabbè ma per gelosia si uccide così, ma poi uccidi il tuo stesso sangue, ndr) disse poco dopo l’agguato, in una intercettazione telefonica, la moglie di Ottaviano. Furono poi le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia a confermare i sospetti che da subito scattarono su Luciano Mazzarella, aiutato il giorno dell’omicidio da Luciano Barattolo che accompagnò sul posto dell’agguato la vittima.


 
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