Napoli, commercianti in fuga: «Noi strumentalizzati dai clan»

Il Mattino

Napoli, commercianti in fuga: «Noi strumentalizzati dai clan»

Domenica 25 Ottobre 2020

di Gennaro Di Biase

Napoli si sveglia senza che la rabbia sociale sia spenta, come raccontano gli scontri di ieri a Chiaia tra Cobas, centri sociali e forze dell’ordine, mentre si scopre che il Covid ha stretto il filo tra chi non può permettersi un secondo lockdown e i criminali. Aziende in difficoltà si sono ritrovate nella guerriglia al fianco di frange ultras, centri sociali e malviventi. A dimostrarlo c’è una chat Whatsapp creata il 22. Nel cuore della protesta dicono fonti informate tra i manifestanti c’erano «piccoli commercianti che, indebitati dal primo lockdown, negli ultimi mesi sono finiti in mano alla camorra».

I MESSAGGI
«Manifestazioni, gruppo creato per organizzarci nel manifestare il 23 ottobre a Santa Lucia», si legge nelle info della chat con oltre 100 membri fino a ieri mattina, poi scesi a 70 – alcuni hanno abbandonato inorriditi dagli scontri, altri per difendere quella che definiscono «rivoluzione». In ogni caso, ecco i commenti durante l’assalto alla Regione: «E guerra sia», scrive un membro alle 23:26, ora d’inizio della battaglia. «Gli dobbiamo aprire la testa», viene aggiunto. «Così doveva essere, adesso sì, cazzo, anche se mi bruciano gli occhi dai lacrimogeni». «Lanciate i sassi» e «per me ci deve scappare il morto». Poi si parla dei giornalisti: «Sono la voce del popolo». «L’aggressione ai giornalisti ce la faranno cagare di brutto». «Stasera dovevamo stare fermi fatemi capire? Vuoi vedere che ora brucia il culo a voi che siete stati a casa?». «Devono ritornare le 4 giornate di Napoli». «Domani sera amma sfunna tutt cos, ogni sera e così sempre di più. Ti faccio vedere come cambiano idea», il messaggio delle 00:37. «Certi giornalisti si meritano di abbuscare. Ma l’aggressione si doveva evitare, perché non ci è convenuto. Prendiamola come una partenza, cercando di non andare incontro a scontri».

GLI ORGANIZZATORI
Per alcuni la violenza è sinonimo di inciviltà, per altri le rivolte non si fanno coi fiori. «Così ci mettiamo in mano ai camorristi: domani ci verranno a chiedere soldi. Ci diranno: Se hai riaperto è perché abbiamo incendiato la città, ora pagaci o ti incendiamo il negozio». Il creatore del gruppo si chiama Domenico Barra, fa il barista, ha 33 anni, appartiene all’Associazione Baristi Uniti d’Italia. Originario di Orta di Atella, si è dissociato dalle violenze appena la situazione in chat è degenerata. «L’altro ieri in Questura mi hanno chiesto se l’organizzazione fosse partita da me racconta Ho risposto che volevamo manifestare a San Domenico e al massimo ci saremmo spostati all’Orientale. Ieri ho ribadito di non aver a che fare con la guerriglia: gli inquirenti che indagano sui disordini hanno voluto risentirmi perché tre manifestanti si sono qualificati come Abui. Tengo alla legalità: fui io a risalire a chi sputò sulla frutta a Maddaloni durante il lockdown. De Luca ha letto la nostra lettera, e quello era l’obiettivo: protestare contro il coprifuoco. Sull’aggressione a Sky ho sentito da fonti indirette che è nata perché gli ultras vedono in quella rete un’alleata della Juve».


LE PROTESTE
Ieri un blocco stradale alla metro di Chiaiano (il secondo in due giorni). Poi bombe carta, bottiglie contro gli agenti e uova contro il palazzo di Confindustria. Dopo aver manifestato coi lavoratori dello spettacolo «allo stremo dopo il primo lockdown racconta
Luca Iervolino e ancora in attesa delle sovvenzioni di giugno», un corteo di Cobas è stato subito bloccato dalla polizia in piazza dei Martiri. In piazza Amedeo, grazie anche all’intervento dei carabinieri, è stato stoppato un nuovo tentativo di corteo verso la Regione. Ai Cobas si erano aggiunti centri sociali, Carc e «Antifa» tedeschi.

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