Napoli: centomila contro tutte le mafie. Governo e Parlamento si impegnino sul serio a contrastarle efficacemente!

Un giorno da Libera

Centomila persone hanno sfilato oggi a Napoli per dire no alla Camorra e no a tutte le mafie. Insieme a Libera e ai familiari di 500 vittime della criminalità. Sono arrivati da trenta Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane.  Don Luigi Ciotti: “Oggi siamo qui per ripetere che occorrono meno parole e più fatti”.

Ventimila… trentamila… i numeri una volta tanto non contano. L’importante è che Napoli ha detto no alla mafia, a tutte le mafie. A mezzogiorno passato da dieci minuti, dal palco hanno cominciato leggere il lungo elenco delle vittime di tutte le mafie. E comincia ad entrare in piazza plebiscito il lungo serpentone la cui coda è ferma alla rotonda Diaz. Date uno sguardo alla mappa di Napoli e vi renderete conto dei numeri. Alle 12.15 l’orologio che domina la facciata di palazzo reale è testimone dell’ingresso dei gonfaloni. Ne citiamo qualcuno: i comuni di Vittoria e Capaci, la provincia di Brindisi, la regione Puglia.

Tra gli striscioni ci sono delle curiosità, c’è uno stendardo della Joe Petrosino International Association di Padula, quello del convitto salesiano di Salerno. e non manca il movimento operaio con lo striscione di Rsu Fim Fiom Uilm Fism dello stabilimento di Pomigliano.
Pomigliano non si tocca. Questo è parlare chiaro.

Alle 12.45 la lettura dei nomi delle vittime finisce ed è una standing ovation.
E il momento delle testimonianze. Parla Anastasia, studentessa di Torino. Insieme a tre amici vive in una cascina confiscata alla mafia. Poi tocca a Mamadusi in rappresentanza degli immigrati di Caserta. Una forte emozione attraversa la piazza quando prende la parola il figlio di Anna Politoskaja, giornalista coraggio russa uccisa per le sue inchieste sulla Cecenia. E un brivido accompagna le parole di Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo. “Grazie don Ciotti ! dice Alessandra, grazie Libera grazie Napoli!”
La mattinata volge al termine, ma manca ancora il momento più atteso.

Parla don Ciotti. il suo discorso va preso… dalla fine, quando il sacerdote antimafia indica la “mission” alle migliaia di amici che si sono dati appuntamento a Napoli. “Non dobbiamo girarci dall’altra parte, non dobbiamo accettare la legalità sostenibile, abbiamo due nemici, la violenza e la burocrazia. Bisogna cancellare le ipoteche sui beni confiscati, il parlamento deve trovare il modo per aiutare i parenti delle vittime”. E infine, ai malavitosi: “Fermatevi, ma che vita è mai la vostra?” Bravo, don Ciotti. Ce n’è veramente per tutti.

Ma come era cominciato il suo discorso? “Questo non è un evento, una manifestazione o un corteo qualsiasi, camminiamo insieme e davanti a noi ci sono i parenti delle vittime. Non ci sono morti di serie a, di serie b e di serie c”.
Ricordiamo le parole di Pippo Fava: ” A che serve vivere se non trovi il coraggio di lottare?” E non manca nel suo intervento sempre più appassionato il riferimento alla Costituzione, a quell’articolo 1 che dice che la Repubblica è fondata sul lavoro. La lotta alla mafia comincia dal lavoro.

Come cittadini dobbiamo essere in campo 365 giorni l’anno, poi c’è il giorno dell’impegno e della memoria, come si ripete senza sosta da 14 anni,
“Per piacere – e quella di don Ciotti è quasi una preghiera – non chiedete alle istituzioni di FARE la loro parte se noi non facciamo la nostra”. Nando Dalla Chiesa, parlando del padre, disse che era stato ucciso perché non si era girato dall’altra parte.

Infine, un messaggio di cui si devono fare ambasciatori tutti coloro che hanno partecipato alla giornata napoletana al momento del loro ritorno a casa: Non toccate la prima parte della Costituzione.
Ezio Sartoris

(Tratto da www.aprileonline.info)

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