Napoli, Canottieri: ecco i segreti della strage del 1989

Napoli, Canottieri: ecco i segreti della strage del 1989

Il Mattino, Domenica 30 Ottobre 2016

Napoli, Canottieri: ecco i segreti della strage del 1989

di Leandro Del Gaudio

Magari le sue parole non riapriranno il caso, ma potranno almeno chiarire come andarono i fatti, la notte tra il sei e il sette dicembre del 1989. Fu una strage, quattro persone trucidate negli spogliatoi del circolo Canottieri di Napoli, lì al Molosiglio, una carneficina rimasta per molti versi senza colpevoli. Oggi, su quella vicenda, potrebbero pesare le parole di Marco Mariano, il boss pentito dei Quartieri Spagnoli, l’uomo che sta svelando i canali del riciclaggio del denaro sporco tra Montecalvario e Chiaia. Mariano ha parlato anche della strage del circolo Canottieri, qualcosa di più di un cold case, una sorta di spartiacque nella storia criminale cittadina. Risolta la guerra con Cutolo (a colpi di morti ammazzati), la città cadde in un nuovo baratro per la conquista dei canali dello spaccio di droga. In media, oltre 200 omicidi l’anno, agguati e vendette all’ordine del giorno. Oggi, su quel periodo nero, proprio a cominciare dalla strage del circolo Canottieri, potrebbe arrivare la ricostruzione del boss pentito. È stato sentito dal pm anticamorra Michele Del Prete, magistrato in forza al pool anticamorra del procuratore aggiunto Filippo Beatrice, ed è logico pensare che abbia fornito elementi inediti. Potrebbe essere ascoltato ancora in altre occasioni, magari per fornire approfondimenti decisivi per chiudere il caso almeno da un punto di vista della ricostruzione storica. Diversa invece la questione tecnica. Sotto il profilo processuale, l’inchiesta potrebbe non decollare, di fronte alla norma che impedisce di processare due volte per lo stesso fatto la stessa persona. Marco Mariano – è cronaca di quegli anni – venne processato assieme ad altri soggetti ritenuti legati alla camorra dei Quartieri Spagnoli, ma alla fine arrivò l’assoluzione. Unico condannato, il pentito Pasquale Frajese, morto suicida a Firenze più di dieci anni fa. Da allora restano gli interrogativi sulla morte di Giovanni Di Costanzo (all’epoca boss di Pozzuoli), di Pasquale Arienzo, Pietro Avallone e Francesco Zenca. In un primo momento, l’inchiesta puntò su Gennaro Longobardi (altro boss di Pozzuoli), accusato da una rivelazione fatta dal Di Costanzo a un carabiniere («se mi uccidono, è stato per ordine di Longobardi», avrebbe detto), ma pochi mesi dopo la svolta sarebbe arrivata con il pentimento di Frajese. La strage – secondo la sua ricostruzione – sarebbe stata un piacere dei Mariano al boss di Fuorigrotta Malventi. Vennero così arrestati e rinviati a giudizio Ciro e Marco Mariano, ma anche Giuseppe Amendola, Tommaso Esposito, Salvatore Cirelli, Salvatore Terracciano e lo stesso Frajese. Poi vennero tutti assolti, tranne lo stesso pentito reo confesso, in uno scenario che ora potrebbe far registrare delle novità proprio grazie alla collaborazione con la giustizia dello stesso Marco Mariano. Potrebbero esserci accuse a soggetti mai finiti sotto il cono d’ombra delle indagini, quanto basta a riaprire un caso giudiziario sul quale pesano le assoluzioni definitive ma anche le tante zone d’ombra lasciate sul campo. Ma non ci sono solo fatti del passato remoto nelle accuse del collaboratore di giustizia di Marco Mariano. Come è noto, il pentito ha depositato un memoriale in cui ha fatto riferimento ai canali del riciclaggio. Ha indicato nomi di ristoratori che avrebbero gestito (e messo a frutto) il patrimonio dei cosiddetti «picuozzi», in uno scenario che ora attende la verifica in aula. Domani mattina, nel chiuso del bunker di Poggioreale, tocca al gip Miranda firmare il verdetto per una quarantina di posizioni, che hanno scelto di essere giudicati con la formula del rito abbreviato. Un capitolo che si chiude, mentre si attendono verifiche e accertamenti su quanto Marco Mariano ha dichiarato in questi mesi.

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