Napoli, bimbi pusher tolti ai padri boss: tra i vicoli esplode la rabbia. LA FAMIGLIA E’ LA CULLA DELLA FORMAZIONE DELLA PERSONA UMANA.SE ESSA DIVENTA SCUOLA DI CRIMINALITA’ E’ GIUSTO SOTTRARLE  I BAMBINI.POI ,PERO’, SI APRE LA PAGINA DELL’AVVENIRE DI QUESTI.MA QUESTA E’ UN’ALTRA STORIA  DELLA QUALE DOBBIAMO FARCI  CARICO.

Il Mattino, Venerdì 17 Febbraio 2017

Napoli, bimbi pusher tolti ai padri boss: tra i vicoli esplode la rabbia

di Daniela De Crescenzo

«Volete prendervela con gli adulti? E va bene, a posto, chi ha sbagliato deve pagare. Ma i bambini no, i bambini dovete lasciarli stare»: occhi gonfi e aria dimessa, Anna è la zia di uno dei bambini del Pallonetto allontanati dalla magistratura. Anche lei era stata coinvolta nel blitz di gennaio, è finita a Santa Maria Capua Vetere e poi è tornata a casa dove fino a ieri badava al nipotino di tre anni, figlio del fratello e della sua compagna che al momento sono in galera.

Il bambino è stato allontanato all’alba e lei non si dà pace: «Per portarci via le creature i carabinieri hanno fatto un blitz alle sei del mattino. È successo l’inferno, i bambini sono stati svegliati all’improvviso e si sono trovati intorno gli uomini in divisa, siamo stati costretti a vestirli in fretta e furia e poi se li sono portati mentre erano ancora in lacrime. E questo non è giusto: pigliatevela con noi se sbagliamo, ma con le anime di Dio no, loro non c’entrano niente».

I piccoli non c’entrano niente, ma secondo i magistrati sono stati costretti ad assistere al confezionamento delle bustine di coca. Non c’entrano niente, ma il loro futuro, lo dicono le statistiche, è segnato: se nasci al Pallonetto, o a Secondigliano, o a Ponticelli, hai molte più possibilità di finire in galera di chi nasce a Chiaia o al Vomero o a Posillipo. Vite bruciate da un indirizzo e un codice postale. Anche la vita di Anna non è mai stata facile e adesso tirare le fila di una famiglia dimezzata dagli arresti è anche più complicato.

A meno di quaranta anni, senza aver mai avuto un vero lavoro, è la mamma di Francesco, 22 anni, otto passati tra Nisida e Poggioreale, e di Luigi, una promessa del calcio, e di Angela che ha tre anni e già ha assistito a due blitz. Tutti insieme vivono nel cuore del Pallonetto, in una casa che è uno sputo, a poca distanza dai nonni, che campano in un altro buco arrampicato in un cortile cintato da case dirupate. Forse, hanno pensato i giudici, meglio fare piangere le creature oggi che tenerle in galera domani. Una spiegazione che non convince la gente del Pallonetto.

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