Movida Latina, due nuovi pentiti raccontano il clan Di Silvio

Movida Latina, due nuovi pentiti raccontano il clan Di Silvio

Latina – Quadro indiziario sostenuto dalle dichiarazioni di Maurizio Zuppardo Volta le spalle ai Di Silvio anche il privernate Emilio Pietrobono, corriere della droga

08/12/2020

Con l’inchiesta Movida Latina debuttano due nuovi collaboratori di giustizia, due personaggi che hanno deciso di voltare le spalle alla criminalità al termine di percorsi piuttosto diversi, ma altrettanto efficaci. Parliamo di Maurizio Zuppardo, latinense di 44 anni, ed Emilio Pietrobono, che di anni ne ha 33 ed è originario di Priverno: sono entrati a fare parte del programma di protezione perché hanno fornito dichiarazioni che consentono agli inquirenti dell’Antimafia di blindare il quadro indiziario di questa operazione, ma non c’è dubbio che abbiano allargato gli orizzonti investigativi su nuovi scenari, descrivendo aspetti finora inediti sulle dinamiche interne alla malavita latinense e i rapporti dei suoi elementi di spicco con la società civile.

Maurizio Zuppardo vanta una lunga militanza nella criminalità, ma quando ha deciso di passare dalla parte della giustizia, formalmente il 2 ottobre 2019, era un uomo libero. Quindi la sua non è stata una scelta dettata dal rischio di finire in galera, ma probabilmente lo ha fatto per cambiare vita, mettersi al riparo da una serie di situazioni che lo mettevano in pericolo.

La scelta di Emilio Pietrobono, di collaborare con la giustizia, è stata invece la conseguenza del suo arresto per droga il 29 ottobre 2019. Come rivelerà lui stesso, lavorava per conto dei Di Silvio e a lui, gli investigatori della Squadra Mobile, arrivarono proprio indagando sugli zingari. Sulla provenienza della cocaina che gli era stata sequestrata, il 33enne è piuttosto preciso: «Quando sono stato arrestato avevo 60 grammi di cocaina che dovevo trasportare alla abitazione di Ferdinando Di Silvio. L’incarico per effettuare tale trasporto mi era stato dato da Di Stefano Fabio e Di Silvio Ferdinando detto Prosciutto…». E’ lui stesso a spiegare com’è nata la frequentazione con i Di Silvio: «I miei rapporti con i Di Stefano/Di Silvio sono iniziati circa sei mesi fa per ragioni di lavoro in quanto ho effettuato dei lavori presso l’abitazione di Ferdinando Di Silvio (lavori in cucina e sulla recinzione del giardino). Mi pagavano con stupefacente e ogni sera mi davano una dose del valore di 50 euro e del peso di 0,5 grammi. In sostanza la giornata lavorativa mi veniva pagata con la cocaina. Dopo circa due mesi ho cominciato ad acquistare cinque grammi per me da rivendere, ma mi sono accorto che non era possibile. In quella occasione Fabio mi ha detto che loro non facevano consegne inferiori ai cinque grammi. Allora Fabio mi ha proposto di trasportare la cocaina da Aprilia fino a casa loro».

Fonte:https://www.latinaoggi.eu/

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