Morra (5S):“Il Viminale combatta le mafie italiane A Napoli lo Stato non c’è”.   A NAPOLI LO STATO E’ ASSENTE.LO DICIAMO NOI DA ANNI ED ORA LO RIPETE MORRA !!!!!!

La Repubblica, Lunedì 6 maggio 2019

Morra (5S):“Il Viminale combatta le mafie italiane A Napoli lo Stato non c’è”

Intervista di LIANA MILELLA

«A Napoli, dove lo Stato è assente, facciamo come a Reggio Calabria, togliamo i minori ai camorristi». Dice così Nicola Morra, presidente M5S della commissione parlamentare Antimafia.

Ripartiamo dal suo tweet di sabato che ha irritato la Lega: “Piuttosto che terrorizzare sui migranti e visitare muri, il ministro si occupasse di contrastare la mafia”. «Innanzitutto mi auguro che Noemi possa tornare presto a casa dopo quest’esperienza allucinante. Una forza politica ha individuato nella criminalità straniera il nemico da abbattere. Ma i dati dimostrano altro. Sono le nostre mafie che fanno lavorare quelle che arrivano da fuori. Certo, ci sono state operazioni importanti, ma l’allerta per Napoli non cala. Mi è stato insegnato che se liberi un territorio da un clan, c’è il rischio che un altro riempia quel vuoto. E purtroppo a Napoli lo Stato è assente».

Cosa glielo fa dire? «Penso ai numeri della dispersione scolastica che vanno ben oltre la media nazionale. Poi l’abbassamento dell’età media dei giovani criminali, da sottrarre alla camorra, perché da manovalanza diventa dirigenza. Lo Stato dovrebbe rispondere col ministero dell’Interno, ma anche con la Pubblica istruzione, con la Giustizia, con un discorso a 360 gradi. I tempi del tribunale di Napoli non sono da record positivo. Il procuratore Cafiero dice una cosa giusta quando cita il presidente del tribunale dei minori di Reggio Calabria Roberto Di Bella e l’idea di togliere i ragazzi alla ‘ndrangheta».

M5S però non ha frenato Salvini sui migranti. Non siete responsabili pure voi? «Sarà la realtà a far risvegliare certe intelligenze che in passato hanno prodotto analisi non più valide. La cronaca ci deve far capire che bisogna prestare molta attenzione alle nostre mafie più che a quelle straniere. In Trentino, in Emilia, in Romagna, i cittadini vedono già un radicamento mafioso».

Perché su Siri vi siete impuntati e su questo no? «Posso anche ammettere che Siri sia del tutto estraneo ai fatti che gli contestano, ma non capisco perché non possa lasciare l’incarico di governo e dimostrare da semplice senatore di essere immacolato».

Con la mafia di mezzo il ministro dell’Interno avrebbe dovuto imporre a Siri le immediate dimissioni? «Secondo me sì».

Com’è possibile che un condannato per bancarotta faccia il sottosegretario? «Noi possiamo imporre a noi stessi le regole, ma su gli altri vige la legge dello Stato italiano e possiamo fare solo una moral suasion. E comunque i nomi vengono proposti al presidente della Repubblica… ».

Torniamo a Napoli. Non era il caso che Salvini lasciasse i selfie elettorali e si precipitasse in quella piazza? «Non conosco i suoi impegni. Forse ci sono sensibilità diverse. A me la presenza del ministro sembra doverosa per rendere evidente la vicinanza delle istituzioni a chi è stato colpito da un folle criminale. Il nostro Andrea Caso è andato subito lì per rappresentare l’Antimafia. Io conto di andarci domani».

In compenso Salvini promette il carcere a vita… La camorra si batte con gli slogan? «Le mafie si sconfiggono con la certezza del diritto. Se un processo dura tantissimo e rischia di finire prescritto, chi si può permettere bravi avvocati riesce a sfuggire alla giustizia. Bisogna rieducare, o prevale la legge taglione. Penso a chi ha fatto sparire 49 milioni. Gli tagliamo le mani? Non è accettabile. Bisogna inasprire le pene minime perché, come diceva don Milani, l’importante è pagare sempre».

Il procuratore Cafiero de Raho con Repubblica parla di “Medioevo della sicurezza”. «Contesto l’accostamento perché da storico ricordo che il Medioevo fu capace di grandi esempi di civiltà. Ma contro le mafie deve partire un attacco molto più robusto all’evasione fiscale, all’economia del nero, alla produzione impressionante di Foi, le fatture per operazioni inesistenti, provviste di denaro che poi servono per fare schifezze. Proporrò un’audizione con Tria e con l’Ufficio investigazioni finanziarie. E ai prefetti troppo timidi nel bonificare situazioni squallide chiedo di applicare le interdittive antimafia. Vuole un esempio?»

E sarebbe? «Nel caso Arata-Nicastri, solo dopo le notizie stampa, la Regione Sicilia ha revocato le autorizzazioni per i parchi eolici, perché a fronte di un capitale sociale di 2.500 euro, la società faceva investimenti per 80 milioni. Straordinaria sproporzione. Come mai avevano ottenuto la concessione? C’è un responsabile del provvedimento? Voglio le teste di tutti quanti. E mi piacerebbe che le Corti dei conti lavorassero di più perché la mafia, come dimostra il caso Montante, corrompe e promette utilità».

Cafiero propone di tornare ai vertici periodi delle polizie sul territorio. Servono? «Bisogna ridurre gli spazi vitali di questi. Servono sistematiche perquisizioni dei caseggiati e dei cantieri per far capire che gli stiamo col fiato sul collo. Da insegnante facevo dei blitz quando sentivo silenzio al di fuori dell’aula…».

 

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