Minori e camorra, la mappa delle armi: a Napoli le bande più violente d’Europa

La Repubblica

Minori e camorra, la mappa delle armi: a Napoli le bande più violente d’Europa

di Marina Cappitti

La radiografia della diffusione di pistole e coltelli nei rioni e del numero di reati commessi da ragazzi sotto i 18 anni. Nell’area metropolitana da gennaio già 18 i crimini registrati, nel 2019 denunciati 268 minorenni e oltre 70 arresti

20 FEBBRAIO 2021

Per rendersi conto della portata del fenomeno basta ripercorrere quanto accaduto negli ultimi trenta giorni. Nell’area metropolitana di Napoli dal 20 gennaio a oggi si contano 18 reati commessi da minori. Non solo la devianza grave minorile dilaga ma in più si intreccia con l’uso delle armi: Napoli è la città con il maggior numero di delitti commessi con armi da fuoco e morti violente di tutta Europa.

Lo raccontano le immagini, quelle delle stese. Dei tanti ragazzini in sella agli scooter che sparano colpi in aria nei quartieri di Napoli e della provincia. E lo raccontano i numeri: quelli del Rapporto Fire realizzato con il supporto della Commissione europea; e quelli del lavoro del Gruppo analisi interforze, coordinato dalla Prefettura, sulla circolazione delle armi illegali nell’area metropolitana di Napoli. Analisi ancora in corso e che si concluderà a marzo. Ad accendere i fari sul “Mercato delle armi e la devianza grave minorile” è la Prefettura di Napoli che in sinergia con l’università Federico II ha promosso ieri una giornata di studi.

Non solo approfondimenti, ma anche la presentazione di software e algoritmi per prevenire il fenomeno attraverso modelli predittivi. “Non ci occupiamo di astrazione, ma di un tema che è nella quotidianità delle cronache napoletane per cui occorre un approccio ragionato, pragmatico e multidisciplinare” dice il prefetto di Napoli, Marco Valentini scorrendo i primi dati. Nel 2019 sono 268 i minori denunciati, 33 gli arresti solo se si guarda ai numeri della polizia. A cui si aggiungono quelli dei carabinieri con 51 minorenni arrestati, due per tentato omicidio e 38 per rapina. Emerge così un altro aspetto: a Napoli, rispetto ad altre città come Milano e Bologna, si verifica un numero minore di reati, ma la tipologia è più grave.

“A preoccupare – commenta la procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, Maria de Luzenberger – è la recrudescenza dei crimini commessi dai minori nell’area partenopea”. Il trend dal 2018 al 2020 – qui la nota positiva – è discendente per quanto riguarda gli atti intimidatori e le “stese”, le sparatorie in strada per intimidire. A contribuire è anche la pandemia: nell’anno dell’emergenza vi è un decremento del 14 per cento a Napoli. In controtendenza la provincia dove invece si registra un aumento del 9 per cento, in particolare con delitti e sequestri nell’area stabiese, mentre a Torre Annunziata si registrano “stese” e atti intimidatori.

“I soggetti coinvolti hanno tra i 17 e i 24 anni nel caso dei delitti. Il costante ritrovamento di armi da guerra è la spia della forte presenza della criminalità organizzata in determinati territori” spiega il capitano del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Napoli, Marco Zavattaro, illustrando i grafici del lavoro condotto con le altre forze dell’ordine. Scorrendo la mappa di Napoli il maggior numero di reati si concentra nella zona del centro storico: in particolare nel quartiere di San Giuseppe si arriva fino a 30 “stese” ed atti intimidatori, 23 ferimenti. Il maggior numero di armi, invece, si concentra a Soccavo e Pianura.

“Il problema della devianza minorile impone azioni preventive di tipo sociale e infrastrutturale. Se non puntiamo alla prevenzione tra trent’anni continueremo a discutere delle stesse identiche situazioni” sottolinea Giacomo di Gennaro, professore dell’università Federico II e tra i promotori dell’iniziativa.

Aspetto su cui ha insistito anche il professore Vittorio Amato, capo del dipartimento di Scienze politiche. “Occorre puntare su un approccio della ricerca – afferma – che abbia ricadute sul territorio e la società”. Così come occorre porre l’accento sulla rieducazione e sui percorsi di responsabilizzazione per i giovanissimi, sottolinea il presidente per il Tribunale per i minorenni di Napoli, Patrizia Esposito. Centrale nella devianza minorile è l’incidenza della povertà educative. “La camorra è ritenuta l’unico sistema di welfare affidabile” dice Maria Iavarone, professoressa dell’università Parthenope ripercorrendo le storie di alcuni ragazzi . E insistendo sull’importanza di “riconoscere le fragilità educative mediante alcuni indicatori di predittività”.

Tra cui: il basso livello d’istruzione, la giovane età dei genitori al momento del concepimento, l’assenza della figura paterna e parenti reclusi. Modelli predittivi sono anche quelli come X-Law che consentono tramite la raccolta e l’analisi di dati di prevenire stese e baby gang.

“Alcuni crimini – spiega Elia Lombardo, docente al Master di criminologia della Federico II – sono prevedibili perché frutto della combinazione di elementi come giorno, orario, target che si presentano in maniera ciclica e stanziale. Tramite alcune analisi si possono elaborare modelli con percentuali di prevedibilità fino all’80 per cento”.

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