Ministro Brunetta: Polizia? Troppi panzoni alle scrivanie. Insorgono i sindacati di polizia

Non si può mandare in strada il poliziotto ‘panzone’ che non ha fatto altro che il passacarte perché lì se li mangiano. Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare”; Le dichiarazioni del ministro fanno infuriare i sindacati di polizia. che chiedono un chiarimento all’esecutivo: perché o “alcuni esponenti di governo, sulla sicurezza, pronunciano parole in libertà, oppure si vuole aprire una questione istituzionale con le forze dell’ordine”.
Intanto i poliziotti del reparto Mobile hanno proclamato “il primo sciopero delle forze dell’ordine per sabato”. A ventiquattr’ore dal G8 dei ministri della Giustizia e dell’Interno

Bisogna cambiare il concetto di sicurezza eliminando l’eccessiva burocrazia: “Non si può mandare in strada il poliziotto ‘panzone’ che non ha fatto altro che il passacarte perché lì se li mangiano”. Il ministro della Pubblica amministrazione punta il dito contro la troppa burocrazia nella sicurezza e la gaffe è talmente plateale da far arrabbiare i poliziotti (indifferentemente dalla stazza fisica) e imbarazza la maggioranza, tanto che il senatore leghista Stiffoni lo avverte: “Omo de panza, omo de sostanza”, ricordando al ministro “prima sparare qualche cartuccetta squinternata delle sue” che “Joe Petrosino era più largo che lungo; il prefetto Mori aveva i bottoni del gilet che partivano ogni volta che respirava; il grande generale Dalla Chiesa non è che era un mingherlino”.

L’occasione per l’ennesima esternazione del ministro “anti fannulloni” si è verificata durante l’ennesima intervista a Klaus davi per il programma web “Klauscondicio”. “Come non posso concordare sul fatto che bisogna mandare i poliziotti per le strade a garantire la sicurezza? Meno burocrazia e più polizia on the road a contatto diretto con il cittadino, credo che su questo punto non ci sia nessuno che dissenta”, afferma Brunetta che, evidentemente, ama i polizieschi americani anni 70, quelli alla Strarsky e Hutch tanto per intenderci pronti a “menar le mani” e saltare da un’auto alla moto d’ordinanza nell’inseguimento dei cattivi in versione “gang del Bronx”.
“Certamente – aggiunge Brunetta – non è così facile dire dalla scrivania alla strada, non si può mandare in strada il poliziotto ‘panzone’ che non ha fatto altro che il passacarte perché lì se li mangiano. Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare”.
E, come se non bastasse, il ministro assicura che, se dipendesse da lui, “scioglierebbe l’antimafia”. “Se in Italia si rispettassero le regole – precisa il ministro – , non ci sarebbe bisogno dell’anti-mafia, perché la mafia è una forma di criminalità e dovrebbe essere perseguita come tutte le altre”.
Secondo Brunetta “la mafia deve essere affrontata in modo laico e non ideologico. Per cui se la Sicilia, una regione a caso, ha un fenomeno di criminalità organizzata deve essere dotata di tutti gli strumenti per combatterla. Se della mafia facciamo un simbolo ideologico, con la sua cultura, la sua storia e così via, rischiamo di farne un’ideologia e come tale, alla fine, produce professionisti di quella ideologia proprio nei termini in cui ne parlava Sciascia, professionisti dell’anti mafia”.

Poi, dopo aver preso le misure dei funzionari di polizia il ministro è passato alla revisione del look dei funzionari pubblici, lanciando una nuova sfida per l’efficienza e nelle performance lavorative dei dipendenti della pubblica Amministrazione: “Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un’azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato”.

Ma il Siap, Sindacato italiano appartenenti polizia, e l’Anfp, Associazione nazionale funzionari polizia, non hanno gradito e, in un comunicato stampa, giudicano “infondate e gravi le affermazioni del ministro Brunetta, che offendono gli operatori della Polizia di Stato, esprimendosi per editti populistici di cattivo gusto che poco si addicono a un ministro della Repubblica. Brunetta dimostra, inoltre, di non conoscere l’organizzazione ed i compiti della Polizia di Stato poiché i colleghi che svolgono servizio “dietro le scrivanie”, quelli che lui definisce “panzoni”, altro non fanno che proseguire il lavoro effettuato dalle pattuglie in strada, dagli uffici investigativi e tutte le attività amministrative, obbligatorie per legge, connesse al rilascio dei permessi di soggiorno o ai decreti di espulsione, oltre ad esser in gran parte personale ferito in servizio o parzialmente idoneo a causa di patologie contratte in servizio”.

Prosegue il comunicato di Siap e Anfp: “Consigliamo a Brunetta, prima di avventurarsi nel rilasciare dichiarazioni sugli uomini e le donne della Polizia di Stato, di informarsi dai suoi colleghi della Giustizia e dell’Interno, sugli sviluppi delle attività di prevenzione e persecuzione dei reati che la polizia prosegue con le autorità giudiziarie e amministrative per garantire la sicurezza ai cittadini. La nostra è un attività complessa ed articolata, anche il banale rilascio dei passaporti richiede un accurato accertamento. A meno che il ministro non intenda far espatriare liberamente chi rapisce i figli o è colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere”.
Infine, “per memoria del ministro si ricorda si rammenta che il personale che lui definisce “panzone” quotidianamente lascia la scrivania e viene impiegato nei servizi di ordine pubblico o in scorte a personaggi di varia natura negandogli sia il riposo che il pagamento dello straordinario e spesso salta pausa pranzo o cena. Le affermazioni sull’antimafia si commentano da sole e dimostrano anch’esse che Brunetta non sa di che cosa parla ed i risultati ed i sacrifici, anche in termini di vite umane per il contrasto al crimine organizzato ed alle mafie, lo dimostrano”.

E il segretario del Silp Cgil giudica “doveroso un chiarimento da parte dell’esecutivo” perché o “alcuni esponenti di governo, sulla sicurezza, pronunciano parole in libertà, oppure si vuole aprire una questione istituzionale con la polizia”.
“Nel nostro paese gli operatori di polizia e i cittadini – dice Claudio Giardullo – attendono ancora di sapere qual è la raffinata strategia di sicurezza che sta dietro i tagli alle forze dell’ordine, la riduzione delle volanti, la chiusura dei commissariati, la riduzione del personale, con inevitabile aumento dell’età media degli operatori, l’impiego dei militari in compiti per i quali non sono preparati o l’apertura del mercato della sicurezza privata con le ronde”. E in questo scenario “il ministro Brunetta non trova di meglio che discettare sui poliziotti ‘panzoni’ – conclude Giardullo – dimenticando il contributo, professionale e personale, delle forze di polizia nella lotta alla criminalità, e dimenticando di onorare i propri impegni di ministro della Funzione Pubblica, come quello sulla tutela del personale che subisce infermità a causa dell’impegno operativo”.

E, come se non bastassero le esternazioni di Brunetta,  i ministri Angelino Alfano e Roberto Maroni che presiederanno il G8, se la devono vedere con la clamorosa protesta dei “celerini”. I poliziotti del reparto Mobile hanno proclamato “il primo sciopero delle forze dell’ordine per sabato”. A ventiquattr’ore dal G8 dei ministri della Giustizia e dell’Interno. Così sono i “celerini” – proprio quelli che devono garantire l’ordine pubblico contro i disordini dei manifestanti – e non i no global a creare il primo, serio problema per il Viminale. La protesta degli agenti dei 14 reparti Mobile italiani è originata dal mancato pagamento da gennaio degli straordinari. Ma a rendere ancor più imbarazzante la situazione per i ministri è che lo sciopero viene proclamato da un sindacato di recente costituzione e di ispirazione di centrodestra: si tratta del Movimento per la sicurezza affiliato al Coisp che, solo a Roma, ha mille iscritti, quasi tutti del reparto Mobile. E, non a caso, un segretario generale, Adolfo Guglielmi, con un passato nell’Ugl.
Ida Rotano

(Tratto da www.aprileonline.info)

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