Minacce ai politici locali: «Se anche ti votano ti bruciamo la casa»,

Il Corriere della Sera, Sabato 24 giugno 2017Minacce ai politici locali: «Se anche ti votano ti bruciamo la casa»
Il rapporto «Avviso pubblico». In Lombardia sono Milano, Mantova, Como e Pavia le province con maggiori episodi. La Dia: «La ‘ndrangheta mira sempre più al governo diretto del territorio»

di Luca Rinaldi

La provincia è una frontiera. Lo sanno bene i politici locali d’Italia destinatari delle quasi cinquecento intimidazioni censite dall’ultimo rapporto «Amministratori sotto tiro» dell’associazione Avviso pubblico. In Lombardia i casi rilevati nel 2016 sono stati diciotto tra le province di Milano, Mantova, Como, Pavia, Lecco e Brescia che hanno coinvolto soprattutto sindaci e consiglieri di quindici comuni.
Si va dall’uomo che vive di espedienti che in cerca di denaro arriva fin dentro il palazzo a minacciare il presidente del consiglio comunale di Paderno Dugnano alla telefonata in piena notte al segretario comunale che presta servizio in sei amministrazioni del Pavese che lo avverte di «stare attento a quel che fa», passando per le tensioni nel corso delle campagne elettorali con minacce e sedi imbrattate, fino alle aggressioni per uno sfratto predisposto dopo mesi di morosità in un alloggio comunale. Il rapporto presentato ieri all’Università Guido Carli di Roma ha allargato il campo anche al lavoro sul territorio della polizia locale, e tra gli episodi ha censito pure l’aggressione a danno di due operatori finiti al Niguarda con sette giorni prognosi, avvenuta il 10 maggio dello scorso anno al quartiere Bovisa, a Milano. Se è vero che, come si legge nel rapporto, «emerge come una significativa percentuale degli atti di minaccia ed intimidazione non abbia alcuna origine specificamente criminale», ma che al contrario siano «spesso i problemi economici, sociali e talvolta culturali e ideologici che spingono gli individui, singolarmente o in gruppo, a colpire un amministratore locale», dall’altra parte il contesto lombardo negli ultimi anni ha mostrato come la radicazione della criminalità organizzata sui territori arrivi a incidere in modo forte sull’attività amministrativa.

Significativa è stata la vicenda sollevata proprio dal Corriere della Sera sull’organizzazione del festival dello Stocco di Mammola a Corsico, poco meno di 40 mila abitanti e una delle culle delle cosche lombarde con Buccinasco e Cesano Boscone. L’iniziativa che si sarebbe dovuta tenere lo scorso ottobre patrocinata dal Comune è stata rimandata dopo che sui manifesti come nome del referente è comparso quello di Vincenzo Musitano, genero del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Pelle e fratello di due uomini coinvolti in operazioni di ‘ndrangheta. Nasce proprio in quel contesto una concitata seduta del consiglio comunale che ha visto insulti e minacce sollevarsi dal pubblico e dirigersi all’indirizzo di alcuni consiglieri (tra cui l’ex sindaco di Corsico Maria Ferrucci), che avevano avuto la «colpa» di proporre di discutere dell’iniziativa. Tipiche del metodo mafioso anche una serie di intimidazioni che si sono verificate nel giro di tre mesi tra le province di Lecco e Como, storie di teste di maiale e auto incendiate. Del resto la stessa Direzione nazionale antimafia ha sottolineato come, anche in Lombardia, la criminalità organizzata, e in particolare la ‘ndrangheta calabrese, miri oltre all’acquisizione di attività economiche anche «all’inserimento in competizioni elettorali al fine di procurare voti a soggetti poi disponibili ad esaudire i desiderata del sodalizio mafioso nonché́il conseguimento di vantaggi ingiusti». Osservate speciali restano infatti le tornate elettorali, caratterizzate da minacce come quelle recapitate al candidato sindaco di Badia Pavese Fabio Lanza: «A Badia chi ti vota? E se anche ti votano ti bruciamo casa. Abbiamo sempre comandato noi. Ti uccidiamo». Mentre dietro la tastiera la frontiera dell’intimidazione «social» prende sempre più piede anche in Lombardia con le minacce di morte denunciate dal sindaco di Solferino Gabriella Felchilcher in seguito al progetto di unificazione con Castiglione, nel Mantovano. Alcuni mesi dopo sono comparse scritte ingiuriose e striscioni contro il sindaco anche davanti al Comune. I diciotto casi registrati in Lombardia piazzano la regione all’ottavo posto della «classifica» guidata da Calabria, Sicilia e Campania.

 

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