Milano, traffico di rifiuti e agevolazione di attività mafiosa: ai domiciliari due imprenditori. Sequestri per 350mila euro

Il Fatto Quotidiano

Milano, traffico di rifiuti e agevolazione di attività mafiosa: ai domiciliari due imprenditori. Sequestri per 350mila euro

Secondo gli inquirenti, l’azienda utilizzava una falsa classificazione dei rifiuti per risparmiare sui costi di smaltimento e si interfacciava con la criminalità organizzata. Sequestrate somme per un totale di oltre 350mila euro, una cava e un impianto di trattamento nella zona Sud-ovest della città

di F. Q. | 6 MAGGIO 2021

Cercavano di abbattere i costi di smaltimento dei rifiuti attraverso una falsa classificazione, avvantaggiando anche la criminalità organizzata. Con queste accuse, i carabinieri forestali di Milano e Lodi, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno disposto gli arresti domiciliari per due imprenditori del posto a cui è contestata anche l’aggravante di agevolazione di attività a stampo mafioso. L’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari, ha previsto anche il sequestro del 100% delle quote di due società riconducibili ai soggetti. In particolare, per una di queste, la EcolService Srl – già nota alle cronache per il suo coinvolgimento nell’indagine “Mensa dei poveri” – è stato ordinato il sequestro della cava e dell’impianto di trattamento di rifiuti nella zona Sud-Ovest di Milano oltre che di somme per 354.772 euro.

Come riporta la nota delle forze dell’ordine, dalle intercettazioni utilizzate per le indagini è emerso che uno dei due uomini fosse il titolare di alcune ditte riconducibili a personalità di spicco dell’organizzazione criminale definita ‘locale di Corsico Buccinasco’. Secondo gli inquirenti, l’uomo intratteneva rapporti diretti con i responsabili dell’impianto per definire di volta in volta le modalità illecite di concessione. In questo modo, si venivano a creare dei vantaggi indebiti a favore delle società riconducibili alla criminalità organizzata in termini di costi di gestione dei rifiuti, che permettevano alle ditte di stare sul mercato a prezzi più vantaggiosi dei concorrenti.

Questo metodo, basato appunto su una falsa classificazione dei rifiuti, secondo la procura coinvolgeva anche quelli potenzialmente pericolosi che richiedono, prima di essere trattati, alcune analisi per escluderne proprio la pericolosità. Il lavoro degli investigatori ha messo in evidenza che quest’obbligo veniva invece continuamente ignorato utilizzando dei codici riferiti a materiali non pericolosi, ottenendo così notevoli risparmi in termini economici e di smaltimento. Il traffico illecito, spiegano ancora le forze dell’ordine, era possibile grazie a un accordo con la cava che accettava i rifiuti consapevole della loro falsa classificazione, facendosi pagare di volta in volta un sovrapprezzo in base ai carichi in ingresso, provenienti soprattutto da cantieri di Milano.

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