Milano, città aperta ai boss: la conta degli appalti pubblici.E VAI !!!!!!

La Repubblica, venerdì 14 Luglio 2017

IL DOSSIER
Milano, città aperta ai boss:la conta degli appalti pubblici
LE CARTE – DAL 2010 A OGGI, COSA NOSTRA, ‘NDRANGHETA E CAMORRA HANNO LAVORATO OVUNQUE: DA EXPO FINO AI CANTIERI PER L’ATM

di Davide Milosa Milano

Gare pubbliche e appalti. La torta allestita in questi anni è stata divorata. Milano che cambia. Milano città aperta alle mafie. Da Cosa nostra alla ‘ndrangheta alla camorra. I clan ballano da soli o in cordata. Poco importa. Ciò che conta è intascare. Aziende pulite, colletti bianchi, politici collusi. Tutto è servito in questi ultimi sei anni per mettere le mani su un tesoro pubblico che va ben oltre il conto dei 100 milioni di euro. Una voragine nera, dentro la quale è finito di tutto: dalle nuove tratte della metropolitana all’Expo, dai collegamenti infrastrutturali come Brebemi, Teem e Pedemontana, fino alle gare bandite da Ferrovie nord, una delle società partecipate più ricche d’Italia, e addirittura quelle dell’Atm, l’azienda comunale per il trasporto pubblico. Il quadro è allarmante. A disegnarlo, per la prima volta, un dossier complessivo arrivato nei giorni scorsi sul tavolo dell’autorità giudiziaria milanese.

L’asse tra Platì e Siderno Un’interdittiva al mese

La prima interdittiva, che è un atto amministrativo e non penale, risale al 15 settembre 2010. Appalto nel mirino, quello della Tangenziale est esterna Milano (Teem). Valore 150mila euro. Lavora una società collegata direttamente alla ‘ndrangheta. Nello specifico alla famiglia Barbaro di Platì che ha recentemente ritrovato in libertà uno dei suoi capi più rappresentativo come Rocco Papalia, rientrato nella sua casa di Buccinasco dopo oltre vent’anni di galera. I Barbaro-Papalia rispuntano altre volte. Incassano gare per le linee della metropolitana e anche per l’Expo. L’ultima interdittiva è invece del 25 novembre 2016. Appalto di nuovo nelle mani della ‘ndrangheta. Società bergamasca in odor di cosche della zona di Siderno. La stazione appaltante è Ferrovie nord. Nel mezzo, i documenti raccolti dalla procura sono ben 76, 12 all’anno circa, un’interdittiva al mese. Non male per l’ex capitale morale. Il denaro pubblico è un vero tsunami. Cifra dopo cifra, gara dopo gara, si sfonda tranquillamente il tetto dei 100 milioni di euro, non tutti finiti in tasca ai clan. A spartirsi 106 appalti, 22 famiglie mafiose. Chi vince, naturalmente, è la ‘ndrangheta. Ma c’è ad esempio anche la camorra dei Casalesi che nel 2012 manda ruspe e camion sui lavori della linea 5 (la lilla) della metropolitana. Il tratto oggi è attivo e inaugurato ormai da tempo. Nei suoi cantieri hanno lavorato anche gli uomini di Cosa nostra, nello specifico lungo il segmento Bignami-Garibaldi-San Siro. Sulla linea 4 (ancora da completare), nella tratta tra il Policlinico e l’aeroporto di Linate ci finisce il clan calabrese Santaiti-Gioffrè. Si diceva, le opere infrastrutturali. Quella, ad esempio, dei collegamenti tra l’autostrada dei laghi e gli svincoli per l’ingresso ad Expo. Appalto da circa 2 milioni di euro andato in conto alle famiglie calabresi Aquino-Mazzaferro.

Boss con il vento in poppa, dunque e nonostante i protocolli di trasparenza e legalità. A poco è servito anche lo strumento delle white list. In diversi casi, si è visto, che le aziende dei clan vantavano anche un immacolato certificato antimafia. La mappa è vasta. Proseguiamo. La potentissima famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto, nel 2013, prende appalti per oltre 600mila euro, lavorando soprattutto all’interno di Expo e sulle arterie autostradali come Pedemontana e Brebemi. I Grandi Aracri di Cutro, anche loro originari del Crotonese come gli Arena e presenti in tutto il nord Italia, si infilano in una gara da oltre 11 milioni di euro per Teem e Pedemontana. È il giugno 2013. Oltre un milione di euro valgono invece gli appalti ai quali partecipano almeno due aziende entrambe riconducibili alla cosca Iamonte di Melito Porto Salvo e che qua in Lombardia, storicamente resta radicata nella zona tra Monza, Desio e Seregno. I calabresi del clan Cataldo arrivano, poi, direttamente nel centro di Milano, lungo i Navigli. Sul tavolo i lavori di rifacimento della Darsena. Ma ce n’è veramente per tutti. L’elenco è impressionante. Gli stiddari, ad esempio, si infiltrano in buona parte dei subcontratti che riguardano tre opere infrastrutturali.

Messinesi in trasferta, la sanità il vero business

Un trust di famiglie messinesi, invece, si accomoda sul maxi-appalto della Piastra Expo strappando lavori fino a oltre 5 milioni di euro. Questa la fotografia appena passata. Ma chiusa una stagione, ecco un’altra all’orizzonte. Perché dopo l’abbuffata di Expo, la città si prepara a un nuovo rilancio di grandi opere pubbliche. Sul piatto, soprattutto il fascicolo sanitario, con la nuova Città della salute che avanza a passi spediti, e importanti strutture ospedaliere ormai desuete che andranno spostate. In Regione Lombardia i progetti sono già stati messi nero su bianco. Le ruspe dei boss sono di nuovo accese.

 

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