Metropolis .Usura a Sorrento: indagati, sequestri e perquisizioni. La pista porta a Castellammare

La sensazione che i tentacoli assassini degli usurai strangolassero anche Sorrento si avvertiva già da diverso tempo. Ma ora c’è di più. C’è un’inchiesta, delicata, partita da giorni e che potrebbe sconvolgere parecchi equilibri, magari portando sotto accusa insospettabili imprenditori e colletti bianchi. Gente dal volto pulito ma scesa a patti e in affari (illeciti) con le mani sporche degli strozzini che valicano anche il ponte di Seiano. Una sorta di confine apparentemente inespugnabile dove, a detta di qualcuno, il morbo criminale sembra un vero e proprio fantasma innominato e innominabile che, in effetti, pare poter lavorare sodo, comunque nell’ombra, per evitare di fare troppo rumore e destare tremendi sospetti. Eppure la tentata estorsione alla ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti a Vico Equense e Meta sfociata poi in un paio di processi e tre condanne, la sparatoria della notte di Ferragosto di due anni fa alla Marina di Seiano e un derby tra Juve Stabia e Sorrento truccato, sotto lo sguardo attento della camorra, nel nome delle scommesse, dimostrerebbero puntualmente l’esatto contrario.

L’INCHIESTA La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha acceso i motori. E sta accelerando nelle indagini per chiudere il cerchio e mettere definitivamente con le spalle al muro i signori dello strozzo. Un fascicolo è aperto da tempo: all’interno ci sono segnalazioni, documenti, riscontri investigativi. Elementi già ritenuti abbastanza importanti per l’inchiesta. Gli inquirenti sono molto cauti anche se avanzano spediti tant’è che, nelle ultime ore, è partita una sfilza di notifiche affidate ai carabinieri. Ci sono «verbali di elezione di domicilio» da consegnare e compilare senza indugio: si tratta dei primi atti ufficiali nei confronti degli indagati.

GLI INDAGATI Almeno quattro, stando alle voci di corridoio, sono i nomi cerchiati in rosso e top secret sull’agenda del pubblico ministero a cui è stato affidato il coordinamento dell’inchiesta. L’ipotesi di reato battuta dalla Procura è molto semplice quanto inquietante: concorso in usura. Tre parole chiave, che fanno capire quanto importante sia sbrogliare presto la matassa, accertare se si tratta di «cani sciolti» oppure di una cellula usuraia legata in qualche modo alla criminalità organizzata. Non è ancora chiara l’origine del procedimento: possibile che qualche vittima abbia detto basta, rivolgendosi alle forze dell’ordine, chiedendo un aiuto, in preda al panico e alle minacce. Gente comune, che lavora da mattina a sera. Magari imprenditori che, già all’angolo per la crisi, le tasse e gli affitti da pagare vengono pure vessati dall’usura-ombra che da Sorrento intende tirare fuori denaro fresco, da reinvestire in altri affari e in altri mercati.

I SEQUESTRI Chi si è visto bussare al citofono di buon’ora dai carabinieri per la consegna della «lettera» che suggella l’entrata, da indagato, nel corposo faldone del pm, ha anche dovuto spalancare le porte di casa a causa delle perquisizioni. È certamente il caso di un libero professionista di Sorrento, di buona famiglia, giovane, con la passione per gli affari legali, anche da penalista. Ma è anche quello di un altro indagato, con una posizione meno sfumata nell’inchiesta, che si è visto sequestrare – su disposizione dell’autorità giudiziaria – un bel po’ di soldi in contanti. Tutti hanno già dovuto provvedere alla nomina dei propri difensori di fiducia. Così come hanno fatto l’altro giorno altre due persone coinvolte nelle indagini, ma originarie di Castellammare di Stabia e spesso di stanza a Sorrento.

L’ASSE STABIESE E’ un’evoluzione senza alcun ombra di dubbio importante, che fa spalancare ulteriormente gli occhi agli inquirenti, che apre scenari enormi. Riflettori accesi sull’asse di ferro Sorrento-Castellammare di Stabia anche per «dovere d’ufficio», per verificare eventuali connivenze o complicità della malavita. Un particolare che alla fine può davvero fare la differenza. Un interrogativo non da poco affidato alle cure di magistrati e «007» sguinzagliati a tutto campo per escludere o eventualmente trovare conferme sull’influenza della criminalità sull’intera faccenda che ha già in ogni caso prodotto tensione, palpabile e visibile. Come quella respirata giorni fa in un albergo del centro storico di Sorrento, già aperto per la nuova stagione turistica, con il personale che alle 7 del mattino ha dovuto far «temporaneamente» evacuare le stanze ai clienti a causa dell’irruzione dei carabinieri per una perquisizione lampo.

GLI SCENARI Bocche cucite, come ovvio che sia in questo caso. Nessuno parla, nessuno si lascia scappare confidenze. Neanche un volto tirato. Siamo nella fase clou delle indagini preliminari della Procura e c’è anche il rischio di non poter riuscire a raccogliere tutto il materiale necessario per dare esecuzione a interventi più «invasivi», certamente differenti ai sequestri e alle perquisizioni andati in onda in settimana.

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