Metro C, a Roma la linea giubilare è diventata una Via Crucis

L’Espresso, Giovedì 10 dicembre 2015

Metro C, a Roma la linea giubilare è diventata una Via Crucis
Sono sei mila le verifiche antimafia per una metropolitana di appena 25 chilometri che probabilmente non vedrà mai la luce. Mafia, ‘ndrangheta, quel che resta della Banda della Magliana e di Mafia Capitale: ognuno ha una sua fetta di profitto

DI SARA DELLABELLA

Doveva essere pronta per il Giubileo del 2000, probabilmente non lo sarà neppure per quello del 2025. Questa è la storia della metro C e dei suoi cantieri infiniti che continuano ad infestare il paesaggio del centro storico romano.

La Corte dei Conti in una relazione mette sotto la lente di ingrandimento i subappalti della metro, circa due mila aziende che per conto del “general contractor” gestiscono 5000 appalti. Una giungla di appalti e subappalti a piccole e medie imprese sparse su tutto il territorio nazionale che che sfugge ad ogni tipo di verifica e sulla quale avrebbero messo mano anche Salvatore Buzzi eMassimo Carminati, come ha rivelato il boss delle cooperative in uno dei suoi interrogatori.

La trasparenza dei contratti era finita già lo scorso luglio nel mirino dell’Anac che in una relazione ammoniva il comportamento del “Consorzio Metro C” composto dai big dell’edilizia Astaldi, Vianini Lavori, Consorzio Cooperative Costruzioni, Ansaldo Trasporti sistemi ferroviari per la maniera con la quale era stata trattata la realizzazione dell’opera.

In particolare l’Autorità guidata da Raffaele Cantone si soffermava sulla progettazione dell’opera, scrivendo: “Si ritiene che l’operato di Roma Metropolitane non sia coerente con i principi di trasparenza ed efficienza per aver messo a gara un progetto di tale rilevanza in carenza di adeguate indagini preventive per una parte molto estesa del tracciato e senza tenere in debito conto i pareri espressi dalla Soprintendenza archeologica. Pertanto, il ritrovamento di reperti archeologici nelle attività di indagine ed esecuzione dei lavori non posso essere qualificati come eventi di forza maggiore. Al contrario, si tratta di attività rimesse al Contraente generale”.

A dare il via alle indagini due esposti a firma di Riccardo Magi e Antonio Tamburrino, ingegnere ferroviario che per primo progettò la linea C, salvo poi vedersi stracciare il progetto. Grazie agli esposti depositati ad agosto 2014, sia alla Procura della Repubblica che alla Procura della Corte dei Conti, sono partite le indagini che contestato un danno erariale di oltre 360 milioni solo per il primo tratto della linea.

Perchè come si legge negli atti “i due obiettivi strategici – il rivoluzionamento della mobilità cittadina e la scoperta, valorizzazione e tutela del patrimonio archeologico – sono stati entrambi mancati. Al contempo è rimasta violata la legittima aspettativa dei cittadini acché i fondi pubblici ricavati dalla tassazione siano investiti in opere, iniziative e lavori di pubblica utilità. Quello che è stato fatto non ha raggiunto l’obiettivo e tutto quello che è stato speso è stato speso in difformità all’interesse pubblico”.

Radicali incassano un risultato politico non da poco, soprattutto ora che ambiscono a governare la Capitale con Riccardo Magi che racconta a L’Espresso: “alla metro C lavorano oramai più avvocati che operai. Ma in due anni e mezzo di amministrazione Marinonessun gruppo consiliare ha mai voluto affontare la questione in una seduta specifica nonostante le mie richieste. E’ saltato tutto, l’opera appaltata dopo le varianti non esiste più e per il tratto centrale non c’è più un progetto dal 2010″.

Come a dire che i cantieri di Via dei Fori imperiali rischiano di rimanere tali a vita perchè “manca il nulla osta ai lavori da parte della Sovintendenza”. Inoltre domani in conferenza stampa i Radicali anticipano che chiameranno in causa anche il Cipe ed il Premier Renzi, perchè “quella della metro C non è una questione solo romana, ma l’esempio eclatante di come vengono spesi i soldi pubblici nel nostro Paese quando si parla di grandi opere”.

Il lavoro di osservazione dei Radicali iniziato nel 2006, ha trovato inconfutabili riscontri negli anni successivi quando, anche grazie all’acquisizione di una corposa relazione della Corte dei Conti del 2011, è stato possibile ricostruire le vicende immediatamente successive alla sottoscrizione del contratto afferente la progettazione e la realizzazione della Metro C. È emerso subito che la Metro C procedeva al di fuori di ogni crisma di legalità e che, comunque, i ritardi e i costi crescenti costituivano una gravissima violazione del contratto”.

Il prossimo 15 dicembre se il Comune non paga, le imprese minacciano di abbandonare i contieri, a partire da San Giovanni, punto nevralgico dell’intero progetto, ideale punto di scambio tra la linea A e C.

Ma se il Consorzio se la prende con il Comune, la Corte dei Conti punta il dito proprio contro le imprese che avrebbero guadagnato due volte dalla realizzazione dell’opera. Prima aggiudicandosi l’appalto e poi con una percentuale sui lavori svolti dalle ditte subappaltatrici.

Che vi fossero dei problemi sul capitolo dei subappalti era cosa nota. Già nell’apertura dell’anno giudiziario, il pm De Dominicis aveva richiamato i titoli di due procedimenti aperti riguardanti la più grande opera in corso: “Denunce nei confronti di METRO-C General Contractor per compensi non dovuti e frode” e “Procedimento di revoca della licenza della Città di Roma Metronotte, Società Cooperativa per provvedimento interdittivo antimafia “.

Il giornalista Enrico Nocera che recentemente ha pubblicato un libro inchiesta “Metro C” (edizioni Round Robin) racconta che sono molte le ditte in odor di mafia che lavorano ai cantieri. Per esempio la Arc Trade di Marco Iannilli, commercialista e prestanome di “er cecato” Carminati o La Palma, azienda siciliana specializzata in movimentazione terra che nel 2008 si aggiudica quattro appalti nei cantieri della metro C, lavori l’anno successivo perchè l’azienda riceve un’interdittiva antimafia. Mafia, ‘ndrangheta, quel che resta della Banda della Magliana e di Mafia Capitale: nei lavori della metro C ognuno ha una sua fetta di profitto.

Speiga Nocera “Le notizie circa infiltrazioni quanto meno sospette risalgono a più di tre anni fa, da allora è calato il silenzio più totale.Più fitta è  la rete, minore la trasparenza. E meno male che la famosa Legge Obiettivo per le grandi opere, in cui è inserito anche il finanziamento per la Metro C di Roma, doveva semplificare tutto: da un lato il committente, dall’altro il contraente generale realizzatore dell’infrastruttura. Fu definita “corsia preferenziale” per le grandi opere; si è trasformata nelle sabbie mobili in cui affoga qualunque tentativo di fare chiarezza” .

Così dalle carte si scopre che oltre alle aziende colpite dalle interdittive ci sono persone già note alla magistratura, come Fabrizio Montali, vincitore di un subppalto per garantire la sicurezza all’interno delle nuove stazioni e che vanta forti legami con Enrico Nicoletti cassiere della Banda della Magliana. Nella lista degli appaltatori finisce anche un imprenditore di Nettuno, Aldo Ludovisigià finito agli arresti nel corso dell’operazione antimafia “Appia 2“, che ritroviamo nel dossier stilato da Libera “Anzio e Nettuno laboratorio criminale delle mafie del centro Italia”. Il Consorzio Metro C, dal canto suo, ha però più volte ribadito di aver avviato una collaborazione con la Prefettura e che dall’inizio dei lavori le verifiche antimafia sono state più di seimila.

Sei mila verifiche antimafia per appena 25 chilometri di metropolitana che probabilmente non vedra’ mai la luce, nonostante le 45 varianti (di cui 23 ritenute illeggittime dalla magistratura) al progetto originale, con fermate cancellate dal progetto e una linea che per ora è una Via Crucis.

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