Mazzette per gli appalti ai Casalesi, arrestato l’ex sindaco Di Muro

Mazzette per gli appalti ai Casalesi, arrestato l’ex sindaco Di Muro

Martedì 26 aprile 2016

S. MARIA C.V./CASALE. C’è l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro, tra le nove persone arrestate nell’ambito dell’operazione congiunta di Guardia di Finanza (Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli) e Carabinieri (Nucleo Investigativo di Caserta). Gli indagati rispondono a vario titolo dei reati di corruzione e turbativa d’asta con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi

L’indagine riguarda l’appalto per i lavori di consolidamento di Palazzo Teti, immobile ubicato in via Roberto D’Angiò confiscato al padre dello stesso primo cittadino, Nicola Di Muro. La gara, che negli anni ha subito vari rallentamenti, secondo l’ipotesi accusatoria della Dda di Napoli, sarebbe stata vinta da un raggruppamento di imprese ritenuto vicino al clan guidato da Michele Zagaria. Già nel luglio 2015 l’ex sindaco, in carica fino a pochi mesi fa, fu oggetto di una perquisizione.

Biagio Di Muro, fino a dicembre 2015 sindaco di Santa Maria Capua Vetere, e’ stato arrestato dai carabinieri, insieme ad altre otto persone, nell’ambito di un’inchiesta in collaborazione con la guardia di finanza di Napoli che ha svelato un giro di mazzette per appalti pubblici assegnati a ditte vicine al gruppo Zagaria del clan dei Casalesi

Con l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Roberto Di Tommaso, per il quale il gip di Napoli ha disposto i domiciliari. Figura chiave nell’inchiesta della Dda partenopea – sostituti D’Alessio, Giordano, Landolfi e Sanseverino – sarebbe, a giudizio degli investigatori, quella dell’altro indagato destinatario di ordinanza cautelare Alessandro Zagaria, imprenditore ritenuto l’anello di congiunzione tra l’amministrazione e il clan guidato dal boss – solo omonimo – Michele Zagaria.

Di Muro e’ in carcere insieme all’imprenditore del settore della ristorazione, Alessandro Zagaria, 30 anni, nessuna parentela con il boss Michele, l’unico pero’ che deve rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Altri sette indagati tra funzionari comunali e ‘faccendieri’ devono rispondere a vario titolo di corruzione e falsita’ in atto pubblico, reati aggravati dall’aver agevolato una cosca.

fonte:http://www.edizionecaserta.it/


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