Maxioperazione della DDA di Bari. Indagati colletti bianchi e nomi eccellenti

“E’ la mafia dei colletti bianchi” – Bari, maxi-blitz e ottanta arresti
Avvocati e bancari affiliati ai clan. Sequestrati beni per 220 milioni
Duro colpo in Puglia al clan Parisi. Sono 83 le persone colpite da ordinanza di custodia cautelare, 227 gli immobili sequestrati tra ville, appartamenti a Bari e Montecatini Terme, capannoni industriali a Baricentro di Casamassima e Mantova, quasi 700 conti correnti bancari, 61 autovetture lussuose, quote sociali di società con fatturati di svariati milioni di euro, tra le quali la Sport&More con sede in molte città. Il valore dei sequestri è pari a 220 milioni di euro. L’operazione Domino è stata conclusa stanotte dai militari del gruppo investigativo sulla criminalità organizzata di Bari, con il supporto del servizio centrale investigazioni sulla criminalità organizzata, e da oltre mille colleghi in servizio in Puglia. L’indagine, nata oltre tre anni fa e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia barese, ha inferto un colpo durissimo alle organizzazioni mafiose radicate nella regione, proprio perché ha centrato i patrimoni, cuore dell’organizzazione.

Il boss preso coi fedelissimi
Savino Parisi, detto «Savinuccio», 48enne capo dell’organizzazione mafiosa radicato nel quartiere Japigia di Bari, è stato arrestato dalla Gdf insieme ai suoi fidatissimi: Battista Lovreglio, 51 anni, Giuseppe Sciancalepore, 54, Cosimo Fortunato, già pregiudicati per reati legati alla mafia. A tutti vengono contestati reati pesantissimi: associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, traffico internazionale di stupefacenti, usura, turbativa d’asta e riciclaggio.

Savinuccio Parisi, terminati di scontare 14 anni di carcere per fati di mafia, aveva immediatamente ripreso le redini dell’organizzazione con lo sviluppo di attività illecite. Il traffico di sostanze stupefacenti si è rivelato la prima fonte di accumulo di soldi. Legato in affari con una potentissima cellula italo-serba di trafficanti con centro a Milano, Parisi ha acquistato nel tempo decine di chili di cocaina tutti sequestrati nel corso delle indagini dalle Fiamme Gialle. Per questo motivo, stamani sono stati arrestati Luigi Magrini, 37enne trasferito a Milano per seguire da vicino l’affare, Francesco Martiradonna, 36enne figlio del pregiudicato Vito; Francesco Calzolaio, 31 anni, e Nicola Iandolo, di 40, corrieri della droga.

Rapine e sequestri per finanziare la cosca
Parisi, associato a Angelo Michele Stramaglia, detto «chelangelo», ammazzato l’aprile scorso e già capo della già operativa organizzazione criminale riferita al «clan Parisi», aveva nuovamente acquisito il pieno controllo del territorio accumulando enormi ricchezze frutto di rapine ai tir, sequestro di persona, usura con tassi di interesse sui prestiti vicini al 300%, turbativa delle aste giudiziarie. Le mani sull’edilizia universitaria Il riciclaggio ha costituito la naturale conseguenza dell’opera criminale del clan. I finanzieri hanno ricostruito nel tempo tutti i flussi finanziari del denaro accumulato, determinando come Parisi avesse addirittura gettato le fondamenta, tra le altre cose, per «un’opera colossale»: un progetto di edilizia universitaria, noto come Centro integrato universitario, si legge nella nota della Gdf. Una struttura tra le più grandi in Italia capace di accogliere oltre 3.500 studenti, offrendo strutture didattiche di assoluta avanguardia. Le concessioni per la costruzione, già ottenute dal clan da parte del Comune di Valenzano, stava per fruttare all’organizzazione guadagni milionari anche grazie alla collusione di imprenditori confacenti. Il valore dei lotti acquisiti e ora sequestrati dalla finanza, è pari a 30 milioni di euro, che, se confiscati, potrebbero entrare nelle casse dello Stato.

Coinvolti anche i colletti bianchi
Coinvolti nell’inchiesta alcuni colletti bianchi. Insospettabili professionisti e amministratori pubblici del Comune di Valenzano, in particolare l’ex vicesindaco Donato Amoruso e l’assessore Vitantonio Leuzzi, si sono adoperati, secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle, per agevolare l’iter burocratico legato all’approvazione delle concessioni, con la promessa di partecipare agli utili frutto della vendita dei beni realizzati, configurando così gravissimi reati di corruzione. L’imprenditore Antonio Perilli, uomo di fiducia di Stramaglia, era stato agevolato dal clan nell’elezione a consigliere comunale di Valenzano per poter intervenire in ogni utile necessità. Il denaro sporco era ripulito tramite la Sport&more, società leader a livello internazionale nel commercio di abbigliamento sportivo. Ricostruite dalla finanza le operazioni finanziarie, definite «vorticose», legate agli investimenti del clan in questa attività imprenditoriale legale, pari a 3 milioni di euro. Nicola Settanni, genero di Stramaglia, è stato individuato quale anello di congiunzione tra Parisi e l’amministrazione della società.

Un giro d’affari da 10 milioni di euro
Il Gico di Bari ha ricostruito in 10 milioni di euro il complesso delle operazioni finanziarie riciclate nelle diverse attività economiche del «Gruppo societario mafioso», che ha reinvestito non solo in Italia, ma anche all’estero, in particolare in Inghilterra. Sequestrate, con rogatoria internazionale, le quote della Paradise bet (detta anche Bet 1128), una delle più importanti società inglesi nel settore delle scommesse online. La società è risultata di proprietà di Vito Martiradonna, pregiudicato, già cassiere del clan Capriati di Bari Vecchia, recentemente assolto dall’accusa di essere uno degli autori dell’incendio del Teatro Petruzzelli a Bari.

Indagata la parlamentare del Pdl
Nell’ambito dell’operazione la procura antimafia ha aperto un’indagine anche sulla parlamentare del Pdl Elvira Savino. La parlamentare, originaria di Castellana Grotte (Bari), è indagata per aver agevolato l’attività di riciclaggio del denaro proveniente dalla bancarotta della società “New Memotech srl” per la quale l’imprenditore barese Michele Labellarte (ritenuto il riciclatore della mala, poi deceduto) era stato condannato per bancarotta fraudolenta.

Secondo l’accusa, Savino ha agevolato l’attività illecita consentendo la fittizia intestazione di un conto corrente bancario. In cambio avrebbe ottenuto – sempre secondo l’accusa – «numerosi favori e regalie»: la concessione di una carta di credito collegata alla promozione di un vettore aereo con addebito sul conto di Labellarte (giugno 2007); il cambio di un assegno di 3.000 euro datole dal fratello Gianni (ottobre 2007); tre aiuti finanziari per complessivi 3.500 euro (nel 2008); il pagamento di un biglietto aereo Roma-Bari nel 2008; due ricariche telefoniche (nel 2008).

(Tratto da La Stampa)
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