Maxiblitz a Caserta, la missione al casinò del presidente della Provincia

Il Mattino, Mercoledì 14 Settembre 2016,

Maxiblitz a Caserta, la missione al casinò del presidente della Provincia

di Marilù Musto

Dal paesino di Alvignano fino alla serenissima Venezia con furore, per giocare pesante, di getto, al baccarat o alla roulette. Peggio ancora al tavolo di poker. E perdere. Ma c’erano delle volte in cui il presidente della Provincia di Caserta, l’ingegnere Angelo Di Costanzo, riusciva magistralmente a vincere e il brivido del gioco saliva fino al maturarsi dell’epilogo peggiore: perdere di nuovo tutto.

L’azzardo, che passione! Il presidente Di Costanzo, di Forza Italia, avrebbe giocato quasi mezzo milione di euro in un anno nella casa da gioco di Venezia, conosciuta come il Casinò, sospettano i magistrati. «Versava assegni per ricevere le fiches. L’importo minimo era intorno ai 15.000 euro ogni volta e Di Costanzo utilizzava assegni e a volte contanti», racconta uno dei teste-chiave dell’inchiesta, Mario Bartolomeo. Quel denaro usciva dalle tasche del presidente dell’Ente Provincia e dal suo conto in banca dove ogni mese una donna foraggiava versamenti provenienti da varie società di scommesse.

E ora, mentre l’ordinanza firmata dal gip Ivana Salvatore si chiude sui 20 arrestati, l’inchiesta si apre e si allarga verso nuove prospettive, volte a scoprire l’origine di quel denaro. Fiumi di banconote sfociati in centri scommesse. Mentre la Provincia di Caserta, ente di secondo livello, va a rotoli. L’edilizia scolastica è senza fondi, il ramo dei trasporti è lasciato al suo destino e le strade sono piene di buche e rattoppi. La retorica politica urla, ma il pane tutto sommato a Caserta non manca. Così, si preferisce attendere sempre le manette della magistratura. Che non sono come un gioco. Ma di gioco si parla se si fa un nome: Francesco Iavazzi, fratello del patron della squadra di basket Juvecaserta, Raffaele. Francesco Iavazzi, gestore della Impresud, avrebbe preferito concludere un accordo con la Termotetti, l’impresa «supervincitrice» di appalti, per ottenere la gestione dei rifiuti in una sorta di partnership. E sarebbe finito indagato pure lui.

Da un lato le puntate al casinò, dall’altro la crisi del settore pubblico. Al centro, il grande calderone degli appalti e delle regalie concesse agli amministratori, ma anche due nomi: Alberto Di Nardi e Antonio Scialdone, imprenditore il primo, faccendiere di politici minori il secondo, sempre pronto a raccogliere un osso dagli amministratori della provincia. Sono stati loro a parlare per primi agli uomini della guardia di finanza di Caserta e ai carabinieri. I magistrati della procura di Santa Maria Capua Vetere sospettano che a Di Costanzo sia stata regalata una Porsche rossa in cambio dell’inserimento nel consorzio di persone «vicine» al presidente. «A un certo punto, abbiamo visto che Di Costanzo e la moglie hanno iniziato a circolare con una Porsche del valore di 100mila euro», spiega Rino Offreda, il testimone che il 22 luglio del 2015 aveva bussato alla porta dei sostituti procuratori Alessandro Di Vico e Giorgia De Ponte per raccontare il «sistema» degli appalti. Fiume in piena, certo, ma nel suo ragionamento erano scivolate accuse pesanti. In particolare, era emersa l’assunzione in un’impresa di Dario Barbieri, nipote di Simone Giannetti assessore al comune di Alvignano, dove di Costanzo è il sindaco.

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