Maxi sequestro da un miliardo e 71 arrestati: presi anche 3 casertani

Maxi sequestro da un miliardo e 71 arrestati: presi anche 3 casertani

Illecita commercializzazione di carburanti e riciclaggio in società petrolifere intestate ai prestanome. La ‘mano’ dei Casalesi sugli affari

Redazione

08 aprile 2021 11:52

Maxi operazione contro il business dell’illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio in società petrolifere intestate ai prestanome. Sequestro per un miliardo di euro e 71 arrestati, di cui tre casertani: Ferdinando Auriemma (42 anni di Caserta), Giuseppe Mercadante (42 anni di Caserta) e Antonio Schiavone (46 anni di Capua). L’integrazione delle mafie nel mercato delle imprese è un processo emerso da tempo nelle più importanti indagini sulla criminalità organizzata, tanto che ormai è divenuto sistematico e globale il riciclaggio di denaro, frutto di traffici illeciti, non solo nella economia legale per “ripulirlo”, ma anche nell’economia criminale per produrre ulteriori proventi illeciti, in questo caso attraverso frodi fiscali nel settore degli oli minerali. Le frodi nel settore degli oli minerali sono sempre più spesso oggetto di attenzione da parte dell’opinione pubblica, soprattutto per gli importi milionari sottratti a tassazione. Tuttavia, quest’ultimo sembrava finora un campo criminale riservato a “specialisti” delle cartiere e delle frodi carosello, non necessariamente legati a clan della criminalità organizzata. Ne è derivata una nefasta sinergia tra mafie e colletti bianchi, senza l’apporto dei quali le prime ben difficilmente avrebbero potuto far fruttare al massimo quel tipo di frodi fiscali.

La maxi operazione

L’operazione Petrol-Mafie Spa rappresenta l’epilogo di indagini condotte su una duplice direttrice investigativa dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Napoli, Roma, Reggio Calabria e Catanzaro (con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e di Eurojust) che hanno fatto emergere la gigantesca convergenza di strutture e pianificazioni mafiose originariamente diverse nel business della illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a soggetti insospettabili, meri prestanome. Sul campo oltre mille militari dei rispettivi Nuclei Pef e dello Scico della Guardia di Finanza, nonché su Catanzaro dei Ros dei carabinieri. Mentre sul fronte camorristico risulta la centralità del clan Moccia nel controllo delle frodi negli oli minerali oggetto delle misure odierne, sul versante della ‘ndrangheta i clan coinvolti sono Piromalli, Cataldo, Labate, Pelle e Italiano nel reggino e Bonavota di Sant’Onofrio, gruppo di San Gregorio, Anello di Filadelfia e Piscopisani a Catanzaro.

Il clan Moccia

Sul fronte anti-camorra hanno operato le Dda di Napoli e Roma, a mezzo di indagini rispettivamente sul clan Moccia e sulla Max Petroli Srl. Il sodalizio criminale denominato “clan Moccia” costituisce una tra le più potenti e pericolose organizzazioni camorristiche del panorama nazionale ed è notorio per l’abilità nello stringere patti con esponenti di rilievo dei settori pubblico e privato per agevolare profittevoli investimenti di capitali illeciti nell’economia, legale e illegale. Tra le indagini condotte dalla Dda di Napoli negli ultimi 15 anni sui Moccia, quella odierna mette in luce le più attuali evidenze degli interessi dei Moccia nell’economia legale, in particolare nel “settore strategico dei petroli”. Questa attività prende le mosse nel 2015 da una indagine del Gico della Guardia di Finanza di Napoli, su delega della Dda partenopea, che riguardava inizialmente rilevanti investimenti del clan Moccia nei settori dell’edilizia e del mercato immobiliare. A conferma dell’importanza attribuita al nuovo canale “legale” di investimento, se ne occupa personalmente un esponente di vertice del clan Antonio Moccia, attraverso contatti ampiamente intercettati con l’imprenditore di settore Alberto Coppola, coi commercialisti Claudio Abbondandolo e Maria Luisa Di Blasio e col faccendiere Gabriele Coppetta. Infatti Coppola utilizzava nelle proprie relazioni commerciali la sua parentela con Antonio Moccia, presentandosi all’occorrenza come suo cugino; lo stesso Moccia qualificava Coppola pubblicamente come suo “cugino”.

La ‘mano’ dei Casalesi sugli affari

Attraverso una serie di operazioni societarie, il gruppo entra in rapporti con la Max Petroli Srl (ora Made Petrol Italia Srl) di Anna Bettozzi, che aveva ereditato l’impero di Sergio Di Cesare, noto petroliere romano. La Bettozzi, trovandosi a gestire una società in grave crisi finanziaria, grazie alla conoscenza di Coppola era riuscita a ottenere forti iniezioni di liquidità da parte di vari clan di camorra, tra cui quelli dei Moccia e dei Casalesi, che le avevano consentito di risollevare le sorti dell’impresa, aumentando in modo esponenziale il volume d’affari, passato da 9 milioni di euro a 370 milioni di euro in tre anni, come ricostruito dal III Gruppo Tutela Entrate della Guardia di Finanza di Roma su delega della Dda capitolina, anche grazie alla trasmissione da parte della Procura di Napoli delle proprie risultanze investigative, in totale osmosi informativa. Risulta che la Bettozzi avrebbe sfruttato non solo il riciclaggio di denaro della camorra, ma anche i classici sistemi di frode nel settore degli oli minerali, attraverso la costituzione di 20 società “cartiere” per effettuare compravendite puramente cartolari in modo tale eludere con la Made Petrol le pretese erariali, potendo così rifornire i network delle cosiddette “pompe bianche” a prezzi ancor più concorrenziali.

Gioielli e auto di lusso grazie al business

Il successo imprenditoriale consentiva inoltre agli indagati di mantenere un elevato tenore di vita, fatto di sontuose abitazioni, gioielli, orologi di pregio e auto di lusso. Nel mese di maggio 2019, ad esempio, la Bettozzi fu fermata a bordo di una Rolls Royce alla frontiera di Ventimiglia (IM), mentre si recava a Cannes per partecipare all’omonimo festival del cinema, e trovata in possesso di circa 300.000 euro in contanti. I successivi accertamenti presso il lussuoso albergo a Milano dove soggiornava, consentirono di rinvenire altri 1,4 milioni di euro, sempre in contanti, poi sottoposti a sequestro.

Il vorticoso giro di fatturazioni

Nel frattempo, i Moccia ponevano la base logistica per lo svolgimento delle attività fraudolente negli uffici napoletani di Coppola da dove venivano coordinate le commesse di materiale 3 petrolifero e organizzato il vorticoso giro di fatturazioni per operazioni inesistenti e i movimenti finanziari (esclusivamente on-line). Per il gruppo criminale, infatti, una volta disposti i bonifici relativi al formale pagamento del prodotto energetico sorgeva la necessità di monetizzare in contanti le somme corrispondenti all’Iva non versata all’erario dalle società cartiere. Per la raccolta delle ingenti somme liquide derivanti dalla frode, il clan Moccia si avvaleva di una vera e propria organizzazione parallela, autonoma e strutturata, atta al riciclaggio di elevate risorse finanziarie, gestita da “colletti bianchi”, attiva sia sul territorio partenopeo che su quello romano. In pratica, le società “cartiere” gestite dal gruppo Coppola, una volta introitate le somme a seguito delle forniture di prodotto petrolifero, effettuavano con regolarità ingenti bonifici a società terze, simulando pagamenti di forniture mai avvenute. Quest’ultimo, mediante la propria organizzazione territoriale, provvedeva ai prelevamenti in contanti e alle restituzioni tramite “spalloni”. Nello svolgere tale attività, questo gruppo tratteneva per sé una percentuale su quanto incassato. Si trattava in buona sostanza di soldi provenienti dalle attività illecite dei clan reinvestiti in un settore economico legale, quello dei petroli, per produrre altri proventi illeciti attraverso le frodi fiscali: un effetto moltiplicatore dell’Illecito che finisce per annichilire la concorrenza, sia per i prezzi alla pompa troppo bassi per gli operatori onesti, sia perché questi ultimi indietreggiano quando capiscono che hanno di fronte imprenditori mafiosi. Per il territorio di Roma, quella struttura professionale si avvaleva di altri soggetti che gestivano piccoli gruppi di persone, le cui mansioni erano quelle di effettuare continui prelievi di contanti (in misura frazionata) su conti correnti postali intestati a società cartiere e/o a soggetti prestanome. Tali risorse finanziarie in contanti, una volta raccolte, venivano concentrate nell’area napoletana, e fatte pervenire, tramite “spalloni”, agli stessi riciclatori romani, che successivamente provvedevano alla consegna ai “clienti”, tra i quali come detto figurava proprio il gruppo societario facente capo ad Alberto Coppola e Antonio Moccia, a perfetta chiusura del riciclo di denaro sporco. Riassumendo, quindi, Antonio Moccia, Alberto Coppola e Anna Bettozzi risultano gravemente indiziati di aver stretto un accordo societario di fatto per la commissione di illeciti di cui hanno beneficiato praticamente tutti i soggetti coinvolti; il rapporto con Alberto Coppola è stato fondamentale per la Bettozzi in quanto l’uomo è subentrato nell’azienda in un momento di evidenti difficoltà economiche e gestionali dovute anche ai problemi di salute del marito Sergio Di Cesare. La Bettozzi, infatti, è risultata donna scaltra e molto ben inserita negli ambienti del potere imprenditoriale (e non solo) capitolino, e tuttavia non all’altezza di sostituire da sola il coniuge, petroliere di collaudata esperienza: il patto con Coppola e Moccia, dunque, ha apportato agli affari comuni la competenza “specialistica” del Coppola e soprattutto le provviste finanziare e il sostegno del potere mafioso del Moccia, le une e l’altro non soltanto ben accetti ma anche ricercati dal mondo affaristico romano.

Gli attentati dei clan ‘avversari’

Come emerso dalle indagini napoletane, la rilevanza dell’incipiente business dei Moccia nel settore degli oli minerali, nel quale quel clan era diventato egemone proprio grazie ai prezzi super-competitivi ottenuti grazie alle frodi, provoca reazioni anche violente da parte di altri clan della camorra. Alberto Coppola subisce due attentati con esplosione di colpi di pistola, a seguito dei quali non esita a chiedere aiuto al suo referente e parente Antonio Moccia che si attiva. Ne consegue una pax mafiosa, imposta dai Moccia e suggellata con la cessione di una quota dell’impianto di carburanti al clan Mazzarella.

Custodia cautelare in carcere:

1. COPPETA Gabriele, nato ad Afragola il 04.04.1965;
2. COPPOLA Alberto, nato a Napoli il 19.07.1967;
3. D’AMICO Salvatore alias “O’ Pirata”, nato a Napoli il 01/08/1973;
4. LIBERTI Domenico, nato a Napoli il 26.03.1969;
5. MAZZARELLA Francesco, nato a Napoli il 14.05.1971;
6. VIVESE Giuseppe, nato a Napoli il 06.08.1983.
7. AURIEMMA Ferdinando, nato a Caserta il 19.02.1979;
8. BETTOZZI Anna, nata a Roma il 27/07/1958;
9. BETTOZZI Filippo Maria, nato a Roma il 02/09/1987;
10. COPPOLA Alberto, nato a Napoli il 19.07.1967;
11. D’AGOSTINO Felice, nato a Terlizzi (BA) il 3.02.1982;
12. MERCADANTE Giuseppe, nato a Caserta il 13.01.1979;
13. MOCCIA Antonio, nato ad Afragola (NA) il 13.06.1964;
14. STRINA Roberto, nato il 20.12.1980;
15. SCHIAVONE Armando, nato a Capua (CE) il 07.12.1974.
16. VIVESE Giuseppe, nato a Napoli il 06.08.1983;

Arresti domiciliari:

1. CIUCCIO Raffaele, nato ad Afragola (NA) il 19.06.1964;
2. COPPOLA Eduardo, nato Napoli il 16.12.1962;
3. COPPOLA Roberta, nata a Torre del Greco (NA), il 02.03.1998;
4. COPPOLA Silvia, nata a Torre del Greco (NA) il 23.02.1995;
5. DEL BENE Vittorio, nato a Nocera Inferiore (SA) il 05.02.1981;
6. DI CESARE Virginia, nata a Roma il 25.09.1993;
7. D’APOLITO Ilario, nato a Vallo della Lucania (PZ) il 13.07.1982;
8. DI FENZA Luigi, nato a Napoli il 22.02.1954;
9. LIBERTI Domenico, nato a Napoli il 26.03.1969;
10. LIONE Marco, nato a Napoli il 31.07.1973;
11. SALVI Stefano, nato a Roma il 08.10.1979.
12. SPADAFORA Gennaro, nato a Torre del Greco (NA) il 28.10.1974;
13. TOSCANO Claudio, nato a Napoli il 13.02.1966.

14. ABBONDANDOLO Claudio, nato a Napoli il 22.12.1972;
15. COPPOLA Silvia, nata a Torre del Greco (NA) il 23.02.1995;
16. DI BLASIO Maria Luisa, nata a Napoli il 21.11.1950;
17. FIANDRA Aldo, nato a Casoria (NA) il 20.04.1960;

fonte: https://www.casertanews.it/cronaca/operazione-petrol-mafie-sequestri-arresti-casertani-camorra.html


Archivi