Mattone, ricatti e narcotraffico: la trasferta della P2 in Brasile

Mattone, ricatti e narcotraffico: la trasferta della P2 in Brasile

La seconda vita della loggia: le carte declassificate

DI ANDREA PALLADINO

11 FEBBRAIO 2022

Il progetto antidemocratico della P2 di Licio Gelli e Umberto Ortolani non si è mai fermato. Non sono bastate le indagini delle Procure di Milano, prima, e di Roma poi, e l’attività conoscitiva della Commissione presieduta da Tina Anselmi. Come una Fenice è rinata lì dove aveva probabilmente il centro più riservato, oltreoceano. Lo ha fatto trasferendo holding e grandi società immobiliari nel cuore finanziario del Brasile, a San Paolo, trovando un luogo discreto da dove continuare a gestire soldi, dossier e influenza. Con un’ombra che appare, quella del narcotraffico e dell’alleanza con i grandi cartelli criminali. È il profilo che emerge dalla documentazione inedita dei servizi segreti brasiliani, al centro di un’inchiesta esclusiva di FQ Millennium, in edicola domani con Il Fatto Quotidiano.

È una nota di 48 pagine datata 21 luglio 1983, redatta dal Serviço Nacional de Informações (SNI) – l’agenzia di intelligence creata nel 1964 dai militari brasiliani – a scoperchiare l’intreccio carioca del potere di Gelli. Un documento mai emerso in questi anni, nascosto tra milioni di pagine di dossier dell’epoca della dittatura militare depositati– dopo il lavoro di discovery della “Commissione nazionale della verità” – negli archivi di Rio de Janeiro. La P2, per l’intelligence brasiliana, non era solamente un gruppo massonico che aveva creato un notevole scandalo in Italia. Nelle pagine del dossier viene definita come un sistema estremamente pericoloso, che puntava al “raggiungimento del potere politico-economico a livello transnazionale”, facendo affari con tutti “terroristi, comunisti, capitalisti, autorità pubbliche, politici, imprenditori, religiosi o innocenti utili”.

Per raggiungere il proprio obiettivo aveva creato una vera e propria holding, che spaziava “dalla pura e semplice gestione di immobili fino al commercio delle droghe, passando per il ricatto, il traffico di influenza, il contrabbando di armi e la vendita di segreti militari”. Un sistema criminale che non poteva essere sottovalutato.

“Con l’ambiente sfavorevole in Uruguay e il suo indebolimento in Argentina – si legge nella nota del 1983 firmata dai vertici dell’intelligence brasiliana – il sistema P2 e i suoi sottosistemi starebbero consolidando le proprie attività nel nostro Paese”. Dopo il 1981, Gelli e Ortolani entrano nel vortice dello scandalo, nato dalla scoperta della lista degli affiliati a Castiglion Fibocchi, rinvenuta durante una perquisizione disposta dai giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone il 17 marzo 1981.

In parallelo, in quello stesso periodo, veniva dichiarata l’amministrazione coatta del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, vero motore finanziario della P2, con ramificazioni in diversi Paesi, dal Lussemburgo, alle Bahamas, dal Nicaragua all’Argentina. Emergono le coperture da parte di ministri, vertici del servizi segreti militari, imprenditori, diplomatici e faccendieri vari. Dunque per il “sistema P2” scatta la necessità di immergersi, di cambiare aria. La scelta del Brasile è strategica. Era – ed è – il principale Paese dell’America Latina, con al governo all’epoca la classe militare golpista legata a doppio filo con Gelli.

L’Uruguay era diventato un Paese troppo esposto e l’Argentina dopo la sconfitta nella guerra delle Malvinas/Falkland si avviava al ritorno della democrazia, con l’elezione di Raúl Alfonsín alla presidenza della Repubblica. Ma soprattutto il Brasile era in grado di garantire un giro di affari enorme, un mercato dove poter riciclare i milioni di dollari spariti dalle casse dell’Ambrosiano.

Nel documento al centro dell’inchiesta di FQ Millennium l’intelligence brasiliana descrive nel dettaglio il modus operandi di Gelli e Ortolani. I soldi servivano anche per riuscire a infiltrare la politica locale: “C’era nella legislatura passata uno schema di finanziamento esterno ai municipi, con il fine di penetrare i leader delle nostre unità politico-amministrative”, si legge nel documento. Gli affari si sono poi concentrati in una costellazione di società finanziarie situate in un grattacielo nel centro di San Paolo, acquistato alla fine degli anni 70 dal gruppo.

Da San Paolo, poi, viene gestita un’operazione chiave, ovvero un passaggio probabilmente simulato di quote societarie della banca Bafisud, di proprietà di Umberto Ortolani: “Molte volte le transazioni si traducono appena in cambi formali di persone giuridiche, quando in realtà le persone fisiche detentrici del capitale rimangono le stesse”, spiegano gli analisti di Brasilia. In Brasile, nel 1983, il presidente della Repubblica era ancora un militare, João Figueiredo. Nel 1979, però, era stato avviato il processo di uscita dalla dittatura, con l’amnistia per i reati politici, il ritorno degli esuli e l’obiettivo di arrivare quanto prima alle elezioni dirette. Gelli, Ortolani e la P2 venivano visti come un pericolo in quella fase: “Il documento presenta dei suggerimenti per evitare che il gruppo possa diventare un impedimento per il conseguimento dei nostri obiettivi nazionali”, scriveva il SNI.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/02/11/mattone-ricatti-e-narcotraffico-la-trasferta-della-p2-in-brasile/6489843/?fbclid=IwAR3MP4k_hQDXzCsm00Cr4XZl99N4I1IJ_tBiUwWYbZ792KI6EHdZsVJw-Xg

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