Mattarella vuole il Plenum Martedì la resa dei conti

Il Manifesto, DOMENICA 2 GIUGNO 2019

Mattarella vuole il Plenum Martedì la resa dei conti

Il caso Palamara-Lotti preoccupa il Capo dello Stato, possibile azzeramento del voto sul dopo Pignatone Si dimette l’indagato Spina

A. MASC.

Un consigliere del Csm, di Unicost, la corrente centrista, costretto alle dimissioni perché indagato; altri due chiamati in causa, di Magistratura Indipendente, destra, perché incontrano di sera, tra gli altri, un politico imputato per parlare della nomina del procuratore di Roma. E non si sa se sia finita qui. Ce n’è abbastanza per travolgere il Consiglio Superiore della Magistratura e, quindi, non poteva non arrivare un segnale del Quirinale, preoccupatissimo, che non può parlare ma dà il via libera a un plenum straordinario, martedì pomeriggio.

UN PLENUM, non certo nelle intenzioni del capo dello Stato e del Comitato di presidenza, che si annuncia una resa dei conti fra le correnti. Allo stesso plenum, ci dice una fonte dietro anonimato, “qualcuno dei consiglieri, alla luce di quanto sta emergendo, è intenzionato a chiedere che la Quinta Commissione riapra la pratica”, cosa che sarebbe tecnicamente possibile perché non ci sono ancora né le motivazioni né il concerto del ministro Alfonso Bonafede per i candidati votati appena il 23 maggio scorso: Marcello Viola ( “l’anti Pignat o ne ”, 4 voti di Mi, Davigo, M5s e Lega), Franco Lo Voi (il “filo Pignatone”, un voto, di Area, sinistra), Giuseppe Creazzo (un voto, di Unicost) . Il presidente Sergio Mattarella, in questi giorni, è stato consultato a più riprese dal vice presidente David Ermini. Amico personale di Luca Lotti, renziano come lui, dopo alcuni resoconti di stampa di questi giorni ha sbottato con i suoi collaboratori: “Se qualcuno ha pensato di mettermi qui come burattino si è sbagliato, seguo il capo dello Stato”. È ispirato da Mattarella l’ordine del giorno del comitato di presidenza, vistato dal presidente come da prassi: “Sulle vicende giudiziarie che coinvolgono alcuni magistrati si impone un confronto responsabile tra tutti i componenti per la forte riaffermazione della funzione istituzionale del Csm a tutela dell’intera magistratura”. Ma quello che trapela da conversazioni riservate è che diversi consiglieri vogliono andare a uno scontro fra gruppi contrapposti, che in questi ultimi mesi si sono concentrati sulla nomina più “politica”d’Italia, quella per il procuratore di Roma. Il clima è terribilmente avvelenato, con notizie su trattative già discutibili e annose fra esponenti di correnti e politici che si intrecciano, e non si sa ancora fino a che punto, con le notizie dell’i nchiesta di Perugia per corruzione che ha travolto il pm di Roma ed ex potente consigliere Luca Palamara, il consigliere Luigi Spina, che si è dimesso ieri, e il pm romano Stefano Fava, accusati di favoreggiamento e rivelazione pro Palamara. Ed è solo per il trojan nel cellulare di Palamara, indagato, che si è scoperto che Corrado Cartoni, capogruppo di Mi al Csm e il suo collega in Consiglio, Antonio Lepre, non indagati, erano presenti almeno a un incontro di maggio in cui c’erano Cosimo Ferri, ex leader di Mi, sempre ascoltato nonostante la corrente di cui è stato anima sia la più a destra e lui sia diventato deputato renziano del Pd, e Luca Lotti, cuore del giglio magico di Matteo Renzi. Pure lui, imputato a Roma per il caso Consip, mette bocca su chi deve andare al posto di Pignatone.

IL NOSTRO comportamento è sempre stato improntato alla massima correttezza – d icono Cartoni e Lepre –, non siamo mai stati condizionati da nessuno. Marcello Viola è il miglior candidato alla Procura di Roma e solo ed esclusivamente per questo lo sostenia mo”. Nessuna spiegazione su quell’incontro. Evidentemente aspettano il plenum per contrattaccare. Non a caso, Mi parla di “grande ipocrisia che emerge da alcune reazioni all’interno della magistratura”, come a dire sì, noi abbiamo trattato ma come gli altri. La corrente che ha magistrati indagati è Unicost, di cui Palamara fino a poche settimane fa era l’u omo forte. Ora lo ha scaricato, così come Spina. Il neo presidente Mariano Sciacca, ex Csm, ha chiesto loro “di assumersi le rispettive responsabilità politiche” e preannuncia una scelta clamorosa: “Unicost si ritiene parte lesa, e si riserva, nel caso fosse celebrato un processo, di costituirsi parte civile”. Non si manifestava uno scenario così platealmente torbido dai tempi della P3, che riuscì a far nominare come presidente della Corte d’Appello di Milano Alfonso Marra, nel periodo in cui Berlusconi premier era imputato. Giuseppe Maria Berruti, commissario Consob ex consigliere del Csm per Unicost, odiato dalla P3 perché “inavvicinabile”, dice che “il Paese ha bisogno assoluto della credibilità della magistratura e deve essere certo che essa dipende esclusivamente dalla legge”.

 

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