Massoni tra i Carabinieri di Torino nella Gran Loggia d’Italia degli antichi liberi accettati muratori. Legittimo ma opinabile

Massoni tra i Carabinieri di Torino nella Gran Loggia d’Italia degli antichi liberi accettati muratori. Legittimo ma opinabile

Martedì 9 maggio 2017

di Roberto Galullo

Devo essere, come sempre, sincero: sapere che tra le obbedienze massoniche ci siano anche i Carabinieri non mi rallegra affatto. Debbo dirla tutta? Mi da enorme fastidio. Debbo dirla ancora meglio? Tutti nelle file dei massoni ma mai, mai Esercito e Carabinieri. E neppure – non sottovalutate quanto scrivo – tra le fila della polizia penitenziaria, come invece sembrerebbe accertato in quel della provincia trapanese da parte della Questura del capoluogo siciliano.

Sapete com è, sono fatto così e l’idea che chi è fedele nei secoli sia anche fedele al Grande Architetto dell’Universo mi fa venire i brividi.

Sarà forse che tra i 963 nominativi dell’elenco della P2 (loggia del Goi, il Grande oriente d’Italia, regolarissima fino a quando non venne accertato il contrario) c’erano, tra gli altri, i nomi di 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell’Esercito, 4 dell’aeronautica, 8 ammiragli oltre a vari magistrati e funzionari pubblici, direttori e molti funzionari dei vari servizi segreti?

Chissà, sarà forse anche per questo…

Sono certo che non sono l’unico a pensarla così ma anche se fosse non me ne fregherebbe assolutamente nulla.

Chi la pensa come me è sicuramente la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi che, infatti, il 24 gennaio, di fronte a Fabio Venzi, Gran maestro della Gran loggia regolare d’Italia, dirà fiera: «Chi è dipendente della pubblica amministrazione, chi svolge una funzione pubblica, chi è magistrato, chi è carabiniere, chi è pubblico funzionario o dirigente dello Stato svolge una funzione pubblica che deve essere al servizio di tutti i cittadini».

Un concetto che aveva già espresso con forza, quello della inconciliabilità tra compasso e stellette, grembiule e divisa, squadra e codice amministrativo, civile o penale e a cospetto di Venzi che alla interlocuzione di Bindi dirà: «Non c’è dubbio», ecco che la stessa Bindi incalzerà sostenendo così le sue ragioni: «Se l’appartenenza all’ordinamento massonico diventa prevalente rispetto alla funzione pubblica che si esercita nell’interesse di tutti i cittadini, diventa in qualche modo deviante».

Ebbene, i Gran maestri che hanno sfilato davanti alla Commissione parlamentare hanno tutti affermato che non avevano (e nel passato fino al ’92, data fino alla quale sono stati sequestrati gli elenchi dei massoni calabri e siculi di quattro obbedienze?) tra i fratelli né Carabinieri, tra le Forze dell’ordine, né finanzieri né membri dell’esercito.

Lo aveva detto, il 25 gennaio, anche Antonio Binni, Gran maestro della Gran Loggia d’Italia degli antichi liberi accettati muratori. Di fronte alla esplicita domanda di Bindi: avete affiliati «nei Carabinieri, Forze dell’ordine, esercito?» Binni aveva risposto secco: «No, assolutamente niente».

Poi accade che lo stesso Binni spedisce questa richiesta di rettifica alla Commissione antimafia in relazione alla sua audizione: «Sui Carabinieri preciso: qualcuno a Torino, come mi è stato riferito».

Sublime quel «come mi è stato riferito», quasi a volerlo comunicare in maniera distaccata.

Così va l’Italia e anche se non c’è nulla di illegittimo (ricordo però che c’è un disegno di legge di iniziativa dell’onorevole Davide Mattiello del Pd che vuole impedire l’affiliazione di tutti coloro i quali indossano una divisa i una toga alla massoneria) io trovo che sia davvero impensabile avere “fratelli Carabinieri”.

Mi fermo qui ma da domani e fini a venerdì vi racconterò nel dettaglio (e in esclusiva) il ricorso del Grande oriente d’Italia (Goi) alla Corte europea dei diritti dell’Uomo e libertà fondamentali di Strasburgo (Francia).

Au Revoir!

fonte:http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/

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