Maroni, il ministro antimafia che salva il comune mafioso. Ed ora avanti con il ricorso al TAR!

Uno dei punti forti che il ministro degli interni, Roberto Maroni, sventola orgogliosamente ad ogni trasmissione televisiva o comizio elettorale è la lotta alla mafia. Da quando c’è lui al Viminale, sostiene, nessun mafioso o camorrista dorme sonni tranquilli.
Effettivamente bisogna dare atto al ministro leghista che in questo anno e mezzo di governo è riuscito ad assestare diversi colpi alle organizzazioni criminali, clan dei Casalesi in primis. I numeri parlano a suo favore: sono aumentate le operazioni di polizia, gli arresti dei latitanti e i sequestri dei beni. Eppure questa meritoria opera s’è fermata davanti a un comune del basso Lazio di trentamila abitanti: Fondi. Ieri il consiglio dei ministri (nel quale era presente anche lo stesso Maroni) ha deliberato il non commissariamento del comune per mafia, prendendo solo atto delle dimissioni della giunta e del ritorno al voto nel prossimo marzo. Quella di Fondi è una delle classiche storie di mafia e politica all’italiana, che dimostra per l’ennesima volta come la classe dirigente spesso lascia soli quei servitori dello stato che il crimine lo combattono ogni giorno. Nel settembre del 2008, più di un anno fa, il prefetto di Latina, Bruno Frattasi, invia una relazione al Viminale in cui spiega per filo e per segno come l’amministrazione comunale del paese ciociaro sia collusa e pesantemente infiltrata da parte di camorra e ‘ndrangheta. Concludendo inevitabilmente con la richiesta di scioglimento.
Motivazioni forti, che infatti convincono Maroni, il quale a febbraio porta in consiglio dei ministri la richiesta di commissariamento per mafia. Ma lì subito qualcosa va storto e la “pratica” si incaglia. Tanto da costringere il prefetto Frattasi a una seconda relazione, che ovviamente giunge alle stesse considerazioni: Fondi deve essere sciolto perché è una consorteria di amministratori corrotti e camorristi corruttori.
Ebbene, neanche questo secondo atto, presentato poco tempo fa, è bastato. Il governo ha invece fatto sponda alla mossa della giunta comunale ciociara, che la settimana scorsa ha presentato le sue dimissioni. In questo modo, senza il commissariamento per mafia, tutti i protagonisti negativi di questa vicenda, sindaco Parisella in primis, si potranno ripresentare tranquillamente alle elezioni di marzo. Magari riuscendo anche a farsi rieleggere, vista la notevole presa che la joint venture mafia-politica ha sull’economia fondana e di conseguenza sulle tante famiglie che lì lavorano e vivono. Cosa che invece non si sarebbe potuta fare nel caso di scioglimento da parte del governo. Una débacle inaspettata e inspiegabile quella del ministro antimafia, che sull’altare della realpolitik e degli equilibri di maggioranza ha sacrificato la lotta alla criminalità organizzata.
Quanto basta per dare le dimissioni.
Gianni Del Vecchio
(Tratto da Europa)
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