Marano, consiglio sciolto per camorra: ecco tutte le delibere sotto accusa

Il Mattino, Venerdì 30 Dicembre 2016

Marano, consiglio sciolto per camorra: ecco tutte le delibere sotto accusa

di Ferdinando Bocchetti

Marano. «Accertate forme di condizionamento da parte della camorra». Poche righe, quelle diramate al termine del Consiglio dei ministri di ieri, per sancire il terzo scioglimento, in meno di 25 anni, del Comune di Marano. Era già accaduto nel 1991, con la giunta guidata dal sindaco Carlo Di Lanno, esponente della Dc, e nel 2004, quando al governo della città c’era il sindaco comunista Mauro Bertini, rimesso in sella pochi mesi dopo grazie a una sentenza del Tar. Uno scioglimento che non ha colto certo di sorpresa.

Era nell’aria già da tempo, da quando il prefetto Gerarda Pantalone decise di inviare (era lo scorso marzo) una commissione d’accesso agli atti per valutare se la malavita organizzata avesse realmente condizionato la gestione amministrativa dell’Ente. Sei mesi di lavoro, quello svolto dal viceprefetto Gerlando Iorio, dal capitano dei carabinieri Antonio De Lise e dall’architetto Antonio Bruno, durante i quali sono stati vagliati atti, delibere, documenti e provvedimenti dei trentasei mesi della gestione Liccardo, sindaco eletto nelle liste di Forza Italia dimessosi lo scorso maggio. «Continuo ad essere sereno – spiega l’ex primo cittadino forzista – Sono curioso di conoscere le motivazione che hanno spinto il Consiglio dei ministri a sciogliere il Comune. Valuterò se sussistono gli estremi per un ricorso alla giustizia amministrativa».

Sono tantissime le vicende e gli atti esaminati dagli ispettori della prefettura e dalle forze dell’ordine: i progetti del Piu Europa, i bandi di gara e le proroghe per il servizio di igiene urbana, la mancata realizzazione di un asilo nido su un bene confiscato alla camorra, i mancati abbattimenti o sgomberi di beni comunali occupati illegalmente, gli allacci abusivi sulla condotta idrica comunale da parte di famiglie in odor di camorra.

La triade commissariale ha focalizzato la propria attenzione anche su altri aspetti, in primis quello delle parentele e sponsor scomodi di molti ex assessori, consiglieri di maggioranza e opposizione, senza tralasciare altre vicende che pure hanno lasciato il segno. Tra queste, il clamoroso ritardo nell’emissione dei canoni idrici del 2012 e 2013, la sepoltura non autorizzata al cimitero comunale di Angelo Orlando, figlio di un defunto boss della camorra rurale degli anni Cinquanta (Tanino ‘e bastimento), e l’arresto di un dipendente dell’Ente, padre di uno scissionista legato al boss Mario Riccio, che aveva nascosto un’arma sul posto di lavoro. Un’altra vicenda che ha destato scalpore è stata quella relativa all’installazione di una statua abusiva, raffigurante la Madonna, all’esterno del camposanto di via Vallesana. Statua posizionata in un’aiuola pubblica dalla ditta Cesarano, con tanto di targhetta commemorativa per l’ex sindaco Raffaele Credentino e per il fondatore della nota ditta di pompe funebri. Quella statua venne rimossa molti mesi dopo e solo in seguito a un vespaio di polemiche.

A dare il colpo di grazia, infine, la recente inchiesta sull’area degli insediamenti produttivi (Pip), condotta dalla Direzione distrettuale antimafia. Una storia di intrecci tra malavita organizzata, imprenditori, politici e tecnici comunali, che nasce alla fine degli anni Novanta e che arriva fino ai giorni nostri. Una vicenda che sembra destinata a scuotere ulteriormente l’ente comunale e la politica locale.


 
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