“Malefix”, Bombardieri: “L’imprenditoria locale deve capire che non paga rivolgersi alla ‘ndrangheta”

“Malefix”, Bombardieri: “L’imprenditoria locale deve capire che non paga rivolgersi alla ‘ndrangheta”

“E’ la fotografia delle attuali dinamiche ai vertici di alcune delle più importanti cosche di ‘ndrangheta di Reggio centro. Le indagini testimoniano e rappresentano la fibrillazione interna cui si è cercato di porre rimedio nello spirito di patti e accordi ai massimi vertici delle cosche. Frizioni nate per la spartizione dei proventi di attività classiche della ‘ndrangheta”. Così il procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, ha illustrato l’operazione Malefix, che oggi ha portato all’arresto di 21 persone.

L’indagine, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria e condotta dalla squadra mobile reggina e lo Sco della Polizia di Stato, che ha svelato proiezioni delle cosche nel nord Italia, soprattutto Milano e Lombardia, e altri paesi esteri, si è avvalsa della collaborazione di imprenditori che hanno denunciato ma anche di attività tecnica, come ha voluto sottolineare il procuratore: “Grazie al lavoro investigativo di squadra mobile e Sco, vi sono dichiarazioni che non esauriscono il materiale indiziario a carico degli indagati”. Il magistrato ha posto in evidenza il ruolo di Giorgio De Stefano, fratello di Giuseppe, Carmine e Dimitri, tutti figli di Paolo De Stefano, che nonostante la giovane età, interloquisce con l’ex ergastolano Alfonso Molinetti in regime di prova come cuoco in una struttura sociale della Caritas a Giugliano (Napoli), per indurlo a “richiamare” il fratello Gino e i suoi figli a “non allargarsi troppo”, a non assumere iniziative non concordate con i vertici dei De Stefano in nome di un’antica amicizia e perché “abbiamo tante potenzialità, senza dover litigare”. Oggetto dello scontro imminente tra i due tronconi destefaniani, l’attività espansionistica di Gino Molinetti e dei suoi figli verso i quartieri Gallico e Gebbione con l’apertura di iniziative commerciali senza prima “tenere conto” dei capi locale e informare Carmine De Stefano. Tutti elementi che inducono anche i vertici della cosca Libri, alleata dei De Stefano, ad intervenire su Carmine De Stefano preoccupati “perche’ a momenti qui parte la galera”. I De Stefano, infatti, “considerano da sempre Gallico come propria diretta emanazione – ha detto Bombardieri – un affronto che i Molinetti non devono portare avanti, ed esprimono il loro allarme attraverso Giorgio De Stefano, personaggio molto noto della movida reggina e milanese, nell’incontro che questi ha con Alfonso Molinetti”. “Il più anziano dei Molinetti – ha detto Francesco Messina, direttore centrale anticrimine della Polizia – accetta le rimostranze di Giorgio De Stefano, e convoca il fratello Gino esprimendogli la pericolosità dei suoi atteggiamenti, sottolineando l’unicità della cosca De Stefano e invitandolo a riconsiderare il suo operato. Un consiglio non particolarmente gradito dal più giovane e da un altro esponente destefaniano della prima ora, Antonio “Totuccio” Serio, che come Alfonso Molinetti”. “Due episodi che rendono l’aria incandescente – ha spiegato il capo della Squadra mobile Francesco Ratta’ – riguardano l’estorsione plurima a Carmelo Crucitti, gestore del B’Art, il bar del Teatro comunale, e del ristorante ‘Luna Ribelle’, e l’iniziativa di Gino Molinetti di avviare l’apertura di una pescheria nel quartiere ‘Gebbione’, un locale di ‘Ndrangheta gestito dai Labate ‘ti mangiu’, senza prima avvisare la cosca di riferimento. Nel primo caso tutto viene risolto con l’intervento di Carmine De Stefano. Sulla pescheria, invece, i Labate si lamentano con i De Stefano”. “Un’operazione molto rapida – ha sottolineato il questore Maurizio Vallone – che ha permesso al gip – di convalidare la richiesta della Dda che colpisce significativamente i capi della ‘Ndrangheta”. Bombardieri ha svelato anche che in un’intercettazione un imprenditore in via preventiva ha chiesto l’autorizzazione all’apertura di un’attività commerciale ad Antonio Libri, il quale gli ha risposto: “Hai parlato con me, dormi su tre cuscini”. “L’imprenditoria locale – ha affermato Bombardieri – deve capire che non paga rivolgersi alla ‘ndrangheta”.

24 Giugno 2020

fonte:http://www.ildispaccio.it/

 

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