MAFIOSFERA | Grosso affare a Chinandrangheta

Metodi, “lavanderie”, prezziario e messaggi criptati. I canali internazionali del riciclaggio di denaro sporco. Lungo l’asse sino-calabrese

Anna Sergi – 9 Giugno 2023

Servono all’incirca 240mila euro per finanziare dall’Italia – dalla Calabria – un acquisto di cocaina pura di poco più di 30 kg. Un chilo costa all’incirca 7.200 euro ma la cifra raccolta deve coprire anche le spese di conversione, cioè un 17-18% che un’organizzazione al servizio degli importatori si prende per trasformare quei 240mila euro in 240mila dollari, e “spostarli” in Brasile.

Chinandrangheta

L’operazione Aspromonte-Emiliano della distrettuale antimafia di Bologna di fine maggio 2023 ha confermato e sviluppato il filone di indagini già presentato durante operazione Eureka all’inizio del mese, sulle relazioni tra criminalità organizzata come la ‘ndrangheta e organizzazioni di soggetti di nazionalità cinese in Italia specializzati proprio in questo servizio di riciclaggio e spostamento internazionale del denaro legato al traffico di stupefacenti.

Nell’indagine bolognese le Guardia di Finanza conferma come una rete di persone di nazionalità cinese si sarebbero servite del sistema di fei ch’ien o “denaro volante” (un sistema informale di trasferimento di denaro) prelevando il denaro dall’organizzazione criminale ‘ndranghetistica per poi inviarlo attraverso una lunga catena di bonifici, ad aziende commerciali ubicate in Cina e Hong Kong. Da queste aziende poi, i soldi ripuliti verrebbero nuovamente inviati ai narcotrafficanti e anche ai broker in Sudamerica tramite una serie di “agenti” all’estero. Il sistema è molto bene oliato e – possiamo immaginare – non sia nuovo neanche per le nostre organizzazioni criminali.

Lavanderie” asiatiche

Uno dei segreti non segreti legati al narcotraffico, e soprattutto al narcotraffico di alto livello come quello della ‘ndrangheta, è sempre il riciclaggio di denaro. Se non si ripuliscono i soldi, il narcotraffico non funziona, è monco. Ma se riciclare denaro non è sempre una questione di avere sofisticati mezzi o di fare il giro del mondo, grazie al contrasto effettivo – soprattutto in alcuni paesi come l’Italia – il riciclaggio è sempre più questione per specialisti. E in questo caso, gli specialisti non possono che venire dal Sud-Est Asiatico, dal momento che sono decenni che gruppi criminali cinesi si stanno specializzando nel riciclaggio di denaro.

Il sistema bancario clandestino

Ci ricorda la ricerca che già nel 1983 alcuni documenti della DEA americana (Drug Enforcement Administration) ipotizzavano l’esistenza di un “sistema bancario clandestino” dominato da gruppi criminali cinesi nel Sud-Est asiatico. Negli Stati Uniti, in quegli anni – ma la situazione è cambiata poco – emerse che la maggior parte del denaro dell’eroina fosse gestito in Asia dal sistema bancario clandestino cinese. Persino le famiglie italo-americane della mafia newyorkese si affidarono in alcuni casi a gruppi di cinesi. Anche oggi, i traffici di cocaina negli USA, secondo la DEA, passano tramite gruppi di riciclatori tra Cina e Hong Kong.

Tra cambiavalute, negozi di oro e società commerciali, il sistema bancario clandestino era legato da vincoli di parentela a un’intricata rete di altri interessi commerciali cinesi a cui il mercato dell’eroina si legava. All’epoca la DEA avvertiva che le procedure di registrazione di questo sistema bancario clandestino erano quasi inesistenti. Per trasferire denaro da un Paese all’altro si usavano messaggi in codice, chat e telefonate. Il sistema era in grado di trasferire fondi, spesso in valute diverse, da un Paese all’altro in poche ore, di garantire l’anonimato del cliente, di offrire una transazione praticamente in quasi totale sicurezza. Era complesso allora ed è tuttora complesso nonostante molti passi avanti siano stati fatti per capire e contrastare questo sistema.

La Cina è vicina… alla Calabria

Ma se è almeno dagli Ottanta che si conosce questo meccanismo e i suoi attori significa che sono oltre 40 anni che si è consolidata la reputazione, e affermato il riconoscimento, del “sistema cinese” di riciclaggio. Dunque, quasi pari ai tempi della mafia calabrese sullo scacchiere internazionale laddove, come si sa, sono 30-40 anni che alcune ‘ndrine sono diventate punto di riferimento per il traffico degli stupefacenti.
Insomma, calabresi e cinesi – quando si tratta dell’area criminale di propria competenza – 
si parlano da pari perché hanno pari reputazione, storia e riconoscimento criminale nelle proprie ‘specializzazioni’.

Il servizio di pick-up money da parte dei cinesi è dunque parte di una relazione stabile con gli ‘ndranghetisti. Non solo in Calabria, ma anche in Europa. Già in operazione Pollino-European ‘ndrangheta connection, nel 2018, si era visto come il canale cinese avesse aiutato il movimento di denaro. E come il sistema fosse rodato anche da ‘ndranghetisti in altri paesi europei, per esempio in Germania.

Diceva Luciano Camporesi a Domenico Pelle che non c’erano problemi a muovere denaro coi cinesi: «Se mi dici Hong Kong ce l’ho… ti arriva il cinese, ti porta… ti porta i soldi. Gli dai l’appuntamento in albergo e ti porta i soldi e non è un problema…».
Pelle allora prospettava sempre a Camporesi di effettuare il pagamento della sostanza stupefacente proprio attraverso la Cina, canale questo già sperimento da lui, in quanto, in passato aveva pagato tramite bonifico e chi lo aveva ricevuto era rimasto soddisfatto: «Ma in Cina non ti conviene di più? 
L’altra glielo abbiamo mandato noi con il bonifico, ci hanno fatto festa». Un terzo uomo, Giorgio, aggiungeva che in Cina era semplice mandare i bonifici in quanto vi sono molte aziende, «perché là ci sono le aziende e gli… gli conviene di più…».

I messaggi criptati

La stabilità del rapporto continua oggi, come si vede grazie alle indagini su SkyEcc – un’applicazione di messaggistica criptata basata su abbonamento – che è stata smantellata, i cui messaggi – un’enormità – sono stati decriptati e sono ora in uso da varie polizie europee grazie anche al supporto di Europol. I messaggi decriptati di SkyEcc sono confluiti tra le prove a sostegno sia di Eureka che di Aspromonte-Emiliano. Lo smantellamento dei sistemi criminali e delle reti di cui si compongono è oggi arrivato a livelli ancora più sofisticati, riuscendo a entrare nelle comunicazioni tra gli attori e a capirne specializzazioni e contatti. Si parla, su SkyEcc, molto liberamente, e questo favorisce anche lo scambio di informazioni e l’accrescimento delle reputazioni.

Ad esempio, si legge in operazione Eureka, il 18 novembre del 2020 l’utente 9W8SEC di SkyEcc chiedeva a Sebastiano Mammoliti, classe 2003, se conoscesse persone in grado di far giungere il denaro in Sudamerica anche con il metodo dei change money: «Ma te micca hai change” … “for i soldi?” … “per mandare i soldi di la fra cioè Brazil Ecuador”…”e loro tengono la loro %”…”si usano i change money”… “di più fanno i cinesi questi lavori” … “che ci serviranno fra” … “per il nostro lavoro”».

«Più di un milione alla volta non si prendono»

Il 20 agosto del 2020 Francesco Giorgi, classe 97, in quel momento a San Luca (RC), e Paolo Pellicano, soprannominato Rambo, in quel momento dimorante a Montepaone, pianificavano su SkyEcc gli impellenti trasferimenti su ruota di proventi del narcotraffico per compensi pari a 1% dell’intera somma di volta in volta movimentata. Giorgi ricorda che i «cinesi» a Roma «più di un milione alla volta non si prendono». Insomma, molte delle regole continuano a farle loro, i riciclatori. Ma ovviamente il rapporto è transazionale, di servizi comprati e resi, e serve tutto a distribuire meglio i rischi.

A Roma il sistema è semplice. Pellicano deve recarsi ad un indirizzo concordato, dove un soggetto, asiatico, si mostrerà con una banconota contrassegnata da un numero di riconoscimento. Quel numero di riconoscimento è il token comunicato a Pellicano per la consegna. Lucio Aquino, da Maasmechelen, che in quel momento agisce da broker sia con i cinesi che con i colombiani – destinatari delle somme riciclate – dà indicazioni sulla chat di gruppo su SkyEcc a cui partecipano Giorgi, Pellicano e anche Francesco Strangio, a Genk, in Belgio.

Aquino conferma: «Dovete consegnare dopo che vi fanno vedere il token»… «Devi dare 1 token 1 milione». Si inviano foto col numero del token, dunque della banconota, e anche quando ci sono dei problemi – Pellicano a un certo punto non riconosce il numero del token e scriverà in chat «il cinese si è avvicinato con banconota da 5 euro ma non combacia» – tramite chat si risolvono tutti. «Arrivano cinesi da tutte le parti…» scriverà Pellicano, in quanto a quell’indirizzo aspetta due gruppi di riciclatori, uno da Napoli, che fa ritardo anche per via del traffico.

Riciclaggio ‘ndrangheta

Che si tratti di un’operazione sofisticata e di un gruppo specializzato di riciclatori viene confermato da alcune richieste che il gruppo dei cinesi fa ai calabresi – legati alle ‘ndrine di San Luca – che stanno raccogliendo la somma necessaria. Perché si raggiunga l’accordo sono infatti necessari almeno 500mila euro altrimenti l’emissario del gruppo dei riciclatori non andrà proprio a San Luca a recuperare la somma, insomma il lavoro non verrà accettato. Inoltre, la somma comprende anche la garanzia del rimborso per intero nel caso di sequestro del denaro durante il trasporto – quindi i calabresi possono stare tranquilli.

Se non si riesce a convincere «i cinesi» a scendere in Calabria ed effettuare il ritiro di una somma inferiore, si può ricorrere al «cugino di un albanese», che sta a Roma, che uno dei Giampaolo ha conosciuto in Brasile e che può accollarsi il rischio della transazione anche per somme più basse. Ma ovviamente il rischio per gli ‘ndranghetisti aumenterebbe, dal momento che il servizio non è completo di garanzia. Ma anche raccogliendo 2 milioni – cosa che in un momento il gruppo riesce a fare – da consegnare ai cinesi, il rischio di consegna a Roma viene comunque giudicato inferiore rispetto alla discesa in Calabria degli emissari del gruppo cinese.

Rapporti di fiducia

Insomma, il mondo del crimine organizzato è altamente incerto e l’incertezza si gestisce trovando metodi alternativi di fiducia. Laddove nel mondo legale la fiducia arriva da metodi sanzionatori e dalla protezione dei sistemi giuridici, nel mondo illegale la fiducia arriva dalla longevità del rapporto, dalla reputazione, dal riconoscimento reciproco – “gente nostra”, “nostri amici”. Tra clan di ‘ndrangheta e gruppi di origine cinese il rapporto è duraturo perché fiduciario e perché basato sugli stessi criteri di riconoscibilità nei “mercati” di riferimento (droga per i calabresi, denaro per i cinesi). E guardare ai rapporti tra i gruppi specializzati ci ricorda anche che nel mondo della criminalità organizzata nessun gruppo è davvero mai autonomo, e che un’efficiente attività di contrasto non può mai solo focalizzarsi su un aspetto del problema e sottovalutare gli altri.

Fonte:https://icalabresi.it/rubriche/riciclaggio-ndrangheta-grandi-affari-asse-cina-calabria/