Mafie ed antimafie: una risposta ai tanti commentatori improvvisati.

A leggere taluni commenti sulle nostre osservazioni all’iniziativa di 4-5 associazioni -Confesercenti-SOS IMPRESA-LIBERA ecc- di dar vita a Formia ad un Osservatorio contro la criminalità, hai la conferma di come si affrontino certe tematiche delicate senza conoscere né la realtà del territorio né le dinamiche di una criminalità che ha assunto il volto della persona perbene inserita, spesso, nei gangli più profondi della società e nel Potere.
Se non si conoscono le realtà; se non si sanno le ragioni profonde che hanno portato ad una situazione drammatica che vede i mafiosi e gli amici dei mafiosi ormai quasi padroni assoluti dell’economia nostrana, con i pochi nostri imprenditori sani sopravvissuti boccheggiare alla ricerca affannosa delle briciole per sopravvivere; se non si ha contezza delle responsabilità oggettive e soggettive della politica e delle istituzioni; se non si ha conoscenza delle finalità e delle metodologie di ognuno nel contrastare la criminalità mafiosa, in giacca e cravatta soprattutto; è meglio tacere.
Se non altro per non offrire agli sprovveduti ed ai disinformati una lettura riduttiva e deviante del fenomeno mafioso.
A noi non interessa proprio niente se la nascita di un nuovo organismo sia stata… “onorata dalla massime autorità militari del territorio”, perché, fatte alcune eccezioni, le responsabilità maggiori vanno ricercate proprio in quegli ambiti, oltre che in quelli politici ovviamente.
E veniamo ai fatti.
Noi stimiamo ed apprezziamo l’opera svolta – e che svolgono- dai
Maggiori Sacconi dei CC e Brioschi della GDF di Formia e siamo
preoccupati per la partenza da Formia del primo -ormai
imminente- e del secondo, fra un anno all’incirca.
Li stimiamo perché conosciamo le situazioni in cui entrambi si
sono imbattuti, situazioni che hanno origini lontane e che si sono
grado a grado andate incancrenendo.
Conosciamo anche la situazione in cui si trovano il Commissariato
della Polizia di Stato di Formia in particolare e gli altri del sud
pontino più in generale (al riguardo abbiamo elaborato una
proposta di ristrutturazione che prevede la soppressione del
Commissariato di Gaeta e la creazione di un supercommissariato
a Formia sotto la direzione di un 1° Dirigente esperto in materia
di lotta alla criminalità economica).
Il Commissariato di Formia, fatta eccezione per il periodo in cui lo
ha diretto Nicolino Pepe, ha sofferto e soffre di molte criticità
delle quali preferiamo non parlare in questa sede.
E’ un discorso delicato e complesso che richiede una conoscenza
approfondita che pochi hanno.
Diciamo che una classe politica accorta, sana e sensibile alle
tematiche del bene comune avrebbe dovuto porsi il problema del
“perché ” si è verificata una vera e propria occupazione del
territorio da parte delle mafie e non, invece, autoassolversi con la
scusa che si tratta di… soggetti inviati dalla magistratura a
domicilio coatto (soggetti che ormai o sono morti, o sono
invecchiati al punto da essere ormai quasi inoffensivi).
La mafia non è quella.
La mafia è ben altra e dobbiamo andarla a scovare negli ambienti della borghesia, della politica e delle istituzioni.
D’altra parte le intercettazioni telefoniche fatte nell’ambito della vecchia inchiesta “Formia Connection” – che qualcuno non ha voluto approfondire e di cui tutti fanno finta di essersene dimenticati – non misero alla luce certi collegamenti fra pezzi della politica e delle istituzioni e soggetti appartenenti a famiglie in odor di camorra?
Forse se si fosse intervenuti, come era necessario, all’epoca, saremmo arrivati alla situazione attuale?
Dove erano tutti quei soggetti che oggi vanno chiacchierando di mafia e di antimafia quando noi dell’Associazione Caponnetto andavamo scavando, caseggiato per caseggiato, quartiere per quartiere, per disegnare il “quadro” generale dei mafiosi sul territorio, delle interrelazioni parentali, amicali o affaristiche costruite nell’indifferenza e nel silenzio generali???
Oggi ci si risponde che… non spetta alle associazioni antimafia… fare le indagini!!!
Ed è questo quello che ci preoccupa di più perché sappiamo che di indagini se ne sono fatte poche e quelle poche che sono state fatte bisogna attribuirle quasi del tutto a Corpi e reparti venuti da fuori provincia, se non da fuori regione.
Non a caso nell’ultimo convegno da noi fatto a Terracina il 13 luglio scorso sotto la direzione del nostro Presidente Onorario (
che non è un esponente politico ex parlamentare del PD, ma l’attuale Presidente della 2° Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione dr. Antonio Esposito) abbiamo parlato di ” QUALITA’ DELLE INDAGINI, QUALITA’ DEI PROCESSI, QUALITA’ DELLE ASSOCIAZIONI, QUALITA’ DELLA SOCIETA'”.
QUALITA’, QUALITA’, QUALITA’.
Stiamo parlando di mafie e non di caramelle.
Ci sono due diversi modi di concepire e fare antimafia:
il primo è quello di raccontare le mafie, di fare il “copia ed incolla” dei rapporti fatti dalle forze di polizia e dalla magistratura su fatti già avvenuti:
il secondo è quello di andare a scovare i mafiosi ed i loro compari nella politica, nelle istituzioni e nelle professioni, uno per uno, segnalarli a chi di dovere (stando attenti pure a CHI si segnalano e controllando, poi, se ci sono comportamenti conseguenti), farli arrestare e far sottrarre ad essi i beni illecitamente acquisiti.
L’antimafia del “giorno prima ” e non quella del “giorno dopo”, insomma; l’antimafia operativa dell’indagine e della DENUNCIA e non quella del racconto della nonnina al nipotino.
Due concezioni contrapposte, inconciliabili, che esigono l’AUTONOMIA PIU’ ASSOLUTA DALLA POLITICA, IL DISINTERESSE PIU ‘ASSOLUTO.
O di qua o di là; tertium non datur.
Gli “Osservatori”, le “Commissioni ” e quanti altri marchingegni del genere o si fanno in quest’ottica o è meglio non farli perché non servirebbero a niente in quanto peggiorerebbero le situazioni.
… “Onorati o non onorati “… da chicchessia…
P: S. Come chiosa per i tanti commentatori improvvisati suggeriamo la lettura del saggio ” Il ritorno del Principe” di Roberto Scarpinato (Procuratore Generale della Corte di Appello di Palermo ed alto magistrato della scuola di Falcone e Borsellino). Ed. Chiarelettere.

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