Mafie a Terracina e San Felice Circeo?Apprezziamo quanto fanno DDA e DIA, ma… E’ la politica la vera responsabile!

L’operazione di questi giorni della DIA di Napoli contro il clan Belforte, operazione che ha interessato anche Terracina e San Felice Circeo dove sono stati sequestrati immobili e terreni, ha evidenziato, ancora una volta ed ammesso che ce ne fosse, quindi, ancora bisogno, quanto sia alto e solido il livello di penetrazione della camorra nei nostri territori.

Noi ne siamo consapevoli da anni, ma il problema dei problemi è rappresentato da quell’esercito infinito di buontemponi che, malgrado tutto, non riusciamo ancora a convincere della gravità del fenomeno.

Un esercito di persone, non colluse ovviamente con i mafiosi, ma che oggettivamente non fa niente per combatterli.

Segnalandoci presenze sospette, investimenti di capitali sospetti, comportamenti sospetti, collusioni fa uomini della politica e delle istituzioni sospetti e quant’altro.

Poi c’è un’altra parte di popolazione che collude con le mafie e ne fa parte integrante.

Ma quelli sono i mafiosi!!!

La mafia stanziale ed indigena, annidata negli interstizi del potere, dei posti di comando, in quelli di prestigio, i “colletti bianchi”insomma, fra i professionisti, gli imprenditori, fra i politici e gli uomini delle istituzioni.

Sono decenni che tutta l’area centrale pontina, da Fondi a Terracina, a San Felice Circeo e Sabaudia, è sotto l’attacco della criminalità organizzata mafiosa.

Si è cominciato con i cosiddetti “reati spia” –l’usura, le estorsioni, gli incendi- che avrebbero dovuto accendere i riflettori non solo della gente, ma anche delle forze dell’ordine locali, con una lettura non basata su un’ottica di semplice “ordine pubblico”come è avvenuto, ma molto più ampia, tenuto soprattutto conto delle mutazioni della mafie che vanno osservate, indagate e perseguite non più come una semplice organizzazione delinquenziale, ma con una vera e propria “ impresa”, la più importante e ricca impresa del Paese e che dispone di capitali inesauribili.

Abbiamo invitato a controllare tutto il fenomeno della massiccia immigrazione da regioni quali la Campania, la Calabria e la Sicilia e dei cospicui investimenti di capitali nella nostra economia.

Settori economici quali il commercio, l’edilizia e, poi, quello degli appalti pubblici e privati, per non parlare delle compravendite immobiliari e di terreni, i passaggi di proprietà ecc, , rappresentano tutti punti nevralgici di una strategia complessiva di un’occupazione del territorio.

Anni fa ci allarmò il fatto che non si riuscisse più a trovare un’impresa locale anche nei lavori di un semplice rifacimento di una facciata di un fabbricato.

Tutte imprese del casertano e, cosa strana e tipica di Terracina, del beneventano.

Abbiamo anche individuato una-due delle persone che sospettavamo come coloro che avrebbero potuto fare da collegamento e attrazione con questa gente, ma non possiamo- anche perché non abbiamo le possibilità economiche di fare migliaia di visure camerali e catastali e mettere sù una banca dati per l’incrocio delle notizie – metterci a fare un lavoro sostitutivo rispetto a quello che dovrebbero fare le forze dell’ordine.

Possiamo dire con orgoglio che siamo stati in grado di fornire qualche “dritta” a chi di competenza perché riteniamo che, oggi, fare antimafia seria, significa uscire da quella nebbia retorica che si limita a raccontare fatti noti e stranoti e che appartengono alla storia criminale del nostro Paese, per passare ad una fase di vera e propria indagine e denuncia delle cose attuali e che si verificano minuto dopo minuto sui nostri territori.

Il duro confronto che avemmo qualche anno fa con l’ex Sindaco di Terracina davanti alle telecamere di un’emittente televisiva locale ci confermò l’enormità delle dimensioni delle responsabilità oggettive di una classe politica che ancora oggi si ostina a non voler prendere atto del problema “mafie”, problema che, al contrario, dovrebbe essere considerato la prima emergenza nel calendario e nei programmi politici ed amministrativi.

Ecco perché noi non ci stancheremo mai di denunciare che il problema mafie è un problema TUTTO E SOLO POLITICO.

Se si gira intorno a questo problema, per non affrontarlo, significa non volerlo risolvere.

Oggi che si parla tanto di Borsellino, ipocritamente piangendo lacrime di coccodrillo (ecco perché noi non crediamo più alle commemorazioni, alle fiaccolate ed altre iniziative del genere se scollegate da un’azione quotidiana di indagine e di denuncia di fatti attuali e concreti), ricordiamo quanto egli denunciò il 26 gennaio 1989 a Bassano del Grappa “La magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale. Può dire: ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica… che mi consente di dire che quest’uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza; questo tizio non è stato mai condannato, quindi è un uomo onesto… ”

Noi abbiamo consigli comunali, provinciali, regionali, Parlamento e governi pieni di mafiosi ed amici dei mafiosi…

Questo è il vero problema di cui la gente, anche quella cosiddetta onesta, non vuole prendere atto.

Gioiamo, allora, quando viene colpito tizio o caio ma ogni evento è il classico bicchiere d’acqua sottratto all’oceano…

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