Mafie a Cassino ed in provincia di Frosinone.

Proprio stamane ci giunge notizia di un maxisequestro di decine di distributori di benzina di proprietà di un soggetto che avrebbe rapporti con vari clan della camorra.

Il maxisequestro, con relativa confisca, riguarda, oltre che talune province della Campania, anche il territorio di Cassino e della provincia di Frosinone, nel Basso Lazio.

Del marchio interessato all’operazione di confisca sapevamo che se ne stava interessando la Guardia di Finanza di Napoli.

Una conferma, ancora una volta, che la città martire ed il frosinate sono interessati da massicci investimenti di soggetti sospettati di collegamenti con la camorra o addirittura organici a questa.

Non è la prima operazione, questa, che riguarda Cassino, perché altre ce ne sono già state in passato ed altre presumibilmente ce ne saranno ancora.

Il Basso Lazio, tutto intero e nessuno escluso, è indicato fra i territori più fortemente infiltrati dalla camorra e dalle altre organizzazioni criminali ed è veramente da irresponsabili sostenere il contrario.

Ammesso che tutti i cosiddetti negazionisti –coloro, cioè, che negano l’esistenza della camorra – siano in buona fede e non addirittura collusi con le mafie, va ricordato ad essi che le nuove mafie hanno cambiato tattiche e strategie rispetto a quelle storiche.

Oggi le mafie sono IMPRESA e come tale si comportano.

Investono i loro capitali sporchi, comprano, costruiscono, corrompono.

E non sono pochi i professionisti, gli esponenti politici, quelli delle stesse istituzioni che subiscono il fascino del denaro mafioso e si lasciano comprare la coscienza.

Quando uno nega l’esistenza delle mafie sui propri territori, bisogna, quindi, sempre domandarsi il motivo per il quale lo fa.

Archivi