Mafia: più denunce, nuove tutele per testimoni giustizia

Commissione Antimafia ha approvato relazione

(ANSA) – ROMA, 22 OTT – Il numero delle denunce da parte di imprenditori vittime di estorsione è cresciuto nel corso degli anni anche se si tratta ancora di una esigua quantità rispetto ai dati reali e si vanno sperimentando varie forme di “denuncia collettiva” grazie alla quale più imprenditori si accordano per denunciare contemporaneamente le estorsioni subite o tentate: sono alcune dei dati positivi che emergono dalla relazione sui testimoni di giustizia appena approvata dalla Commissione Parlamentare Antimafia e illustrata oggi dal presidente della Commissione Rosy Bindi e dal relatore Davide Mattiello (Pd). I testimoni di giustizia – coloro che hanno assistito o subito un reato e che hanno trovato la forza di denunciare – in Italia, al 31 dicembre scorso, erano 57 uomini e 23 donne a cui si devono aggiungere i loro familiari: 110 di sesso maschile e 157 femminile più i minori. Altri sono i numeri dei collaboratori di giustizia, ovvero di coloro che hanno fatto parte dell’organizzazione criminale e trattano la resa con lo Stato per ottenere protezione: sono 1083 di sesso maschile e 61 donne a cui si aggiungono 1785 familiari uomini e 2565 donne. Per quanto riguarda l’età dei testimoni, la gran parte ha tra i 26 e i 60 anni; tra i familiari, oltre il 70% tra i 6 e i 15 anni. La Commissione Antimafia, nella relazione approvata, dopo aver rilevato la grave mancanza di un testo ad hoc per i testimoni di giustizia, sottolinea la necessità di una diversa tutela economica dei testimoni stessi, propone un Comitato di assistenza e un referente fisso, ovvero figure giuridiche e psicologiche alle quali il testimone possa fare riferimento, e chiede il potenziamento del Servizio centrale di protezione del ministero dell’Interno, “a cui – sostiene Mattiello – vanno garantiti uomini, mezzi e formazione”. Definisce infine alcuni criteri grazie ai quali delineare la figura del testimone di giustizia. “Soprattutto le donne di mafia – spiega Mattiello – devono sentirsi riconosciute dalla legge: non basta, come oggi succede, che ci sia un riconoscimento di fatto ma bisogna che la legge si faccia carico di riconoscere questa situazione”.

Proprio a due donne, Rita Atria e Lea Garofoli, che hanno perso la vita cercando libertà dalla mafia e giustizia, il relatore Mattiello dedica questo testo, che presto verrà tramutato in proposta di legge dalla stessa Commissione.

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