Mafia: il calvario di “Tarzan”, schiavo dei boss garganici. Le sue rivelazioni sono appena iniziate, trema anche il “mondo di mezzo”

Mafia: il calvario di “Tarzan”, schiavo dei boss garganici. Le sue rivelazioni sono appena iniziate, trema anche il “mondo di mezzo”

Di Francesco Pesante 27 Marzo 2022

Iniziò tutto nel 2015 con Fic secc. Poi l’assunzione di Scarabino e le minacce di Lombardi”. Il collaboratore di giustizia Antonio La Selva racconta il suo incubo al pm della DDA, Cardinali

Le rivelazioni di “Tarzan” sono appena iniziate, ma il mondo della malavita garganica già trema. Il 40enne manfredoniano Antonio La Selva, detto appunto “Tarzan”, ha cominciato a collaborare con la giustizia dopo l’arresto in “Omnia Nostra”, maxi operazione antimafia del dicembre 2021. La Selva ha risposto alle domande del pm della DDA di Bari, Ettore Cardinali indicando capi e picciotti della criminalità organizzata tra Manfredonia e il resto del Gargano.

Trema il mondo della malavita, ma anche quello dei colletti bianchi, alcuni dei quali già invischiati in “Omnia Nostra”. Buona parte del verbale dell’interrogatorio di “Tarzan” è stato secretato, a dimostrazione che ci sarebbero importanti e delicate indagini in corso per fare piena luce sul sistema criminale della mafia garganica e sul suo mondo di mezzo” costituito da professionisti compiacenti, al soldo dei boss.

Stanco di subire”

La vicenda di La Selva dimostra quanto sia sbagliato non denunciare i propri aguzzini. L’uomo, commerciante ittico, aprì le porte del suo magazzino ai boss Matteo Lombardi detto “A’ Carpnese” e Pasquale Ricucci detto “Fic secc”, un errore imperdonabile: da quel giorno La Selva si piegò alle volontà del clan ed ora è accusato di aver ripulito, attraverso l’azienda che gestiva, i proventi illeciti della mafia. Ma finalmente, anche se dopo un arresto, ha deciso di dire basta: “Ero stanco di subire tutto questo”.

Gli animali di “Fic secc” e “l’assunzione” di Scarabino

Fu Ricucci a mettere per primo nei guai La Selva: “È iniziato tutto nel 2015. Pasquale Ricucci aveva gli animali, durante l’anno metteva gli animali a fianco all’azienda dove stavamo noi. Mucche, asini e li faceva pascolare vicino all’azienda dove noi eravamo a lavorare. Da un giorno all’altro”.

“Tarzan” ha ricordato che Ricucci prendeva gli animali “e li metteva in un recinto. Di fronte alla nostra azienda c’era un centro Padre Pio abbandonato e lui li metteva lì dentro durante i periodi dell’anno – che non so i motivi quali erano – cavalli, mucche, asini e quant’altro. E passava 10, 15, 20 volte al giorno di là. Ha iniziato a chiedere l’acqua, il ghiaccio… io e il titolare dell’azienda abbiamo capito che calibro di persona era. Dopo neanche un mese si è presentato e ha detto: ‘Senti, devi mettere a lavorare un mio zio’, che è Mario Scarabino (arrestato in Omnia Nostra, ndr). Ed io gli dissi: ‘Ma noi stiamo a posto con gli operai’. Lui disse: ‘Lo devi mettere per forza perché ha bisogno di essere messo in affidamento per farlo uscire dai domiciliari’, perché all’epoca lo Scarabino stava ai domiciliari”.

La Selva aveva paura di Scarabino: “Avevo paura perché era una persona che si ubriacava molto spesso. Allora quando venne a propormi questa cosa, gli dissi: ‘Almeno non dare fastidio nell’azienda’. All’inizio è stato così, però poi subito dopo si ubriacava, dava numeri con gli operai, faceva tutto quello che voleva. Tutto quello che voleva. Veniva a che ora voleva, non veniva, comandava, faceva il padrone in tutti i sensi, in più ogni fine mese si prendeva 1500 euro senza far niente. Calcoli – ha proseguito La Selva rivolgendosi sempre al pm Cardinali – che dal 2017 al 2021 ha regolarmente preso soldi. Pagato a nero. Non assunto. Fino al 7 dicembre che ci hanno arrestati ha percepito 1500 euro al mese“.

Boss e sodali portavano via pesce gratis dall’azienda: “A loro o davi il pesce o sennò la notte stessa succedeva qualcosa o a me o all’azienda o ai miei figli o a qualcuno, a chi era vicino a me. Incendi, botte, minacce. Poi spesso si ubriacavano ed entravano nell’azienda tutti ubriachi e davano fastidio pure agli operai, davano fastidio alle persone. Pasquale Ricucci insieme a Pietro La Torre svariate volte”.

Il monopolio del polistirolo”

Poi c’è Antonio Zino, uomo di fiducia del boss Lombardi: “Lui ha sempre lavorato col pesce. Siccome che durante l’estate a Vieste c’è molto turismo, assai, allora le pescherie lavorano assai quel periodo. Lui che faceva? Si approvvigionava di pesce a Manfredonia e si appoggiava da me, cioè prendeva tutto il pesce, lo metteva da me e faceva quello che voleva. Lo sistemava, si prendeva il ghiaccio, faceva quello che voleva. Come un padrone. Dopo di questo si inventò i polistiroli, che doveva vendere i polistiroli. In tutta Manfredonia dovevano comprare per forza i polistiroli da lui e lo venne a proporre a noi. Okay? Che successe? Quel giorno che lui iniziò a proporre questi polistiroli aveva bisogno di spazio e di un’azienda che faceva tutto questo. E lo venne a dire a noi”. In buona sostanza, stando sempre alle ricostruzioni di La Selva: “Zino imponeva il prezzo in più. Aveva il monopolio del polistirolo”.

I frutti di mare li vendo solo io”

Figura di spicco quella di Michele Lombardi, disposto a minacciare tutti pur di controllare l’intera marineria di Manfredonia: “Il figlio di Matteo Lombardi dettava legge sul lavoro dal primo giorno che è entrato a far parte di un’azienda che si chiamava Marittica. Lui decideva, lui faceva parte di questa azienda e lui decideva chi doveva lavorare e chi non doveva lavorare e cosa si doveva fare”.

“Un bel giorno si è avvicinato in azienda e dice: ‘Ciao, mi conosci, non mi conosci? Io sono il figlio di Matteo Lombardi. Senti, vedi che io da oggi sono subentrato in una azienda’ che all’epoca si chiamava Marittica. ‘Vedi che da oggi tutti i frutti di mare li compro e li vendo solo io‘”. Così fu: “Ci bloccammo perché i frutti di mare non li potevamo vendere più perché li doveva vendere solo lui”.

Guai se qualcuno si intrometteva tra gli affari e Michele Lombardi: “A chi si è messo contro di lui è stato incendiato il furgone, è stato picchiato. Per dire, sul porto è stato picchiato un signore di Margherita di Savoia mi sa. Forte, è stato picchiato forte. Questo perché veniva da Margherita a prendere i frutti di mare a Manfredonia e secondo la sua mente non lo doveva fare, li doveva comprare da lui”.

“Un giorno mi chiese di incontrarlo e mi disse: ‘Senti, vedi che questa barca e questa barca le devi fare portare da me’. E io gli dissi: ‘Vedi che queste barche non sono le mie’. Ha detto: ‘Forse non hai capito niente, se domani che escono le barche, queste due barche non portano i pesci da me, queste due barche non portano i pesci da me, ti sfondo mo’ la testa, mo’, e stanotte il capannone tuo non so dove va a finire‘. Io che feci? Non sapevo come spiegare a questa gente una cosa del genere, quelli si spaventavano di più ancora. Chiamai questi due ragazzi che avevano delle barche e li pregai, dissi: ‘Dai, fatemi questo favore, portate il pesce là, fai così’. E fortunatamente una di queste due barche, una lo portò il pesce a loro. Fortunatamente per me, fortunatamente“.

Il ghiaccio alla festa patronale

Business criminale anche durante la festa patronale, la Madonna di Siponto che Manfredonia celebra a fine agosto di ogni anno. “In pratica l’estate fa molto caldo, sai ci sono le bancarelle che fanno i panini e danno le bevande. Loro volevano il ghiaccio. Io ogni estate gli davo 2-300 sacchi di ghiaccio al giorno. Gli dovevo dare il ghiaccio, il personale ed il furgone. Andava sulle giostre questo ragazzo e c’era Giuseppe Impagnatiello, delegato da Pietro La Torre che distribuiva questo ghiaccio e si prendeva i soldi. Quello che chiedevano io gli dovevo dare. Loro poi andarono alle giostre e dissero a quelli delle giostre: ‘Vedi che il ghiaccio quest’anno non ve lo portate dai paesi vostri, lo dobbiamo vendere noi’. E venne da me. Tant’è che io per farlo arrivare ad un certo numero di ghiaccio lo congelavo prima, cioè facevo i sacchetti e li congelavo. Fortunatamente ad agosto c’è il fermo biologico, a noi il ghiaccio non serve, serve poco e lo riuscivo a dare”.

2mila euro al mese a me e basta. Non si discute”

“Da quando hanno arrestato a Zino e a Lombardi (omicidio Silvestri, ndr), noi siamo stati un anno e mezzo, due anni tranquilli perché il figlio si nascondeva, Ricucci era morto, c’era solo Scarabino che dava fastidio poco e niente – il ricordo di La Selva -. Mentre La Torre, anche se era in carcere, tutte le settimane, una sì e una no, facevamo i pesci senza spine per mandarli a casa sua”. Successivamente, tramite Scarabino arrivò una comunicazione per La Selva: doveva assumere il figlio di La Torre. Un nuovo incubo perché La Selva non era molto predisposto ad assecondare l’ennesima richiesta dei boss, acconsentendo al massimo a sottoscrivere un part-time per il ragazzo a 400 euro al mese. Tempo dopo, uscito dal carcere, La Torre in persona si presentò in azienda: “Vidi lui arrabbiato, conoscendolo che è una persona molto cattiva, l’ho preso sotto braccio e me lo sono portato fuori. Ha detto: ‘Che c’hai? Che c’hai gli albanesi a lavorare, i marocchini? A mio figlio 400 euro al mese, in due anni non mi hai mandato niente. Mo’ te lo dico mo’, da mo’ in poi mi devi dare 2mila euro al mese a me e basta, non si discute‘. Gli dissi: ‘Mo’ vediamo’. Poi in mente nostra cercavamo un escamotage, qualcuno che ci poteva salvare su questa cosa, perché avevamo vissuto bene per un po’ di tempo. Il martedì ci arrestarono…”.

Fonte:https://immediato.net/2022/03/27/mafia-il-calvario-di-tarzan-schiavo-dei-boss-garganici-le-sue-rivelazioni-sono-appena-iniziate-trema-anche-il-mondo-di-mezzo/

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