Mafia, Graviano smentisce Spatuzza

Al processo di appello che vede imputato Dell’Utri per concorso esterno il boss di Brancaccio smentisce le parole esplosive del collaboratore di giustizia, che aveva indicato la prima Forza Italia di Berlusconi come referente politico di Cosa Nostra: “Mai conosciuto Dell’Utri”. Berlusconi commenta: “Siamo alle comiche finali”. Il senatore del Pdl, nel frattempo, annuncia proteste alla Rai per la puntata di ieri di “Annozero”

Al processo d’appello che vede come imputato il senatore di Forza Italia Marcello D’Utri, già condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, non arriva il “colpo di teatro” che in molti si attendevano. Il boss Filippo Graviano non ha confermato la deposizione del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, che la settimana scorsa aveva pesantemente accusato lo stesso Dell’Utri e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di essere stati, a partire dai primi anni Novanta, i nuovi punti di riferimento di una Cosa Nostra impegnata in quel periodo in una strategia stragista che aveva portato all’assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e a una serie di attentati, anche a Roma e a Firenze.

Secca la smentita di Filippo Graviano, in quel periodo leader, assieme al fratello Giuseppe, della cosca di Brancaccio: “Non conosco il senatore dell’Utri e non ho mai avuti rapporti con lui”. Dopo Filippo Graviano, anche Cosimo Lo Nigro, esponente del clan mafioso di Brancaccio, ha smentito le dichiarazioni del collaborante. Lo Nigro era stato citato per deporre su un incontro tra Spatuzza e il boss Giuseppe Graviano, al quale secondo il pentito sarebbe stato presente nel gennaio del 1994 a Campofelice di Roccella, un centro collinare in provincia di Palermo. In quell’occasione, secondo Spatuzza, Graviano avrebbe impartito istruzioni su un attentato da commettere a Roma, allo stadio Olimpico, contro i carabinieri. Un progetto che poi non fu realizzato. Ma Lo Nigro ha detto di non aver mai conosciuto i Graviano prima del suo arresto, avvenuto nel ’95, e di non essere mai stato a Campofelice di Roccella in vita sua. Soddisfatto dell’udienza di oggi Dell’Utri, che ha elogiato il comportamento processuale di Graviano: “Mi sono meravigliato della dignità e della compostezza di questo signore. Ha detto cose che mi meravigliano. Nel guardarlo ho avuto l’impressione di dignità da parte di uno che si trova in carcere e ha delle sofferenze”. Dell’Utri ha quindi sostenuto che Filippo Graviano è un vero pentito. E di rimando il senatore accusa Spatuzza di essere un falso pentito. “Spero – ha detto l’imputato – che siccome non c’è niente, alla fine venga fuori. Non c’è proprio nulla in questo processo”. Dell’Utri ha annunciato una “formale protesta” alla Rai per la puntata di ieri sera di ‘Annozero’, definita un “atto di terrorismo”. “Trasmissioni come quella di ieri sera sono atti di terrorismo vero e proprio – ha detto il senatore del Pdl intervenendo al ‘Fatto del giorno’ su Raidue – farò una formale protesta alla Rai per questo tipo di trasmissioni che hanno combinato, mettendo insieme cose vere e cose false uno scenario, una fiction vera e propria che non ha niente a che fare con la realtà”.

Tornando all’udienza di oggi, Filippo Graviano ha anche sostenuto di non aver mai detto una frase giudicata molto importante dall’accusa: “Se non arriva qualcosa da dove deve arrivare sarà bene che anche noi parliamo con i magistrati”. Questo commento, ha sostenuto Spatuzza nel suo interrogatorio a Torino il 4 dicembre scorso, sarebbe stato fatto da Filippo Graviano nel 2004, quando il collaboratore lo informo’ di aver avuto un colloquio nel carcere romano di Rebibbia con l’allora procuratore nazionale antimafia, Pierluigi Vigna. Molto diversa la ricostruzione dei fatti riferita oggi da Graviano alla Corte d’Appello di Palermo presieduta da Claudio Dall’Acqua: “Spatuzza – ha detto Graviano – andò nel carcere di Rebibbia, credo per una visita medica. Quando tornò mi disse di avere incontrato il dottore Vigna. Ma sul contenuto del colloquio c’ una divergenza tra quel che ricordo io e quello che Spatuzza ha detto nel confronto che abbiamo fatto a Firenze. Non ho interesse a forzare in un senso o nell’altro, non vorrei dire qualcosa di errato”. A questo punto, il boss e’ stato sollecitato dal procuratore generale Antonino Gatto a continuare e a riferire quanto disse a Spatuzza: “Non dissi nulla di particolare – ha risposto Graviano – io non ho detto mai quelle parole a Spatuzza e non potevo dirle”.

Graviano ha spiegato, in relazione alla ricostruzione che lo aveva visto “mandante” della deposizione di Spatuzza per mettere a segno un’ipotetica vendetta contro i referenti politici di allora: “Quando sono stato tratto in arresto nel 1994 dovevo scontare solo 4 mesi, non avevo processi pendenti e non c’era nessuno che poteva farmi promesse o quant’altro. E poi sono passati cinque anni, se avessi dovuto consumare una vendetta l’avrei fatta, visto che non vivo in un hotel non avrei perso tempo. Questo discorso non c’è stato, mi sono estranee queste cose. Per scontare la mia pena non ho cercato mai scorciatoie, non ho cercato mai un magistrato”.

Ma non è solo su questi punti che Graviano ha contraddetto Spatuzza. Lo ha fatto anche a proposito della vicenda della collocazione di cartelloni pubblicitari di Forza Italia a Palermo. Spatuzza aveva parlato di un interessamento dei Graviano perché le affissioni venissero poste su terreni privati, in modo da evitare il pagamento delle tasse comunali. Filippo Graviano ha però negato di avere avuto rapporti con gli imprenditori Paolino e Salvatore Dalfone, i quali secondo Spatuzza si sarebbero occupati di quei cartelloni: “So che erano degli artigiani, non so nemmeno di dove avessero la loro bottega”, ha detto Filippo Graviano, che ha pure negato ogni rapporto di conoscenza con Giuseppe D’Agostino, un mafioso che secondo l’accusa ne avrebbe cercato l’intercessione per far entrare suo figlio nei ‘pulcini’ del Milan. “Se D’Agostino è quello che è stato arrestato con me e che poi è diventato collaboratore di giustizia -ha affermato il boss- lui stesso ha dichiarato di avermi conosciuto la sera in cui ci hanno tratto in arresto. Siamo entrati in un ristorante, abbiamo avuto solo il tempo di lavarci le mani e ci hanno arrestato”. Era il 27 gennaio del 1994 e il ristorante era “Gigi il cacciatore” a Milano. In chiusura dell’audizione, e’ stato il presidente Dall’Acqua a porre al boss tre domande dirette. Conosce il senatore Dell’Utri? “No” è la secca risposta di Graviano. Ha mai avuto in precedenza rapporti con lui? “Assolutamente no”. Ha avuto contatti anche indiretti con lui? “No”

E’ toccato poi a Giuseppe Graviano, fratello di Filippo, che però ha deciso di avvalersi della facolta’ di non rispondere “per motivi di salute”. Il boss ha sostenuto di non essere nelle condizioni fisiche per subire un interrogatorio e ha ricordato di averne già informato la Corte con una lettera, che il presidente ha confermato di aver ricevuto.

Berlusconi è intervenuto con i giornalisti che gli chiedevano un commento sulla deposizione di Graviano: “Vi siete resi conto che siamo alle comiche su questo? Che vi devo dire? Niente”. E a chi gli chiede se la deposizione lo abbia meravigliato, il premier ha risposto: “Ma come mi meraviglio?”.
Francesco Scommi

(Tratto da AprileOnline)

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