Mafia e politica. Che vergogna!

‘Ndrangheta s.p.a.

La richiesta di arresto del senatore Di Girolamo (Pdl, ex An) scava in un “pozzo nero”. l’inchiesta “Broker” ha fatto emergere un “romanzo criminale”, il triangolo tra grandi aziende, ‘ndrangheta ed ex militanti neofascisti. In questo caso ha fruttato un guadagno illegale di ben 365 milioni di euro truffati al fisco e riciclati in vari i settori (immobili, quote azionarie, auto di lusso, barche, quadri d’autore e perfino diamanti)

Un triangolo micidiale tra grandi aziende di alta tecnologia, ex neofascisti e ‘ndrangheta. Un “romanzo criminale” scritto tra il 2003 e il 2006. Un carosello continuo di milioni di euro: da Londra a Managua, da Hong Kong a San Marino, da Panama alla Svizzera, da Vienna a Singapore, dalle isole Cayman a Roma. Si “tratta della più grande frode tributaria della storia nazionale”, hanno scritto i magistrati della Procura distrettuale antimafia di Roma, chiedendo il 23 febbraio 56 ordini di arresto. In tutto l’inchiesta “Broker” riguarda 80 persone.

La truffa è stata colossale. Riguarda un giro di due miliardi di euro, false compra-vendite di traffico telefonico effettuate tra il 2003 e il 2006. Sono stati chiesti e truffati al fisco la fantastica cifra di 365 milioni di euro di rimborsi su un’Iva mai versata all’Agenzia delle entrate. Nell’occhio del ciclone ci sono Fastweb e Telecom Sparkle, società controllata da Telecom Italia, e una miriade di piccole aziende, molte sparite da tempo nel nulla.
Sotto accuse o in carcere sono finiti dirigenti d’azienda, politici del Pdl e mafiosi calabresi. Una richiesta d’arresto è piovuta sulla testa del senatore Nicola Di Girolamo, Pdl, ex An. Gennaro Mokbel, un tempo vicino alla destra eversiva, è un uomo chiave di questa storia criminale. E’stato lui, è l’accusa, l’uomo di collegamento tra la ‘ndrangneta e la finanza. E’ stato lui il motore della elezione di Di Girolamo a senatore in una circoscrizione estera del Senato nel voto politico del 2008. Fu organizzata una strana campagna elettorale tra gli emigrati italiani in Germania. Molti voti furono comprati e le schede addirittura compilate, secondo i magistrati, da uomini mandati nella Repubblica federale tedesca dagli Arena, famiglia forte della ‘ndrangheta di Isola di Capo Rizzuto in Calabria.

Le intercettazioni telefoniche pubblicate dai giornali lasciano esterrefatti. C’è il boss Franco Pugliese, legato alla famiglia Arena, che chiama Di Girolamo dopo la campagna elettorale: “Io non ho dormito per notti e notti. Per questa situazione qua…”. Di Girolamo gli dice soddisfatto: “Abbiamo fatto un’operazione strepitosa”.
Mobkel usa parole pesantissime con Di Girolamo, una volta eletto senatore: “…tu sei uno schiavo mio…”, lo ammonisce. Di Girolamo in una telefonata si scusa: “Io ieri ho sbagliato”. Mobkel, cognome strano perché il padre era di origini egiziane, vent’anni fa aveva grande familiarità con i terroristi neri. A casa sua nel 1992 venne trovato Antonio D’Inzillo, ex membro dei Nar. Mobkel, secondo la magistratura, paga le spese della latitanza d’Inzilllo in Africa. Non è tutto. Sostiene di essere molto vicino a Francesca Mambro e a Valerio Fioravanti, ex terroristi neofascisti, anche economicamente.

Mobkel certo non vive certo in ristrettezze. I carabinieri dei Ros hanno scoperto un vero “tesoro” in un magazzino a Roma. Migliaia di quadri, serigrafie, litografie e decine di sculture erano state assiepate dall’organizzazione capeggiata da Mokbel. Si tratta di opere di importanti artisti contemporanei e moderni tra cui spiccano i nomi di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina.
Anche Stefano Andrini, altro ex militante neofascista, è stato il motore, assieme a Mobkel, della candidatura di Di Girolamo nella circoscrizione estero del Senato. Stefano e Germano Andrini, fratelli gemelli, nel 1989 pestarono due persone davanti al cinema Capranica di Roma e furono condannati a 4 anni e 8 mesi di carcere. Stefano Andrini, subito dopo lo scoppio dello scandalo si è dimesso dall’incarico di amministratore delegato dell’Ama di Roma e il sindaco Gianni Alemanno (Pdl, ex An) lo ha ringraziato per il lavoro svolto finora.
In una intercettazione è spuntato anche il nome di Gianfranco Fini. Non ho mai incontrato Di Girolamo,dice il presidente della Camera. Va spazzata via subito, sostiene, ogni ombra “offensiva e infamante”. Il cofondatore del Pdl ed ex presidente di An è allarmato dall’uso delle intercettazioni telefoniche. Parla di “polpette avvelenate”. Accusa: “La stagione del fango è ripartita”.
Sotto accusa è anche il vertice di Fastweb e di Telecom Sparkle. I vertici delle società negano di conoscere il “pozzo nero” di questa gigantesca truffa ai danni del fisco e dei contribuenti italiani.

Anzi, si dichiarano parte lesa. Silvio Scaglia,brillante fondatore di Omnitel e di e.Biscom poi diventata Fastweb, è uno degli uomini più ricchi del mondo: detiene un patrimonio personale valutato 1,2 miliardi di euro. Scaglia è considerato uno dei più geniali ed innovativi imprenditori europei. Qualche anno fa ha venduto Fastweb, azienda specializzata sulla banda larga, a degli acquirenti svizzeri ad un prezzo considerevole, soprattutto se paragonato alle valutazioni di oggi (le azioni delle società sono crollate in Borsa).
Un “tesoro” del valore di centinai di milioni di euro è stato sequestrato dai magistrati. Sono stati messi “i sigilli” ai beni frutto del riciclaggio della mega truffa fiscale. Si tratta di ben 246 immobili, 133 auto di lusso (Ferrari, Bmw, Audi, Jaguar, Porsche), imbarcazioni, 58 quote societarie, conti correnti bancari e cassette di sicurezza in Italia e all’estero (soprattutto a Londra). Ci sono perfino diamanti e due gioiellerie.

E’ un colpo duro per ‘ndrangheta e per l’illegalità politica e finanziaria. Giovanni Falcone, il magistrato ucciso dalla mafia in Sicilia nel 1992, avvertiva: la criminalità organizzata non si combatte solo con la repressione di polizia, ma anche sequestrando i patrimoni accumulati con i guadagni frutto dell’illegalità. ‘Ndrangreta ha fatto un salto di qualità: è diventata una s.p.a. come ha dimostrato l’inchiesta “Broker”. Il traffico di droga, il pizzo e la prostituzione sono diventate attività criminali marginali rispetto agli investimenti finanziari ed economici.
I prossimi giorni possono riservarci altre grandi sorprese. Il Senato dovrebbe pronunciarsi mercoledì prossimo sul caso Di Girolamo. Il senatore, si diceva venerdì a Palazzo Madama, potrebbe dimettersi prima di questo appuntamento.

Leo Sansone

(Tratto da Aprile online)

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