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Mafia e “colletti bianchi”… fanno Bingo

In questi giorni si inizia a parlare non solo della Noemi Letizia, delle festicciole con foto e non, ma anche delle parentele dei Letizia in questione. “Particolare” su cui sta indagando la Direzione Antimafia per verificare i collegamenti tra Elio Benedetto Letizia, il papà di Noemi e amico del Silvio “papi” Berlusconi, con il ceppo cammorrista di Casal di Principe del clan di Armando, Giovanni e Franco Letizia… gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola. Il settimanale “La Voce delle Voci” – unico in Italia – ha dedicato un approfondimento a tutto questo, mettendo in fila le tessere di questo nuovo puzzle. [leggi l’articolo integrale – formato .pdf]

Intanto una cosa, sul fronte dei camorristi, è certa: i legami con politici ed altri colletti bianchi, ivi compresi agenti delle forze dell’ordine. E’ quanto emerge dall’Ordinanza del Gip di Napoli conosciuta come Operazione Hermas… che pubblichiamo integralmente [leggi l’Ordinanza integrale – formato .pdf], una costola – non certamente secondaria per importanza e imponenza – dell’Operazione Old Bridge [leggi l’Ordinanza integrale – formato .pdf] che ha smembrato l’asse Italia – Usa che vedeva protagonista Cosa Nostra ed anche, appunto, la Camorra.

Ed intanto vediamo qui alcuni passaggi di queste 784 pagine, quelli che rendono l’idea… ed andando a vedere nelle visure camerali delle società coinvolte, per scoprire legami e personaggi che ci portano tra picolli e grandi “colletti bianchi”, professionisti e politici… di ogni colore, naturalmente, con sponsor “insospettabili”…

Le slot ed i videogiochi nell’impero delle camorre L’inchiesta che ruota sulle ormai ben conosciute “macchinette videogiochi” che è “un ramo di attività dal quale la struttura criminale traeva una non trascurabile fonte di arricchimento e che veniva gestita, secondo tradizione, in regime di assoluto monopolio”, mette in evidenza un primo dato “ancora, muta la prospettiva di sfondo, originariamente circoscritta all’ambito della sola criminalità organizzata del casertano (il clan dei casalesi) ed ora estesa fino a lambire tutta (dico tutta) la camorra campana, gruppi della mafia siciliana e, sia pure tangenzialmente, la ‘ndrangheta.”

Le mafie collaborano, si coordinano benissimo (anche con pezzi dello Stato!) e diffondono sempre di più i propri tentacoli sul mondo delle slot, delle sale gioco, delle scommesse, con un business immenso reso possibile dalle collusioni e complicità che, su questo settore vede incrociarsi, come abbiamo da lungo tempo sottolineato con gli appetiti dei politici [vedere inchiesta sui bingo “rossi”, gli interessi leghisti, l’inchiesta di Ferruccio Sansa e Marco Menduni su Il Secolo XIX relativa ai 98 miliardi di euro evasione con la relazione integrale -formato pdf- che abbiamo pubblicato].

L’Ordinanza, che ha portato oltre alle decine di arresti e sequestri in tutto il Paese, sottolinea: “Una miriade sono, poi, i beni, mobili ed immobili, e le società di cui si chiede il sequestro, sovente intersecantisi, come vedremo, secondo un sistema di vere e proprie “scatole cinesi”, funzionale alla dissimulazione delle reale titolarità delle quote ed, infine, all’effettiva riconducibilità degli interessi economici sottesi.”

Fulcro dell’inchiesta è il già noto Renato Grasso – con il Francesco Grasso -. “Già sulla scorta dei dati emersi nel primo filone di indagine la figura di Grasso Renato si era delineata in termini di collateralità, quando non addirittura di compenetrazione organica, con clan camorristici di differente estrazione territoriale, cui l’indagato accedeva con l’apporto di condotte omogenee, ovvero fornendo la sua capacità personale e di impresa e ricavandone, in corrispettivo, una posizione di monopolio commerciale.
Ed era anche venuta alla luce la costante collaborazione di suo fratello Francesco, sicuramente meno brillante e con funzione di rincalzo, ma comunque utile supporto all’attività del congiunto.
Lo scenario, finora solo tratteggiato (erano note sentenze di condanna per associazione di stampo camorristico e per estorsioni aggravate dall’art. 7 l. 203/91) sulle quali si tornerà) diviene nitido grazie al contributo dichiarativo di una serie davvero inusuale, per numero e qualità degli apporti forniti, di collaboratori di giustizia.
Renato Grasso é riuscito, con il suo gruppo, ormai definibile una holding a diventare l’unico soggetto economico di riferimento dei clan, da sempre interessati al controllo del settore dei giochi e delle scommesse ed ai corposi introiti che ne discendono.
Se i vari camorristi usano Grasso per implementare le loro attività illecite ed i loro patrimoni, Grasso, dal canto suo, deve alla camorra la sua crescita imprenditoriale, rapida e, come si vedrà, formidabile.
Un impero, destinato ad espandersi oltre regione ed anche all’estero(vedi oltre), spaziando dall’originaria attività di produzione, installazione e commercializzazione di apparecchi videogiochi, all’acquisizione di “Sale Bingo” e che deve la sua fortuna al substrato di intimidazione sul quale, nel tempo, é riuscito a poggiarsi.”

Grazie alle intercettazioni ed alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, si è potuto sviscerare questa rete nazionale che ha visto confermata la pesante infiltrazione storica della Camorra nelle regioni del centro nord, a partire dell’Emilia Romagna e dalla Lombardia.

Non solo sono emersi – e confermati – i legami di collaborazione di pezzi delle Forze dell’Ordine con i mafiosi. “Sono già stati messi in evidenza rapporti obliqui tra Renato Grasso ed esponenti delle Forze dell’ordine (vedi dichiarazioni dei collaboratori di giustizia), grazie ai quali l’indagato in più circostanze sarebbe riuscito a tenere indenni da accertamenti e controlli i suoi amici camorristi… Rapporti che, nel corso di questa indagine, hanno trovato conferme nella circostanza che il Grasso, tempestivamente avvisato, é riuscito non solo a sottrarsi all’esecuzione dell’o.c.c. 287/08, ma anche a far sparire docunmenti compromettenti (vedi conversazioni sopra riportate)”.

Uno scenario che non può che apparire sconcertante e che, occorre ripeterlo, si è svelato solo grazie alle attività investigative di intercettazione telefonica e della posta elettronica.
“Nell’ambito del procedimento nr. 20589/05 avente ad oggetto una complessa indagine volta ad accertare la natura illecita delle attività economiche di Grasso Renato (già condannato con sentenza definitiva per 416 bis c.p.) e dei suoi fratelli (si fa rinvio al provvedimento di sequestro preventivo e probatorio emesso contestualmente che riassume gli esiti di tale indagine), si procedeva ad attività di intercettazione, telefonica e della posta elettronica, del commercialista del Grasso, Antonio Luciano.
Ebbene, in data 29.11.2006, alle ore 17:00 circa, veniva intercettato un messaggio di posta elettronica cronologico E 121 (decreto nr. 3511/06) sull’indirizzo telematico antobra@libero.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , inviato e ricevuto dallo stesso utilizzatore, Luciano Antonio, con la medesima casella elettronica, presumibilmente, al fine di trasferire il file in trattazione ad un personal computer ad un altro.
L’allegato risultava essere costituito da interrogazioni alla banca dati S.I.D.D.A. per complessivi 19 documenti, molti dei quali relativi ad indagini in corso svolte, oltre che dal G.I.C.O. nell’ambito del procedimento penale in oggetto, anche dal R.O.S. CC di Napoli nell’ambito del proc. 39197/04.
Il successivo approfondimento della vicenda consentiva di accertare che si trattava di informazioni, coperte da segreto istruttorio, estrapolate dalla Banca Dati della DDA a seguito di una richiesta formulata in data 30.05.06 da ufficiali del ROS di Napoli ed il cui esito era stato depositato agli atti del fascicolo 39197/04 e consegnato agli operanti su supporto informatico.
Tutti i file erano stati quindi riversati informaticamente nella directory che riguarda l’attività investigativa convenzionalmente denominata “NORMANDIA 2” e registrati sul server centrale della Sezione Anticrimine di Napoli al quale è collegata la rete informatica chiusa dei pc in uso ai militari dipendenti.
Poiché ogni militare vi accede mediante account e password personali, analizzando gli accessi effettuati nella predetta directory, era stato possibile appurare che con l’account “p.bruno”, attribuita al Maresciallo Capo Bruno Pietro nato a Bari (BA) il 22.10.1964, in forza al raggruppamento Operativo Speciale di Napoli, erano state effettuate consultazioni dei documenti di indagine.
La circostanza destava sospetti, giacché il maresciallo faceva parte di una una squadra investigativa differente da quella incaricata delle indagini in questione.
L’hard disk veniva sequestrato e fatto oggetto, da parte di personale specializzato del R.O.S., di sofisticati accertamenti tecnici.
Si poteva così verificare che proprio il giorno 29.11.2006, il file “h Grasso Tullio.doc”, intercettato dal G.I.C.O. alle ore 17.00 circa, era stato consultato alle ore 13.04 tramite l’account “p.bruno” e che lo stesso file era stato poi copiato su hardware esterno.
Non era possibile datare con certezza quest’ultima operazione avvenuta comunque tra il 27.11.2006 ed il 4.12.2006.
Inoltre un report delle attività realizzate sul sistema dall’utente “p.bruno” chiariva che alla fine del mese di ottobre ed all’inizio del mese di novembre 2006 erano stati effettuati numerosi tentativi d’accesso su documenti dell’indagine “NORMANDIA 2” e specificatamente sui files riguardanti i collegamenti dei germani Grasso con il cd. “Clan dei Casalesi”.
Si acquisivano le dichiarazioni del M.A.s.U.P.S. Russo Giovanni che condivideva lo stesso ufficio occupato dal Bruno e lo stesso confermava che effettivamente il M.C. Bruno aveva utilizzato la postazione di lavoro in orario compatibile con le emergenze investigative acquisite.
Dai colleghi di lavoro del Bruno giungevano conferme di uno strano, apparentemente inspiegabile interessamento dell’indagato per le vicende giudiziarie dei Grasso e per le modalità di accesso al sistema informatico…”.

Un inchiesta che, ancora una volta, come dicevamo ha messo in evidenza i legami con la pubblica amministrazione e la politica, con i colletti bianchi…

Ad esempio tra le compagnie d’assicurazione usate dai mafiosi e della loro società vi sono l’Alleanza, la Carige e la Unipol. Poi ci sono le fideiussioni e, ad esempio, è il Monte dei Paschi di Siena, dove la Betting 2000 formalizza una fideiussioni per € 1.182.000 per partecipare al Bando Bersani (ottobre 2006), mediante il quale sono state messe a bando di gara circa 19.000 nuove concessioni, ippiche e sportive, divise in tipologia di “negozi” e “corner”… Dall’Ordinanza: “in data 05.01.2007, alle ore 09:57 – conversazione nr. 1037 (decreto nr. 4163/06) – tale Monica n.m.i. chiama LUCIANO Antonello e gli chiede notizie in ordine ai dati riportati sull’estratto conto riferito al rapporto bancario nr. 5776 acceso presso il Monte dei Paschi di Siena. In particolare, Monica, ha notato la presenza di bonifici di importi elevati. LUCIANO risponde che si tratta di operazioni riguardanti la partecipazione di loro clienti al bando di gara dei Monopoli. Successivamente, Monica, fa riferimento ad un prelevamento di € 3.825.000,00. In proposito Luciano risponde che trattasi di una somma di denaro utilizzata quale cauzione prestata a favore dei Monopoli.”… Ma i conti e le operazioni bancarie vedono l’utilizzo di miriadi di banche… Banca del Lavoro, Banca di Roma, Banca Intesa, Fideuram, Banca di Napoli… operazioni che si svolgono senza intralcio… si sa le banche non sanno mai niente… non a caso trovare un’inchiesta per riciclaggio in Italia è davvero come cercare una chimera, se poi si cerca la collaborante segnalazione di operazioni sospette da parte degli Istituti bancari allora si fa prima a rintracciare una fenice nei nostri cieli!

Vincenzo Scotti, sottosegretario del GovernoMa è, comunque, tra i soci delle società legate a questo scenario criminale che si hanno le maggiori sorprese. Infatti se ci si districa tra le decine di imprese e collegate si possono trovare ad esempio i legami con Vincenzo Scotti, sottosegretario dell’attuale Governo, o, per fare un altro esempio, il cognato di Clemente Mastella, Italico Lonardo.

Marcello Dell’UtriUn altro tramite con la “politica” è poi proprio quel commercialista, il Luciano, che riceveva le notizie relative alle indagini coperte da segreto via e-mail. Questi è un massone che, come evidenziato nell’articolo “Il Boss del Bingo” di Marco Lillo sull’Espresso [leggi qui – formato .pdf] “il 27 maggio (2007) telefona al presidente delle piccole imprese di Matera, Franco Stella. L’ex politico Dc dall’eloquio forbito non si fa pregare e chiama in diretta, con l’altro apparecchio, Marcello Dell’Utri. Mentre il commercialista di Grasso ascolta, Stella chiede a Dell’Utri di bloccare la revoca. Poi chiama anche un magistrato della Corte dei Conti, Maurizio Giordano, e gli chiede di intervenire per gli amici della Betting 2000… L’ex democristiano che raccomandava la Betting 2000 a Dell’Utri e imprecava contro i comunisti che volevano togliere la licenza, l’11 maggio scorso è stato lanciato dal segretario del Pd, Dario Franceschini, come candidato del centrosinstra alla presidenza della Provincia di Matera.”

Antonio Di Pietro a Matera per sostenere Franco StellaIntanto lo Stella è, naturalmente, in piena corsa per l’elezione a Presidente della Provincia di Matera, appoggiato oltre che dal Pd dal centrosinistra al gran completo con Rifondazione, Sinistra e Libertà ed anche i “moralizzatori” dell’Italia dei Valori – Lista Di Pietro… Anzi il 2 giugno scorso, come se nulla fosse, è accorso a Matera Antonio Di Pietro in persona per sostenere Stella affermando: “IdV per una politica trasparente”… “Sono qui per dare forza alla candidatura di Stella a presidente della Provincia di Matera e per sostenere i candidati scelti per il Sud da Italia dei Valori alle Elezioni Europee, Aldo Michele Radice e Lilia Infelice” ed aggiungendo “Siamo contro le lobby che truccano gli appalti e che non si accontentano mai di ‘mangiare’…” [leggi qui]

Nella schiera dei politici amici, anzi degli “amici parlamentari”, ci ricorda “la Voce delle Voci”: “sono due i parlamentari in carica assai legati al gruppo Giordano. Il primo è Nicola Cosentino, sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, che al fianco di Giuseppe Giordano e famiglia aveva tenuto a battesimo l’ultima nata “Caserta Mia”, poco prima che si abbattesse il ciclone giudiziario di Onde Rotte [leggi qui]
L’altro, sempre targato Pdl, è Sergio De Gregorio, di cui Giordano è socio nella corazzata Italiani nel mondo Channel, 2 milioni di euro e passa come capitale sociale. Ma non finisce qui, perché lo storico portavoce di De Gregorio, il giornalista napoletano Giovanni Lucianelli, è stato a lungo direttore di Italia Mia e, secondo stringenti testimonianze rese ai pm, artefice dei falsi praticantati che hanno sfornato, dalle emittenti di Giordano, “fior” di giornalisti professionisti.
Sempre dal casertano irradia poi Tele Luna, ora acquartierata anche a Napoli con una sede nel centro storico, che fa capo al dentista-imprenditore Pasquale Piccirillo, sottoposto a indagini della magistratura con l’accusa di aver fornito alibi ad un camorrista accusato di omicidio.”

Che “bingo”… non c’è che dire! Una sola domanda: quando li si va a prendere i pezzi da novanta di questo scacchiere? Si perché finché si colpiscono solo i clan camorristi e mafiosi, e si taglia via qualche “collettore” con il “colletto bianco”, ma si lasciano i funzionari di banca come i funzionari pubblici e, soprattutto, fino a quando i terminali politici di queste lobby politico-affaristico-mafiose restano al loro posto di Potere, il grande riciclaggio con l’infiltrazione nell’economia “legale” – che uccide lo sviluppo e la libertà di impresa degli onesti – continuerà, con altri prestanome, parenti e amici… magari, questa volta, con cognomi “puliti” e non quelli ormai ben noti delle famiglie mafiose. Intanto i politici, come si vede, sono sempre in cerca di vecchi e nuovi “amici degli amici”… sempre utili per le elezioni!

(Tratto da Casa della Legalità e della Cultura)