Mafia Capitale, Odevaine,gia factotum di Veltroni, patteggia due anni e 8 mesi

Il Corriere della Sera, Martedì 10 Maggio 2016

Mafia Capitale, Odevaine patteggia due anni e 8 mesi

Concordati con la procura anche 250 mila euro di multa. Lunedì l’ufficializzazione. Nell’udienza di lunedì ricostruito in aula il ruolo dell’ex «factotum» di Veltroni: il suo sponsor al Viminale sarebbe stato il sottosegretario Castiglione (oggi all’Agricoltura)di Ilaria Sacchettoni

La difesa di Odevaine ha deciso di patteggiare la pena: due anni di reclusione e 250 mila euro di multa, evitando il processo. Lunedì l’avvocato Petrucci ufficializzerà la richiesta ai magistrati di piazzale Clodio, ma di fatto l’assenso della procura c’è già. È il primo patteggiamento per gli imputati di Mafia Capitale.

Nell’udienza di lunedì il ruolo del factotum del Campidoglio (giunta Veltroni) è stato ricostruito dal maggiore Paolo Guida del Ros che, avendo approfondito i flussi di denaro fra le cooperative di Salvatore Buzzi e Odevaine, è stato ascoltato in aula per quello che alla fine è parso solo un ripasso generale delle intercettazioni.

Su sollecitazione delle difese, l’ufficiale ha confermato: la nomina di Odevaine al tavolo istituzionale sull’emergenza profughi che propiziò appalti alle coop ebbe uno «sponsor» eccellente, l’attuale sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione. Il dettaglio, emerso nella fase degli arresti, e ora confermato al processo, regala un assist all’ avvocato Luca Petrucci, che dal principio ha sostenuto l’istituzionalità e il peso del ruolo ricoperto dal suo assistito, accusato di corruzione aggravata. Intanto però il nome del sottosegretario, indagato dalla procura di Catania per la costruzione del Cara di Mineo e mai dimessosi, porta il dibattimento al cuore della questione. La fotografia di un intreccio consolidato fra processi o protocolli istituzionali e lobby criminali scattata dall’inchiesta.

Secondo i pm Cascini, Ielo, Tescaroli, in questo intreccio alcuni imputati si sarebbero ritagliati uno spazio para – imprenditoriale con rischi calcolati e sostenibili. Anche la documentazione depositata ieri dall’accusa va, a suo modo, in questa direzione, alludendo alla protezione di alcuni apparati nei confronti di Massimo Carminati. Qualche traccia affiora alla superficie nella sua condanna in primo grado (confermata fino in Cassazione) a 4 modesti anni per il furto (e altre accuse) al caveau di piazzale Clodio. Oscuro e audace il blitz della notte fra il 16 e il 17 luglio 1999 avrebbe fruttato al «Nero» più prestigio che liquidità.

Al blitz parteciparono in 16, fra cui 4 carabinieri in servizio a palazzo di Giustizia arruolati dal più carismatico di loro, Adriano Martiradonna capace, scrivono i giudici, «di condurre tutti verso la deriva di scelte irreparabilmente sbagliate»: 143 cassette di sicurezza svuotate per un bottino da 18 miliardi di vecchie lire, convertito a milioni di euro durante i gradi di giudizio. Magistrati, consiglieri della Repubblica ai quali i banditi sottrassero documenti riservati (mai denunciati). Un’operazione agevolata «da qualificate infedeltà che avevano propiziato e protetto l’ingresso di altri esecutori materiali» alla quale i giornali dell’epoca riservarono una trattazione modesta più in virtù degli aspetti pirotecnici che di quelli strategici.

Un’operazione di fine artigianato per la quale si mobilitarono esperti «cassettari», maghi delle serrature, superesperti nella disattivazione dei sistemi d’allarme e intermediari della ricettazione. A uno di loro Giuseppe Cillari i banditi prospettarono «che si sarebbe dovuto squagliare l’oro ricavato dal furto del caveau per farne dei lingotti» anonimi e smerciabili. Proprio Cillari, mediatore di contatti con orafi dalle bocche cucite e memoria storica (benché malandato per via di un diabete aggravato) di simili azioni nella Capitale, ascoltato, riferirà su curriculum e prestigio già all’epoca vantati da Carminati. Mentre fra i protagonisti del blitz Vincenzo Facchini, «mostratosi in via generale contrario a fare il nome dei complici, nel caso di Carminati aveva assunto addirittura un atteggiamento ostruzionistico, rifiutandosi a priori di parlare del predetto». Per quel furto il «Nero» ha scontato meno di un anno. Pena sospesa e beneficio dell’indulto. Il collegio di Perugia dove si svolse l’inchiesta e fu celebrato il processo pronunciò la sentenza nel 2005.

P.S. Il colpo fu pianificato con Carminati dal titolare di una coop. La Mutua Nova. Buzzi non c’entra però. La coop in questione era gestita dalla moglie di Facchini.


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