Mafia Capitale, nuove indagini sul litorale romano

INCHIESTA

Mafia Capitale, nuove indagini sul litorale romano

Al centro di una informativa della Guardia di Finanza, le cooperative che fanno capo a Luigi Valà, incensurato, che ha avuto un ruolo di primo piano nelle coop di Salvatore Buzzi. Le indagini della procura di Civitavecchia

DI CLEMENTE PISTILLI

Mafia Capitale, nuove indagini sul litorale romano
Mafia Capitale, Salvatore Buzzi

Quel sistema opaco descritto dall’Antimafia di Roma in Mafia Capitale, quello che avrebbe permesso alle coop del “rosso” Salvatore Buzzi di insinuarsi negli appalti pubblici e diventare la cassaforte dei fasciomafiosi, mantenendo costanti rapporti e ricorrendo a notevoli favori nei confronti del potere, non si sarebbe fermato nella capitale. Non sarebbe stato decapitato dagli arresti di dicembre e giugno scorsi. Ma come un’idra avrebbe iniziato a rigenerarsi e ad allargare il proprio raggio d’azione, tra la capitale d’Italia e il litorale nord del Lazio. Questa almeno la convinzione della Guardia di finanza, che traspare in una corposa informativa trasmessa alla Procura di Civitavecchia nell’inchiesta su altre coop, legate a Buzzi e che, arrestato lui, si sarebbero sostituite a quelle del “Mondo di mezzo” in affari che vanno dall’accoglienza dei profughi alla manutenzione del verde pubblico.

Prima ancora che esplodesse il caso “Mafia Capitale”, la Procura di Civitavecchia stava indagando sul business di alcune cooperative che fanno capo a Luigi Valà, 58enne di Ladispoli e incensurato, che nel corso degli anni ha iniziato a collezionare appalti pubblici e ad accumulare una piccola fortuna immobiliare. Finiti in carcere Massimo “Il Guercio” Carminati e gli altri, l’inchiesta ha poi subito un’accelerazione. E’ infatti emerso che Valà, indagato a Civitavecchia, ha avuto un ruolo di primo piano nelle coop di Buzzi, essendo amministratore della Crisalide srl, società che gestisce strutture per anziani, che la sede nello stesso stabile della 29 Giugno di Buzzi, e che è partecipata al 50% da due aziende del “rosso”, la stessa 29 Giugno e la Sarim. Sempre Valà è poi presidente del CdA di Casa Comune 2000, partecipata al 50% da Crisalide e al 15% da Rogest, società quest’ultima che ha come amministratore il socio di Buzzi, Carlo Maria Guarany, anche lui arrestato in Mafia Capitale, ed è vice presidente del CdA della coop Artware, in cui hanno interessi sempre Buzzi e Guarany. Il 58enne, infine, è consigliere della Tolfa Care, che gestisce una residenza per anziani a Tolfa e viene rifornita di personale e materiali dalla 29 giugno, ed è vice presidente del CdA della Eriches 29, di cui Buzzi era presidente.

Ma gli intrecci tra le società del “Mondo di Mezzo” e Valà non si esauriscono agli organigrammi societari. La Guardia di finanza ha infatti intercettato una serie di conversazioni con manager della società dell’Ama in cui emergono affari sui servizi per il verde pubblico a Roma affidati alle coop di Ladispoli, nello specifico un appalto da oltre centomila euro, con l’impegno del manager 58enne ad assumere personale proveniente dalla società “Il Solco” di Mario Monge, arrestato a sua volta in “Mafia Capitale”, e contatti tra lo stesso Monge e Valà. A metà marzo, via sms, Monge dice al ladispolano: “Grandeee. Come stai? Io sempre nel tritacarne ma con qualche speranza in più”. E Valà: “Ricorda che io ci sono, un abbraccio”.

Evidenziati inoltre rapporti tra un custode giudiziario della 29 giugno e l’imprenditore di Ladispoli, che parlando con una collaboratrice afferma, riferendosi al custode: “Ho rivisto quell’avvocato … Mi ha detto, ci dobbiamo vedere per vedere di collaborare insieme, perché noi non abbiamo chi progetta le gare… Il problema è che lì, secondo me, dovranno cambiare il nome, perché ormai, con quel nome, adesso si stanno spostando sugli affitti”. Oltre ai numerosi contatti con politici e dirigenti dei Comuni di Ladispoli, Cerveteri, Santa Marinella e Tolfa, sempre relativi ad appalti e favori, tra cui quelli con un ex europarlamentare socialista, emergono poi contatti sempre di Valà con un monsignore, cappellano di Sua Santità, a cui viene chiesto di intercedere con delle suore su una struttura da destinare ai migranti, con una dirigente della Regione Lazio, una del Mef e con Confcooperative, oltre a servizi di portierato a San Basilio che avrebbero visto i ladispolani sostituirsi alla Eriches. Vicende che hanno fatto ipotizzare alla Guardia di finanza abusì d’ufficio e turbative d’asta. Ma a decidere come procedere dovrà ora essere la Procura di Civitavecchia, mentre le prime indiscrezioni sulla vicenda hanno scatenato un terremoto sul litorale laziale. Già a giugno, dopo le prime perquisizioni, Valà intervenne rivendicando la correttezza delle sue azioni e definendosi estraneo “al calderone di Mafia Capitale”. Prese di distanza a cui da parte del manager ne sono seguite altre, nell’attesa che gli inquirenti facciano piena luce sul caso.

 

 

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