Mafia Capitale.Le responsabilità

IL CENTRODESTRA AZZERATO DA MAFIA CAPITALE. NON SOLO IL PD, MA UN’INTERA CLASSE DIRIGENTE ROMANA TRAVOLTA DAGLI SCANDALI DI BUZZI. NESSUNO DEVE ESSERE RICANDIDATO (E SENZA SCORCIATOIE PARLAMENTARI)

Set
11
2015
Autore/i: 

 

Matteo Orfini fa finta di non vedere. Il presidente del Pd e commissario del partito romano si ostina a far finta di nulla, a girare la testa dall’altra parte forte di un decreto di Palazzo Chigi che non ha sciolto Roma Capitale per mafia.
Eppure, la decisione del premier Renzi e del ministro dell’Interno Alfano non assolve la politica. Ha ragione Rosy Bindi quando dice che nessuno può sentirsi assolto, anche se non colpito né dalla procura di Roma né dai provvedimenti del Consiglio dei ministri. Ha ragione Rosy Bindi quando dice che chiunque abbia avuto rapporti con Buzzi, che chiunque ne abbia ricevuto, anche lecitamente, finanziamenti non può dirsi innocente e paga – dovrebbe pagare – la responsabilità politica. 

Una responsabilità politica che non risparmia nessuno: il sindaco Marino, il suo staff, moltissimi assessori, consiglieri di maggioranza e presidenti di Municipio, magari non indagati o arrestati, ma comunque responsabili. Cioè colpevoli.
Detto apertis verbis, nessuno degli attuali consiglieri comunali e presidenti di Municipio dev’essere ricandidato. Se un provvedimento simile è stato preso per i consiglieri regionali Dem della legislatura Polverini, altrettanto ferma la risposta della politica dev’essere in questo caso, senza scorciatoie: non solo non devono essere ricandidati, ma neppure inseriti nelle liste per il Parlamento.
Solo così il Pd potrà avviare a Roma un vero rinnovamento della propria classe dirigente e tornare credibile non solo agli occhi del proprio elettorato, ma della città tutta.

La questione morale investe, anzi travolge, tutto il Pd romano senza distinzioni. Quando Orfini ne prenderà atto? Lo stesso discorso vale naturalmente anche per il centrodestra, soprattutto per Forza Italia che ha visto decimato il partito locale dall’offensiva del procuratore capo Pignatone.
Arrestato il capogruppo in Regione Luca Gramazio, arrestato il vicepresidente del Consiglio comunale Giordano Tredicine, indagato per mafia Giovanni Quarzo.
Col passaggio di Cozzoli (vicino a Luciano Ciocchetti) tra le fila dei Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto, la compagine forzista a Roma è rappresentata ormai dai soli Davide Bordoni e Davide Rossin e dal capogruppo in Regione Antonello Aurigemma. E gli altri? 

Il resto del centrodestra è squassato da problemi politici. Ncd in Campidoglio non esiste più: Augello ha perso tutti i suoi consiglieri (Sveva Belviso ha fondato un partito unipersonale, Barbara Mennuni è passata in FdI); Gianni Sammarzo ha smarrito per strada Pomarici (passato con Salvini) e ha dirottato Roberto Cantiani nel gruppo Pdl lasciato orfano da Tredicine.
C’è Fratelli d’Italia, certo. Ma l’impressione è che il centrodestra tutto soffra a Roma ancora più problemi rispetto alla coalizione a livello nazionale. 

Forza Italia, se si votasse oggi, faticherebbe a compilare le liste; Ncd proprio non si presenterebbe: Alfano e la Lorenzin opterebbero (anzi opteranno) per l’alleanza con il Pd, Augello e Alfano andranno col centrodestra seguendo i 15 senatori in procinto di uscire dalla maggioranza che sostiene il governo Renzi, ricollocando il proprio pacchetto di voti nella lista civica.
E gli altri? 

Fratelli d’Italia non riesce  a livello nazionale ancora a declinare la propria linea politica nella difficoltà di articolare la dialettica con Lega da un lato e Forza Italia dall’altro: figuriamoci a Roma dove mancano interlocutori. In questo contesto l’unica strategia, in attesa che Giorgia Meloni decida se scendere in campo per il Campidoglio o no, per il centrodestra è puntare su in candidato civico, un salvatore della patria a cui aggrapparsi.
E’ quello che Augello definisce il modello Brugnaro, che nella Capitale assume le sembianze di Alfio Marchini, per molti eterodiretto da Caltagirone ma per il momento inafferrabile. Alle prime timide aperture verso il centrodestra ne sono seguite altre più esplicite, alternate a repentini cambi di direzione nel tentativo di ricucire il rapporto col Pd. 

In questo quadro anche per il centrodestra costruire un’alternativa al centrosinistra diventa arduo. 

Se i poli non si riaggregheranno in modo credibile nei confronti di un elettorato che esiste ma che è sempre più frammentato e non fidelizzato ogni giorno in più che passa, la vittoria di Grillo potrebbe essere non solo una semplice eventualità. Al Pd spetta il compito di costruire un campo nuovo nel centrosinistra che metta insieme i riformismi di sinistra, aggregando alla forza egemone Dem – ma ormai screditata e non più credibile a Roma – una vasto campo moderato e cattolico. 

Al centrodestra compete una sfida analoga. Ma entrambi gli schieramenti devono fare chiarezza e affrontare la questione morale dicendo chiaramente che questa classe politica ha fallito e non deve essere ricandidata. Il mancato scioglimento per mafia di Roma Capitale non assolve nessuno.

Il Domani d’ italia.

Archivi