Mafia, arrestati due sindaci pugliesi

 

Maxi operazione con 27 indagati. Avrebbero favorito un clan trasformato in un vero e proprio centro di potere

Mafia, arrestati due sindaci pugliesi

 

Sono 27 le persone arrestate nell’ambito di  una clamorosa operazione antimafia condotta dalla Squadra Mobile di Taranto. Gli agenti, coordinati dal questore Stanislao Schimera hanno eseguito i provvedimenti restrittivi disposti dal gip di Lecce su richiesta dei magistrati della Direzione Distrettuale antimafia. Delle  27 le misure cautelari personali eseguite, 20 riguardano altrettante persone in carcere e 7 agli arresti domiciliari. Le accuse variano  dall’associazione di tipo mafioso allo scambio politico elettorale – mafioso, ma anche estorsione, corruzione, rapina, riciclaggio, lesioni personali, danneggiamento, detenzione illegale di armi da fuoco e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, il clan mirava a strutturarsi in un vero e proprio “centro di potere”, in grado di relazionarsi con le realtà istituzionali e con la società civile attraverso la sua capacità di infiltrarsi nel tessuto economico-imprenditoriale locale. Un clan capace quindi di operare in diversi settori, dall’aggiudicazione di appalti pubblici alle estorsioni, dall’imposizione nelle attività di movimento terra in edilizia al riciclaggio, creando un clima di intimidazione nei confronti di numerosi imprenditori locali che venivano così soggiogati al sistema mafioso.

Tra le persone coinvolte, ci sono anche il sindaco di Avetrana Antonio Mino’ (indagato per concorso esterno in associazione mafiosa per aver favorito assunzioni al 118 imposte dal clan), il sindaco di Erchie, Giuseppe Margheriti, e l’ex vicesindaco Domenico Margheriti, entrambi accusati di corruzione aggravata per una presunta tangente da 80mila euro ricevuta per favorire un appalto da un milione di euro per lavori nella zona industriale. Il sindaco Margheriti è inoltre accusato di aver mandato segnalazioni false alla Regione ed emesso un’ordinanza per bloccare un cantiere eolico in cambio della promessa di una percentuale sul subappalto che una ditta vicina al clan voleva ottenere per i lavori di movimento terra nel cantiere.

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