MADDALONI, CAMORRA, OMERTA’ E/O PAURA

MADDALONI, CAMORRA, OMERTA’ E/O PAURA. Il concessionario d’auto Raffaele Valentino muro di gomma davanti agli inquirenti. Il titolare di Val Car nega l’evidenza e resiste: “Mai pagato estorsioni. Sull’auto a D’Albenzio…”

Continua la lunga teoria degli imprenditori che nonostante le larghe dichiarazioni dei pentiti hanno continuato a negare sempre. IN CALCE, LO STRALCIO DELL’ORDINANZA RIGUARDANTE IL NOTO IMPRENDITORE

MADDALONI – Raffaele Valentino, titolare della concessionaria di auto usate Val Car di Montedecoro, si unisce alla schiera ampia degli imprenditori, sottoposti ad estorsione, da parte della camorra maddalonese e che, davanti agli inquirenti raccontano quelle che sono sostanzialmente bugie contenenti solo remoti barlumi di sincerità.

Anche in questo caso non possiamo stabilire se, nel 2013 soprattutto in occasione del primo interrogatorio, quello datato 6 febbraio, Raffaele Valentino ritenesse che a piede libero ci fossero delle minacce tanto grandi da doverlo costringere a smentire addirittura quello che collaboratori di giustizia di prima fila, come il boss Nicola Martino che addirittura viene portato a fare un sopralluogo davanti alla concessionaria, affermano o se, invece, si tratta di quell’altro tipo di omertà, quella insidiosa, pericolosa di una convivenza non coartata semplicemente dalla paura, ma da una forma di solidarietà di fatto che porta l’imprenditore ad accettare un regime, un sistema che riconosce alla camorra il titolo di essere una sorta di ulteriore di tasse, questa volta della tranquillità.

E’ chiaro che, in calzato dagli inquirenti, dopo aver alzato una barriera a febbraio, Valentino, pur rendendosi conto che chi indagava è riuscito a ricostruire con precisione anche la storia di quegli assegni con cui il boss Giorgio D’Albenzio gli aveva parzialmente pagato l’acquisto di una fiat Idea per il figlio Andrea, nega e nega ancora raccontato solo in un interrogatorio del giugno 2013 di una patita truffa da parte di Francesco Correra, detto Ciariello che poi sarebbe stato ucciso il 15 settembre scorso da un padre e da un figlio, al culmine di una lite nella zona di via feudo (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO).

In questo stralcio dell’ordinanza compaiono anche i nomi delle due persone che emettono gli assegni post datati, consegnandoli, no alla moglie di Giorgio D’Albenzio, l’altro allo stesso Giorgio D’Albenzio. Si tratta di due persone di famiglia o quasi, entrambi impegnati nel lavoro che, in quel di via Carmignano a Montedecoro rappresenta in pratica una attività pressochè: la commercializzazione di abiti usati.

Il nome del primo è Stefano De Luca. La figlia del fratello della moglie di De Luca, cioè sua nipote, è la moglie del boss Giorgio D’Albenzio.

L’altro emissore del secondo assegno da 2 mila euro è Francisco Josè Bueno Y Morales, evidentemente di origine ispanica, intimo di casa D’Albenzio, visto che è stato anche il padrino di cresima di Salvatore D’Albenzio, figlio di Giorgio.

Naturalmente sia De Luca, sia Morales hanno dichiarato agli inquirenti che a fronte degli assegni post datati emessi, D’Albenzio ha consegnato loro i soldi, puntualmente, pochi giorni prima della scadenza dei titoli.

G.G.

 

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELL’ORDINANZA

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PUBBLICATO IL: 19 giugno 2016 ALLE ORE 17:14

fonte:www.casertace.net

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