Ma perché meravigliarsi di quanto sta emergendo in questi giorni nella Capitale??? Sono anni che viviamo nella melma

MA PERCHE’ MERAVIGLIARSI DI QUANTO STA EMERGENDO IN QUESTI GIORNI NELLA CAPITALE???
SONO ANNI CHE VIVIAMO NELLA MELMA ED E’ SEMPRE PIU’ MELMA.
IL PROBLEMA NON E’ L’ITALIA, MA GLI ITALIANI PURTROPPO
Il motto dell’Associazione Caponnetto è “radicalismo” e lo vogliamo declinare in una lotta senza quartiere a tutte le mafie soprattutto politiche, economiche, istituzionali e sociali che ammorbano il nostro Paese.
Senza “se” e senza “ma”, anche se ciò – ne siamo coscienti – ci comporta costi notevoli in termini di incomprensioni ed ostilità di ogni genere.
Non tutti, infatti, hanno acquisito piena consapevolezza della gravità della situazione
in cui è precipitato il Paese a causa del degrado morale in cui ci ha portato la “politica”, questa “politica”, che ogni giorno di più si rivela con il volto non, come molti pensano, della migliore alleata delle mafie, ma, al contrario, di quello della mafia.
Questa “politica” è la mafia.
La melma del Paese.
Un’Associazione antimafia seria non può essere nemmeno scalfita dagli schizzi di una melma il cui lezzo si sente a mille miglia di distanza.
Non ci servivano di certo gli ultimi avvenimenti giudiziari nella Capitale per convincerci che ormai il “sistema” nel Paese è marcio ed è irriformabile perché abbiamo vissuto sulla nostra pelle i guasti morali e materiali che esso sta provocando all’intera ossatura della nazione.
Abbiamo subito di tutto, a cominciare dai gravissimi atti provocatori ed offensivi, oltre che di isolamento generale – da parte di tutti, nessuno escluso- subiti da parte dei vecchi esponenti della Regione Lazio, tanto
per citare un esempio, quando ci siamo azzardati, invitati a partecipare a qualche -solo qualche perché ne siamo stati sempre esclusi – riunione della sua Commissione per la sicurezza, a tentare di esporre il forte radicamento mafioso nelle realtà di Ostia, del litorale romano e di Civitavecchia.
Si è tentato addirittura di non farci parlare e, quando siamo riusciti a farlo, siamo stati derisi ed anche offesi.
Questo sia con amministrazioni di sinistra che di destra.
Per non citare, poi, la vicenda, pietosa e ridicola al contempo, dell’approvazione della delibera da parte di una delle Giunte di sinistra di una megalottizzazione di un comune del sud pontino, poi revocata in autotutela dopo le ferme proteste dell’Associazione Caponnetto.
Non risale a data recente la formazione nella Capitale e del Lazio, citta’ e regione che ospitano il governo centrale del Paese e centri di tutto il malaffare italiano, di un sistema di
trasversalità che vede estraneo solamente qualcuno.
Un “sistema”, ” ‘o sistema”, che, ripetiamo per la milionesima volta, è difficile estirpare ed è solo da matti pensare che possa essere modificato.
Noi non siamo dei ragazzini.
Lo stiamo ripetendo da almeno dieci anni:
“veniamo da lontano, da molto lontano” ed abbiamo avuto, pertanto, la ventura e la sventura, al contempo, di venire a conoscenza di logiche, meccanismi, mentalità ed abitudini.
Con certi ambienti e con certi soggetti non è consigliabile, – per chi veramente vuole battersi, non con gli slogan ma con i fatti, con azioni concrete – nemmeno andare al bar a prendere il caffè.
Radicalismo?
No, realismo!!!
Non è che tutti siano corrotti e mafiosi, questo no, perché si trova ancora qualche persona onesta, ma è il “sistema” che lo è, dal vertice alla base, ed anche la persona animata da
buoni sentimenti ne viene sopraffatto e finisce per diventare ininfluente.
Questo è il motivo per il quale noi abbiamo scelto un “modello” di fare “antimafia” diverso da tanti altri:
un “modello” operativo, non fatto da slogan, slegato dalla “politica”, da questa “politica” e da tutto ciò che la rappresenta e vuole rappresentarla, un ” modello” tutto e solo basato sull’INDAGINE e sulla DENUNCIA ed in stretta relazione con la parte della Magistratura e delle forze dell’ordine impegnata duramente a fare la guerra alle mafie, tutte le mafie, militari, economiche, politiche ed anche istituzionali e sociali.
E, credeteci, ogni volta che scopriamo un insediamento ed un investimento mafiosi, troviamo dietro il politico di turno.
Lo troviamo nel Lazio, come in Campania, in Campania, in Emilia ed in Lombardia.
Dovunque.
Abbiamo lanciato la proposta della costituzione nel Lazio, nella Campania e nel
Molise, per ora, degli Osservatori comunali contro la criminalità.
Fra tutti i Sindaci ai quali abbiamo inviato la bozza di Regolamento da noi elaborato dopo anni di discussioni e confronti ha risposto positivamente solo il Sindaco di Formia, in provincia di Latina ed oggi, mercoledì 3 dicembre, ci sarà la cerimonia dell’ insediamento ufficiale dell ‘ Osservatorio così come lo abbiamo proposto noi.
Stiamo contattando il Sindaco di Napoli De Magistris per verificare se c’è anche la sua disponibilità che già, in verità, ci è stata preannunciata nelle sue linee generali.
Ma quante fatiche, quanta indifferenza, quanta insensibilità e quanta ostilità!
Da parte di tutti!
Il pericolo, oggi, a disponibilità acquisita, è che sul carro vogliano salire tutti, a cominciare da quelli che non hanno condiviso ed hanno tentato di sabotare l’iniziativa, per cercare di svuotarla dal di dentro.
Non collaborando, cercando di ostacolare ogni nostra richiesta, ogni nostra proposta.
Prevediamo che sarà per noi duro il cercare di rendere efficace, ove dovesse essere istituito, il nuovo organismo.
Gli eventuali sabotatori li prevediamo non tanto fra i camorristi conclamati e conosciuti, quanto, soprattutto, fra coloro che dicono di volerli combattere.
Non ci riferiamo, ovviamente, a Formia dove ci dicono che si tratta per lo più di persone valide e volenterose.
L’altro giorno, negli ambienti della Corte di Assise a Latina dove si svolgeva la manifestazione della solidarietà alla giudice Aielli minacciata dalla mafia, ad un amico che ci stava vicino abbiamo ricordato il vecchio detto del mandante che è sempre il primo a partecipare alle esequie.
Capita spesso così

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