Ma perché le inchieste contro le mafie partono quasi sempre da altre regioni? Cos’è che non va nel Lazio???C’è un “qualcosa” che sfugge…

Siamo fortemente preoccupati per la situazione relativa alla legalità ed alla sicurezza nel Lazio.

E’ percepibile un significativo, inquietante processo di arretramento rispetto agli anni andati i cui contorni sfuggono all’attenzione dei più.

Non è solo un fatto numerico di dati, come comunemente si tende a far credere.

Ma un “qualcosa” di evanescente, di zuccheroso, diremmo di misterioso e di inafferrabile, che lascia spazio a mille sospetti, a mille dubbi, a diecimila interpretazioni e letture, creando una separatezza ed una lontananza sempre più corpose fra società civile degli onesti da una parte e politica ed istituzioni dall’altra.

Nelle regioni in cui le mafie sono storicamente radicate si conoscono nomi e cognomi, si sa tutto di tutti, si sa, o quanto meno si sospetta chi sono i componenti dei clan, i loro referenti politici, quelli istituzionali, i sodali, tutti.

E si agisce, si colpisce, ci si difende.

Procure e forze dell’ordine sono attive, attivissime, determinate, incisive.

C’è qualche area di inefficienza, ma si corre subito ai ripari e la si elimina.

Da noi, nel Lazio, si sta ancora all’anno zero.

Ci sono addirittura coloro che negano l’esistenza delle mafie, come nella Sicilia del famoso Cardinale che domandava “la mafia? Cos’è?”…

Ecco, appunto, cos’è la mafia? Dove sta?Chi sono i mafiosi?

Stiamo ancora a questo punto.

Il fatto grave è che a porsi ed a porre queste domande sono anche, oltre che la parte del popolo bue, soggetti importanti della politica e delle istituzioni.

Per cui tu non sai mai se, entrando in un ufficio pubblico, in una sede istituzionale importante, ti trovi al cospetto di un mafioso o di un suo sodale o, invece, di un funzionario, di un dirigente, di una figura istituzionale o politica onesti e fedeli allo Stato di diritto..

Quando qualcuno ti dice “ma chi te lo fa fare?”, oppure “non create allarmismi perché altrimenti fuggono turisti ed imprenditori”; o quando vedi che non ci sono l’attenzione necessaria o la solerzia o, ancora, la determinazione nel combattere la corruzione, l’illegalità, il crimine, ti viene il dubbio, il sospetto che ci sia quel “qualcosa” che frena, rallenta, sabota.

Ecco, nel Lazio c’è questo clima.

Qualche tempo fa un amico ci domandava: ” perché le inchieste serie contro la criminalità organizzata partono quasi sempre da altre regioni, da altri distretti, da Napoli, da Reggio Calabria, da Palermo e così via?”

Noi abbiamo risposto, sapendo di mentire anche a noi stessi:

perché i clan stanno a Napoli, a Reggio Calabria ed a Palermo.

Ma non è così, perché i clan stanno ormai ovunque, in tutto il Paese, quelli che hanno origine da quei territori e gli altri autoctoni, costituiti dai figli dei boss che si sono spostati nelle nostre terre, sono diventati cittadini del Lazio, della Romagna, dell’Emilia, sono diventati ingegneri, commercialisti, notai, avvocati e così via.

Cittadini a tutti gli effetti della nostra regione, che operano nei nostri territori, nelle nostre città, magari anche nostri conoscenti o addirittura amici, e che si vanno a sommare a tutto quel vasto magma di soggetti nostri concittadini storici che hanno scelto la strada dell’interrelazione con il mondo dell’illegalità e della criminalità fino a diventare parte integrante di quei mondi.

La cosiddetta “ quinta mafia”, fatta di gente locale, di insospettabili nostri concittadini, ingegneri, commercialisti, avvocati, esponenti politici e delle istituzioni ecc. ecc. ecc…

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