L’usura nei chicchi di caffè, l’ultima trappola degli strozzini. Ed il Prefetto di Roma definisce la Capitale… “la città più tranquilla d’Europa”. Con questi signori non andiamo da nessuna parte

Contratti capestro. Allarme riciclaggio in centro, licenze storiche alla “mala”. Prima di concedere il prestito gli strozzini obbligano i creditori a rifornirsi del caffè da un “amico” . I titolari di bar e ristoranti, costretti ad aumentare i prezzi, sono obbligati, alla fine, a cedere la licenza agli usurai

L’usura arriva nei chicchi di caffè. Forniture imposte ai creditori, titolari di bar e ristoranti, a prezzi che possono arrivare a dieci volte quelli di mercato. È una strategia mirata che, nel giro di pochi mesi, obbliga gli imprenditori a ricaricare i listini, nel disperato tentativo di rifarsi sui clienti e li spinge, inesorabilmente, alla chiusura. E a questo punto, al vecchio proprietario, subentra lo strozzino che, fin dall’inizio, non aspettava altro. È la nuova strategia della grande malavita organizzata che sta facendo incetta di licenze commerciali storiche, specialmente nel centro di Roma.

“Abbiamo la sensazione che l’usura si stia impossessando degli esercizi che fanno più gola nella capitale” confermano all’associazione Dror, lo sportello antiusura della comunità ebraica che sta fronteggiando un vero e proprio arrembaggio di nuovi utenti e di cui ci occupiamo qui accanto. E in effetti, negli ultimi tempi, molti ristoranti, bar e di gran nome e nobilissima storia hanno chiuso e cambiato mano per trasformarsi in locali completamente ristrutturati, con arredi pacchiani, prezzi inarrivabili e listini improbabili. Una metamorfosi che ha un solo scopo: riciclaggio.
Quello del caffè avvelenato è uno stratagemma semplice ma efficace. L’imprenditore in difficoltà (dopo la solita odissea tra banche e finanziare legali) si rivolge allo strozzino che, prima di tirar fuori il contante, aggiunge una piccola clausola, apparentemente inoffensiva: “D’ora in poi, però, il caffè lo compri da un amico a cui devo un favore”. La vittima non può far altro che accettare e si rende conto troppo tardi di aver firmato la sua condanna alla bancarotta. Il costo del caffè cresce di spedizione in spedizione e ogni protesta è inutile: l’unico appiglio è una maggiorazione dei prezzi al consumo che, alla fine, fa dileguare la clientela. L’attività va sempre peggio, le rate si accavallano, gli interessi salgono in modo vertiginoso e alla fine lo strozzino propone una scappatoia: una compartecipazione nella società. Un matrimonio d’interessi destinato a durare pochissimo, alla fine, come era previsto fin dall’inizio la licenza cambia di mano.

Un campo d’azione che è monopolio delle grandi gang e che ha già fatto una vittima. Umberto Morzilli, 51 anni, detto Umbertino, fu freddato a colpi di pistola da due killer, il 29 febbraio 98 a piazza delle Camelie, Centocelle. Delitto senza colpevole ma con un movente chiarissimo. La vittima compariva nell’elenco degli indagati per il crack di Danilo Coppola ed era stato condannato per estorsione in un’indagine in cui furono coinvolti anche Tony e Massimo Nicoletti, figli di Enrico, ex braccio finanziario della Banda della Magliana. Dall’inchiesta sull’omicidio se ne sviluppò una seconda, l’operazione Tempesta, che portò gli agenti di Vittorio Rizzi, capo della mobile, all’arresto di quattro strozzini di rango. Nessun contatto con l’omicidio Morzilli ma l’ambiente era quello. Di solito, del resto, gli usurai non sparano. Di solito.

Massimo Lugli

(Tratto da Repubblica)

Archivi